sabato 11 giugno 2016

QUEI FANTASMI DAL VOLTO NERO CHE PRODUCONO MILIONI…

di Bruno Demasi

   Crescono vertiginosamente gli utili della grande azienda made in “Calabria for Africa” che , pur lamentandone la latitanza, non ha bisogno affatto della presenza dello Stato tra i mille inferni di cui è disseminato il cammino di innumerevoli Africani eletti a carne da macello, ma spesso anche a carnefici per chi tenta di riportare un barlume di Stato tra le tende marce di San Ferdinando e degli altri luoghi di delizie che lo Stato ha rimosso dalla sua memoria.
    Una materia prima per un’industria sommersa, costituita da tanta carne umana che attraversa il mare camminando letteralmente sulle acque e che fornisce soldi per sempre più frequenti sepolture nella nuda terra in fosse scavate con piccole escavatrici da riciclo in cimiteri di serie C dove resta appena il tempo per qualche foto in cravatta ai buoni di turno prima che rovi e sterpi crescano sui crani di questi martiri divorati dal nulla.
    Una materia prima che dà da mangiare a imprese di pompe funebri, ditte di pullman a noleggio a prezzo d’oro per lo smistamento di questi visi impietriti nei lager di mezza Penisola, o ad agenzie di soccorso quotate nelle borse locali… che si fanno pagare a carissimo prezzo persino l’aria spostata da un ventaglio per allontanare l’odore nauseabondo della carne umana abbandonata a se stessa.

    Una materia prima che serve da alibi per mantenere in vita i ghetti di sempre e quando qualcuno prima o poi grida allo scandalo delle tendopoli in cui scappa il morto o covano le epidemie o a quello delle fabbriche abbandonate invase dal carnaio umano c’è sempre la possibilità di ricorrere a nuove progettazioni milionarie di nuove tendopoli da quattro soldi.
   Una materia prima che incendia ed esalta la carità di mestiere di organizzazioni di carità fini a se stesse che non aggiungono altro che una goccia di lacrime pelose al mare magnum della povertà e dell’abbrutimento infinito della fame, della prostituzione, della vita di espedienti che si consuma vergognosamente a due passi dal porto più importante del Mediterraneo dove lo stesso Stato che ignora queste povertà fa finta di ignorare una trama infinita di traffici che si muovono lesti sopra e soprattutto sotto il filo della legalità. 

   Una materia prima che in qualche paese della Piana ha fatto sorgere il ghiribizzo a qualcuno di creare un centro “polifunzionale” per migranti costato oltre mezzo milione di euro per avviare e tenere “ corsi di formazione” agli immigrati, dotato di arredi e computer costati al contribuente almeno tre volte il loro valore corrente, inaugurato in pompa magna tra i clamori della propaganda di regime sempre pronta a vantarsi del proprio nulla e degli sperperi immani e abbandonato subito. Il suo scopo infatti –come molti dicono - era solo quello di spendere.
    Una materia prima indispensabile ai cento progetti delle varie associazioni, ministeri, regione comuni per dimostrare a se stessi e al mondo che sulla carne da macello si possono costruire, come sempre nella storia, le più grandi e  sporche ricchezze.

sabato 28 maggio 2016

GIU’ NEL MEDITERRANEO…VI INSEGNAMMO IL PANE..

di Saverio Pazzano
  
    Altri naufragi nel Mediterraneo.
    La Fortezza Europa organizza accoglienze e respingimenti, dall’alto della sua sapienza. 
   Che viene tutta dal mondo che ora trattiamo come sub-civile. 
 
Vi insegnammo il pane,
che voi chiamate nostro e quotidiano,
vi insegnammo il chicco nella spiga,
e a farne farina.
Vi insegnammo il caldo del forno,
la carezza all’impasto.
Vi insegnammo il vino,
nostre erano le pecore che tornarono ubriache,
vi insegnammo gli acini al sole,
a rafforzare la vite.
Vi insegnammo che le stelle erano troppe,
che non ci sono mani per contarle,
vi lasciammo i numeri in punta di dita,
il segno dell’uno la somma ed il niente,
il tutto e lo zero.
Contammo le stelle per navigare il mare,
anche questo vi spiegammo.
Vi insegnammo i porti,
l’attenzione al vento,
a limitare la rabbia del fiume,
vi spiegammo l’acqua nei chiostri,
il suono della fontana nei vostri giardini.
Vi insegnammo i disegni sui muri,
la forma della parola,
a disegnare il pensiero,
la lettera che corrisponde al suono.
Vi insegnammo la musica,
la corda che accarezza l’aria,
l’armonia dentro la canna,
la musica dentro il soffio.
Vi insegnammo l’amore
dentro la poesia,
la meraviglia dei corpi
al profumo di unguenti.
Vi insegnammo il libro, 
la carta e la memoria,
vi insegnammo Dio, perfino,
il vostro Dio,
bambino esule straniero ribelle,
vi insegnammo.
Vi insegnammo l’incontro,
perché voi lo ricordaste a noi,

 al tempo.

mercoledì 25 maggio 2016

UN PALAZZO DELLA CULTURA TRA TANTI MONUMENTI ALLA BRUTTURA

di Bruno Demas

     Tra tanti monumenti al nulla e al brutto costruiti negli ultimi decenni dai vari livelli della politica locale , il palazzo oggi aperto a Reggio e  intitolato  a Pasquino Crupi, il primo in un contesto sociale che sembra rifiutare da sempre, la cultura maiuscola e quanto ad essa appartiene, acquista una dimensione gigantesca e riesce a filtrare ancora qualche speranza.
    Reggio e provincia lo debbono in primis all’inventiva e al coraggio di Edoardo Lamberti Castronovo – e lo dico senza inutile e, peraltro immotivata, piaggeria - . E’ una meta nuova per gli studenti della Provincia, un significativo e concreto ausilio alla legalità che bandisce gli abituali fiumi di parole per ridare alla gente il gusto del bello e farla riappropriare di un patrimonio della collettività: una ricca collezione di quadri confiscata definitivamente a Gioacchino Campolo, il "re dei videopoker" che investiva i proventi delle slot machine in dipinti preziosi. 

    Sono 124 i dipinti che arricchiscono il palazzo trasformato in museo in una gara contro il tempo e l’inefficienza che da sempre opprime lo svolgimento dei lavori pubblici ed aperto al pubblico nell'ambito della memorabile edizione 2016 degli "Stati generali della cultura".
    Oltre alla collezione confiscata a Campolo c'è anche la "San Paolo", composta da preziose icone raccolte con cura e passione da Don Francesco Gangemi, il sacerdote di Santa Cristina d’Aspromonte, reggino d’adozione, maestro di tutti i latinisti viventi, troppo presto dimenticato.: un "San Giorgio con il volto sfregiato", originariamente attribuito ad Antonello da Messina; un bozzetto di Raffaello e una "Madonna con bambino" di Cima da Conegliano. 

   Come non essere d'accordo con   Lamberti Castronuovo quando afferma che solo  in occasioni simili, in queste iniziative c’è  veramente  lo Stato. Quello stato invocato a gran voce in tanti episodi di ignominia civile e sociale che si fa qui realmente presente , non come entità astratta, ma come artefice di emancipazione culturale e sociale in una città dilaniata dalla sua stessa storia recente: un museo con una collezione dal valore immenso. 
    Il Palazzo della Cultura, che immortala il già grande nome di Pasquino Crupi, insieme a vari altri edifici, tutti confiscati alla ndrangheta, oggi è emblema di quella voglia di ricominciare. Una voglia che – spero – pervada anche tanti amministratori delle realtà comunali della provincia dove finora i beni confiscati sono rimasti – bene che sia andata – territorio di scorribande di topi.

sabato 14 maggio 2016

IL PORTO DI GIOIA T. TRA CITTA’ METROPOLITANA E NUOVI EQUILIBRI GEOPOLITICI

di Domenico Napoli

    È questo il titolo di un saggio di prossima uscita per le edizioni Città del Sole e Avatar éditions curato da CE.F.R.I.S. (Centro per la Formazione, la Ricerca, l'Innovazione tecnologica e lo Sviluppo) e IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie).
   L'idea di questa nuova pubblicazione sul porto calabrese nasce in seno alla collaborazione, suggellata da una convenzione, che i due enti hanno avviato già da qualche anno e che si prefigge di realizzare, promuovere e divulgare ricerche e studi nel campo delle scienze sociali, politiche, economiche e culturali. Lo scopo è, dunque, fornire utili elementi di riflessione sia agli attori decisionali che a potenziali partner internazionali con i quali intessere nuove relazioni funzionali allo sviluppo dei territori. In tale prospettiva, i due organismi hanno già organizzato una serie di convegni, inerenti la tematica oggetto della pubblicazione, con il precipuo intento di mettere in luce il potenziale che la centralità geografica, in via del tutto naturale, e i nuovi assetti geopolitici conferiscono al porto calabrese, ponendolo non più solo “porta dell'Europa”, ma centro del Mediterraneo e volano dell'economia meridionale, nazionale e finanche euro-mediterranea.
   In questo volgere di scenari geopolitici e geo-conomici, il porto di Gioia Tauro potrebbe giocare un ruolo da protagonista, divenendo una vera e propria piattaforma logistica per l'intera area mediterranea nonché centro nevralgico per gli scambi tra nord e sud. É chiaro che per far ciò occorrerebbe far fronte, principalmente, alla carenza infrastrutturale al fine di velocizzare e rafforzare i collegamenti tra Gioia Tauro e le maggiori piazze di scambio economiche dell'Italia settentrionale e dell'Europa.

   Una maggiore rilevanza strategica potrebbe, inoltre, derivargli dalla costituzione della “Zes” (Zona Economica Speciale) e dalla messa in opera del tanto ambizioso, quanto contestato, progetto di realizzazione di un terminal per la rigassificazione e lo stoccaggio di gas liquefatto, che rientra nel più ampio progetto di fare dell'Italia un hub del gas del Mediterraneo, una sorta di nodo di smistamento sud europeo.
   Per sviluppare il potenziale che la centralità geografica conferisce naturalmente al porto di Gioia Tauro, non può inoltre prescindersi dalla messa a punto di un quadro globale di fattori quali l'efficienza, la qualità, il decisionismo e la coerenza politico territoriale, necessari per attribuire all’area la centralità strategica auspicata. Tale quadro potrebbe, tuttavia, essere supportato dalla nascente Città Metropolitana che, per fungere da città del grande hub portuale, dovrà dimostrarsi all'altezza di tale ruolo nonché capace di avviare buone pratiche con validi interlocutori. Essa inoltre dovrà ripensarsi in modo “innovativo” e “intelligente”, usufruendo dell'ausilio delle alte tecnologie e realizzando nuove infrastrutture che garantiscano uno sviluppo sostenibile, inclusivo e non alienante, che tenga conto delle reali esigenze del cittadino, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. 

   Il volume, curato da Filippo Romeo, Domenico Napoli e Massimiliano Porto, ha già suscitato notevole interesse, ha raccolto i contributi di autorevolissimi accademici, ricercatori e manager ed è suddiviso in cinque sezioni, ognuna delle quali affronta gli elementi cruciali per lo sviluppo dell'infrastruttura e dell'area circostante. La prima sezione, dal titolo “Gioia Tauro nel nuovo contesto geopolitico” offre al lettore un ampio quadro geopolitico utile a comprendere il complesso scenario mediterraneo. Nella seconda sezione, dal titolo “Portualità ed infrastrutture di trasporto”, vengono messe in evidenza le potenzialità e le carenze infrastrutturali. Nella terza “Gas: fattore di progresso e integrazione dei Paesi del mediterraneo”, si affronta la tematica energetica approfondendo con eminenti esperti di settore la questione del rigassificatore e ipotizzando l'eventuale realizzazione di un impianto a celle a combustibile nell'area retro portuale per la produzione di energia pulita. Nella quarta sezione, denominata “Alta formazione e Ricerca per una nuova centralità del sapere nello spazio Euromediterraneo”, si affronta il tema della formazione come fattore di sviluppo per l'area auspicando che quest’ultima possa fungere da centro di diffusione dei nuovi saperi per l'intero bacino del Mediterraneo. Nella quinta e ultima sezione, “Economia e giustizia pilastri dello sviluppo”, sono contenute delle riflessioni di carattere economico e giuridico secondo cui non potrà esistere sviluppo in assenza di una giustizia certa e di un'economia che guarda al mercato perdendo di vista l'uomo.
    Il volume verrà presentato il prossimo giugno a Roma, presso la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari (Camera dei Deputati) in Via Campo Marzio, 74.

domenica 8 maggio 2016

LA CARITA’ A REGGIO, …QUELLA VERA


I 100 PASTI AL GIORNO OFFERTI DAL DR. ANTONINO SCARAMOZZINO
di Bruno Demasi

   Non sempre e non per tutti la carità è Carità. Men che mai quando il dispiegamento di forze – pubblicitarie e non – ammanta di sussiego e di vanità un sostanziale vuoto di coraggio e di impegno e non di rado un concomitante pieno di interessi più o meno evidenti perché più o meno malcelati.
   Reggio è la città delle contraddizioni e dei paradossi, delle paure e degli egoismi messi avanti persino negli atti più fisiologici del quotidiano, ma è anche la città dei silenzi.
   Al 90% si tratta di silenzi che nascondono molto perché molto si deve nascondere. Al restante 10  % si tratta invece di un silenzio evangelico che non ha nulla da nascondere, ma che aspira soltanto a non vantarsi di nulla, in controtendenza con quello sterminato sottobosco di mestieranti della carità che non sempre riescono a fare la Carità...
   Alla   seconda dimensione percentuale, decisamente minoritaria, appartiene il primario pneumologo Antonino Scaramozzino di 61 anni, direttore dell’Unità di Pneumologia in un ospedale cittadino, che a proprie spese offre 100 pasti al giorno e cure mediche gratuite ai bisognosi di Reggio Calabria.

    Insieme al fratello porta avanti l’attività in collaborazione con i Padri domenicani e ha messo a disposizione i locali, mentre la Scuola allievi carabinieri garantisce i pasti offerti dalla mensa.
    ”Ci sono tante persone che hanno bisogno di aiuto – afferma Scaramozzino – all’Osservatorio malattie rare e sono in prevalenza italiani, disoccupati, senzatetto, padri separati, anziani e malati. Trovo vergognoso che ci sia ancora chi e’ costretto a frugare nella spazzatura“.
    Ma la vergogna non è da tutti. Men che meno di chi non si vergogna di vantarsi della carità di mestiere , dimentica le vere vergogne della povertà e non fa nulla per vergognarsene per la propria parte.

mercoledì 20 aprile 2016

LE PERSONE ONESTE NON FANNO CARRIERA NELLA P.A….E NEL TERZO SETTORE

di Bruno Demasi
   “Le persone «perbene», oneste e con senso civico non riescono a fare carriera all'interno della pubblica amministrazione. Spesso vengono emarginate proprio perchè hanno un'etica del lavoro.” Sono parole di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, pronunciate due giorni fa al Sermig di Torino, la gigantesca organizzazione umanitaria e di volontariato fondata da un uomo che, a sua volta, rimane un gigante della Carità vera…
    “Soltanto con una «riscossa interna» e un recupero non imposto dall'alto di moralità e cultura dello Stato, il terzo settore e di conseguenza il nostro Paese si salveranno dalla mala gestione della cosa pubblica.” Continua ad affermare Cantone. E alla luce di questa riflessione non meraviglia più di tanto neanche lo scioglimento odierno per ndrangheta del comune di Don Camillo e Peppone, Brescello.
    L’accenno di Cantone al “Terzo settore” , e in genere a quel pianeta sommerso e magmatico che è il mondo del volontariato e della carità non credo comunque sia casuale. 

    Cantone si rende conto che accanto alle persone per bene e oneste , spesso emarginate all’interno della Pubblica Amministrazione, e che per fortuna esistono anche nell’universo del volontariato e dell’impegno verso gli emarginati e gli ultimi, anche qui in Calabria, ruota e brilla di luce riflessa un universo altrettanto complesso, frastagliato e incontrollato di speculatori della peggiore risma: quei professionisti della carità pelosa che sfuggono ad ogni controllo… 
    Un recupero di moralità difficilissimo in questo settore e in questa realtà calabrese che sfugge a ogni regola civica e civile, dove, qualunque cosa si faccia in termini di carità, è sempre meglio del niente assoluto di Stato, ma dove il rischio di contaminazioni persino da parte degli insospettabili è elevatissimo.