sabato 20 dicembre 2014

SALVATORE RUGOLO, ICONA MUSICALE DELLA CALABRIA

di Bruno Demasi
    C’era nell’espressione poetica antica quella simbiosi tra parola e suono che già  i  Greci praticavano da queste parti in maniera spontanea nei momenti più solenni della vita e nelle epopee della colonizzazione magnogreca. La distinzione tra musica, canto e poesia è invece cosa moderna, è una forzatura alla naturalezza  espressiva nella quale non potrebbe esistere separazione tra suono, melodia e parola.
   Salvatore Rugolo supera questa distinzione artificiosa tipica della comunicazione moderna, per riportarci con la sua arte all’originalità del canto e del suono uniti in un una sintesi dinamica e di cui nelle sue composizioni egli fornisce esempi chiarissimi e inediti, riuscendo a mettere insieme anche parole ed espressioni del nostro tempo con ritmi e melodie del passato in una sintesi artistica e comunicativa assolutamente originale.

    Proprio da questa dimensione di fondo si diramano gli altri elementi che fanno di questo artista e di questo studioso un unicum nel panorama musicale del Sud per la versatilità della sua voce e della sua ormai ricchissima produzione musicale, ma anche per l’uso rispettoso dei canoni musicali della tradizione e del presente, per la sua presenza mai ingombrante, ma indispensabile in moltissima produzione della musica “popolare”.

   Si pensi al numero enorme di cantanti e musicisti da lui incentivati e guidati fino a questo momento; si pensi alle sue collaborazioni magistrali con tanti autori e gruppi oggi molto presenti nel panorama musicale calabro e meridionale: gli Akusma; I Due Lyre e mezzo di Taranta; Francesco Epifanio; I Karadros; Mimmo Lamonaca; Vinz Derosa, per citarne solo alcuni.

  Catalogare dunque tutta la produzione poetico-musicale di Salvatore e Rugolo è forse impossibile sia per la vastità di essa sia per l’originalità e la molteplicità dei canoni da lui praticati. Possiamo però individuare almeno quattro dimensioni di fondo che la caratterizzano: il recupero costante della tradizione musicale del passato e la sua rivitalizzazione nelle situazioni culturali del presente; la cura meticolosa degli stilemi vocali, dei linguaggi verbali e musicali della tradizione in contesti ritmici e melodici non convenzionali e non ripetitivi; il recupero commosso della vita di ogni giorno con occhio attento al passato; il desiderio di ridare alla musica etnica quella dignità che tante operazioni commerciali forse hanno annacquato nel corso del tempo. 

      Rugolo sembra essersi nutrito di pane e di musica: i ritmi e le melodie della tradizione etnica locale sicuramente fanno parte incindibile della sua formazione artistica, se è vero che egli riesce a fletterli, aprirli, frantumarli e poi riunirli in composizioni che non hanno nulla di stucchevole o di già sentito, ma si dipanano in modo naturale anche quando i testi trattano di problemi gravissimi, come quello della disoccupazione e della condizione giovanile in questi paesi:

TIRITERA


Dirittu p’a me strata e tanta genti mi saluta
Dintra sti vineji, dintra sti casi
Si respira l’aria di genti comu a mmia
Lu stessu caluri, li stessi valori.
Volìa u sacciu, volìa u sacciu
Quali direzioni ognunu ‘i nui avi a pigghiari
U si cambianu pregiudizi e idiozia
Quali strata è chija giusta

‘N menzu a ‘sta confusioni
Ura è u si cambia musica o rivoluzioni
E e se  ndi ncazzamu
È pecchì no’ simu sulu numeri
Ora si cambia sta tiritera
Ora si cambia ‘sta tiritera
Ora si cambia ‘sta tiritera

Ma pecchì’ ndi trattanu comu nimali
E ndi chiudunu nda paisi comu prigioneri
Nta ‘na paralisi totali, nta ‘na farza ‘i verità?
E nujiu sarà colpevoli ‘i sta complicità?
‘N menzu a ‘sta confusioni
Ura è u si cambia musica o rivoluzioni
E se ndi ncazzamu
  È pecchì no’ simu sulu numeri
                                                                                 Ora si cambia sta tiritera
Ora si cambia ‘sta tiritera
Ora si cambia ‘sta tiritera

Nu lavuru è dignità è nu dirittu comuni.
No’ vi chiedimu chiù c’a nostra libertà

‘N menzu a ‘sta confusioni
Ura è u si cambia musica o rivoluzioni
E se ndi ncazzamu
È pecchì no’ simu sulu numeri
Ora si cambia sta tiritera
Ora si cambia ‘sta tiritera
Ora si cambia ‘sta tiritera


    Ma Salvatore Rugolo non è soltanto il missionario del recupero della tradizione. E’ artista eclettico, pronto alla sperimentazione, ma saldamente legato ai canoni musicali più sobri e genuini. Sa modulare la propria voce in stilemi e virtuosismi incredibilmente versatili. Si muove nelle divagazioni melodiche con la stessa padronanza con cui rielabora e reinventa i ritmi antichi, salvaguardandone il fascino ed arricchendoli di movenze e di espressioni moderne…
SERENATA NOVA


Giuvana cu ss’occhi ‘i calamita
Stasira ti portu ‘na ‘mbasciata
Sonati fisarminica e mandulinu
La me vuci vola nta la strata.

Garompulu d’amuri matti matti
Figghiola carricata di bellizzi
Quandu mi guardu cu ‘ss’occhi m’ammazzi
Senti stu cori meu comu batti.

Vola, vola
Vola,vola
Vola,vola, Aquila bella.

Amuri, amuri grandi cumu mari,
tu sula esisti ntra li me’ openseri,
si’ bella comu suli all’imbruniri
tu sula mi trasisti ntra lu cori.

Jhatu meu, ogni sira jeu ti pensu,
puru pemmu ti vijiu ‘nu mumentu,
u ti dicu chi ndaju nta stu cori,
ti vogghiu, bella mia, pe’ mugghieri.

Vola, vola
Vola,volaVola,vola Aquila bella.
 
    L’elemento lirico accompagna sempre , anzi dà vita alle composizioni di Rugolo, ma spesso prende anche il sopravvento sulla preoccupazione stilistica e ritmica fino a raggiungere vette di commozione che gli echi della tradizione musicale antica esaltano.
    E’ il Rugolo che canta le campagne, i boschi, la fatica dura e bella che ha sempre intriso la vita della nostra gente. 
     E’ il Rugolo degli affetti familiari, delle gioie e delle preoccupazioni quotidiane più intense.    E’ il Rugolo che cantando la testa d’argento della mamma, ne rievoca tutta la storia di vita, di sofferenza e di gioia...



CHIOMA D’ARGENTU 

Ti guardu nta l’occhi espressivi chi hai
e vidu la bontà di ‘na grandi fimmana.
Ti scrutu nte’ rughi di lu visu toi
nta tutta la to’ naturalezza,
nta’ tutti ‘i to’ guai…

U cori toi è di tutti i mammi di stu mundu:
amanu li figghi e ciangiunu li vecchi.
Preganu lu Signuri e sudanu lu pani:
li mammi su tutti uguali.
Suffrunu ‘n silenziu pe’ i loro criaturi,
ti rispiggghianu la matina
e t’aspettanu la sira.

Lu cori di li mammi
no’ c’è dinaru chi lu poti 'ccattari...
passanu la giovinezza arretu a nu brasceri.

A longu tempo la so’ chioma
si colora d’argentu...
poi ti dassanu ‘nu sorrisu
e si ndi vannu ‘n silenziu…

   Salvatore Rugolo è anche icona col suo canto della fede popolare che testarda sopravvive ai mille attacchi che il razionalismo di ritorno, quello più becero, vorrebbe soffocare. La sua “Bonasira” alla Vergine da anni ormai è la colonna sonora di tante e tante manifestazioni devozionali e processioni alla Madonna, all’interno delle quali il cuore  della Piana e della Calabria intera, si ritrova miracolosamente unito, dimenticando rivalità e rancori, odi e passioni per ritrovare nell’insegnamento nascosto e umile di Maria la propria ragione di vita anche sociale e civile...


Mu nd’accumpagna la notti e lu jornu
 e puru quandu simu pe’ la via .
…..
E la Madonna si vota e ndi dici:
Vajiti, bonasira e Santa Paci

sabato 13 dicembre 2014

CRISTO E GIUDA TRA LE BARACCHE DI SAN FERDINANDO

di Domenico Rosaci

    La fiaccolata-sciopero di ieri degli immigrati della Piana ci scuote e ci interpella perché a San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro, si può osservare sul serio la Realtà, quella vera. Televisione e giornali ci parlano di uomini che vengono da lontano per invaderci, clandestini che sottraggono il lavoro ai nostri concittadini, fruendo di "straordinarie agevolazioni" e qualche politico alla moda ci "informa" che i migranti ricevono dallo stato 30 o 40 euro al giorno e che essi sono ospitati in hotel a tre stelle.
    Ma a San Ferdinando c'è solo una tendopoli costruita in campo aperto, dove nel degrado e nella povertà sopravvivono centinaia di uomini.
  Sopravvivono, perché di vita dignitosa non si può certamente parlare. Si tratta piuttosto di fame e di gelo. E di buio, quello che li accompagna quando ancora a notte fonda si avviano per raccogliere le arance nei campi. Quello che ritrovano al ritorno, in quello che beffardamente insistiamo a chiamare "campo di accoglienza". Il buio di una giornata lavorativa di dieci ore, pagati 80 centesimi per ogni cassetta di arance, accompagnati dalla disperazione e dalla fatica. E dalla paura per quei calabresi che li insultano, che gli sputano addosso.
    Sono venuti da molto lontano, da paesi che si chiamano Burkina Faso, Mali, Ghana, Senegal, Costa d'Avorio. Ma pochi di coloro che guardano la televisione, o ascoltano le "informazioni" dei nostri politici, conoscono cosa si celi dietro questi nomi. Non sanno ad esempio che il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri al mondo, con un reddito medio pro-capite di circa un euro al giorno. Un Paese privo di risorse produttive, ulteriormente svantaggiato da un clima imprevedibile, tropicale e semiarido, frustrato da lunghi periodi di siccità. Un Paese in cui tre persone su quattro sono analfabete. Una terra oppressa dalla violenza dei continui colpi di stato. Ultimo quello di Blaise Compaoré, diventato presidente dopo l’assassinio di Thomas Sankara, il leader marxista che denunciò pubblicamente le vergognose manovre delle banche e dei governi occidentali per soggiogare con il debito i paesi africani.
    Compaoré fu amico di tutti i dittatori africani, da Gheddafi a Charles Taylor, ma soprattutto mantenne sempre ottimi rapporti con Parigi, promuovendo gli interessi francesi in Africa. E fu anche uno dei dittatori più amici degli USA, offrendo le proprie basi aeree ai droni spia americani che sorvolano il Mali e il Niger. E noto che Washington addestra anche l’esercito del Burkina Faso nella base militare di Kaya, da cui partono tante micidiali "missioni di pace". Compaoré fu deposto da una rivolta popolare, simile a quelle avvenute durante la Primavera Araba, ma adesso la guida dello Stato se la contendono i militari, e Parigi e Washington si sono dette contente di questo cambiamento, soddisfatte che a controllare il Paese sia l'esercito, addestrato ed armato dall’Occidente.
    Tutto fuorché un governo islamico, anche se il prezzo da pagare è stato la repressione dei moti popolari, come è avvenuto tanto in Egitto quanto in Burkina Faso. Come denunciato recentemente da Peuples Observateurs, il WikiLeaks africano, l’infiltrazione delle diverse mafie nei Paesi africani è evidente e nota, e tra le altre spicca la Mafia Italiana, che ha investito in molte attività illecite, quali la speculazione in diamanti in Tanzania, il traffico di armi in Burkina Faso e il traffico di materie prime in Togo.
     E' da queste realtà che sono scappati i migranti di San Ferdinando. Migranti che in oltre il 70% dei casi possiedono un regolare permesso di soggiorno, e quasi la metà è titolare di un permesso per protezione internazionale o per motivi umanitari. Uomini che lavorano in nero per 9-10 ore al giorno, per poi morire di freddo e di fame in una tendopoli improvvisata, mentre uno Stato indegno di questo nome e fondato sulla corruzione e sull'immoralità, sta a guardare indifferente, in ben altre faccende affaccendato.  
    Questa è la Realtà vera, non quella della televisione. Questi uomini sono fuggiti da terre infernali, dove l'inferno hanno contribuito a crearlo principalmente i Paesi Occidentali.
     Noi non siamo le vittime, piuttosto rappresentiamo i carnefici. E lo diventiamo doppiamente, quando rifiutiamo a questa gente sfortunata la nostra ospitalità e la nostra compassione. Che non sono soltanto cortesie da offrire, ma piuttosto obblighi irrinunciabili per chi pomposamente si auto-proclama "uomo civile".
   Ma noi non siamo uomini civili. Sbandieriamo le radici cristiane dell'Europa, ma non siamo cristiani. Il principio fondamentale del Cristianesimo è la fratellanza. La compassione e la solidarietà verso chi è sfortunato, verso chi tende la mano.
    Chi attacca i migranti, chi li ingiuria e li disprezza, non è né civile né cristiano.
    C'è un prete, a Bosco di Rosarno, che si prodiga per aiutare i migranti. Don Roberto Meduri, parroco della chiesa di Sant’Antonio a due passi soltanto dall’inferno della tendopoli. Don Roberto si reca continuamente a portare il messaggio di Cristo in mezzo a quel deserto di indifferenza e disumanità. Va a dir messa, a portare conforto, a donare un sorriso. Organizza il Coro e la Squadra di Calcio. Sfidando gli insulti e il razzismo, si impegna per dare a questi uomini sfortunati un'opportunità di futuro.
     Per merito suo, lontano dalle luci e dai riflettori che l'Occidente preferisce puntare sulle star miliardarie che tutti conoscono, anche qui a Rosarno si può correre per qualche ora felici dietro ad un pallone e ad una speranza.
    Grazie a grandi uomini come Don Roberto Meduri, che ancora oggi testimoniano grandi ideali di civiltà, quali la fratellanza cristiana, anche noi, piccoli osservatori della realtà, possiamo nutrire speranza verso un futuro migliore: il tempo in cui forse un migrante sarà considerato come un fratello che ha il volto di Cristo, ed ogni razzista sarà chiamato col nome di chi Cristo lo tradì.

venerdì 12 dicembre 2014

80 CENTESIMI PER OGNI CASSETTA DI ARANCE RACCOLTE: LO SCIOPERO DEI PIU' POVERI TRA I POVERI

LA  FIACCOLATA DELLA SOLIDARIETA' DEI BRACCIANTI DI ROSARNO
 E SAN FERDINANDO

di Bruno Demasi 

   Nella giornata dello sciopero generale che ha visto tutte le piazze d'Italia teatri della sofferenza immane di centinaia di migliaia, di  milioni di lavoratori di fatto ignorati dal cosiddetto Job Act, (espressione che somiglia più al titolo di una commedia di Tennessee Wiliams che non a un serio piano per il rilancio del lavoro) la CGIL oggi ha organizzato anche a San Ferdinando “Una fiaccolata della solidarietà sociale” per ridare voce a quelle centinaia di migranti di colore che sopravvivono in modo disumano nella banlieue di Rosarno e San Ferdinando.  Sono i raccoglitori stagionali di arance, di mandarini e di clementine  che vivono, senza acqua e senza luce, nella tendopoli della cosiddetta  zona industriale della Piana di Gioia Tauro, dove è riesplosa l'emergenza perchè chi tra questi immigrati   non ha trovato posto sotto le tende del ministero dell’Interno, ha cercato di  occupare di nuovo  uno dei tanti capannoni costruiti con i finanziamenti della Legge  488 e mai utilizzati.
   Lo spettacolo è quello di quattro anni fa, la situazione di degrado in cui vivono queste persone  che non sanno nulla del Job Act e di tutte le altre sciocchezze inventate dai nostri politici per gettare fumo negli occhi alla povera gente è direttamente proporzionale allo sfruttamento di cui sono fatte oggetto da pseudoimprenditori, caporali e persino da  “capi neri”  che ogni mattina li  prelevano ancora al buio dai bordi della Nazionale e li portano sui campi per la raccolta delle clementine.
    “Lavoro e diritti”  hanno chiesto ancora oggi  nel loro italiano smozzicato i migranti che hanno partecipato alla fiaccolata, lamentando “Ci pagano 80 centesimi ogni cassetta di arance che raccogliamo. Non c’è futuro per noi”. 15 €, o se va bene 20/25 , per una giornata lavorativa che inizia al buio e finisce al buio ( dalle 7,00 alle 16,30) per poi tornare nel campo di accoglienza e trovare altro buio, altro freddo e tanta fame.
      Dove sono i 30 €  regalati ogni giorno a questi immigrati , di cui  Salvini si riempie la bocca per cercare di  lanciare il suo famigerato partito anche da queste parti? Dove sono gli hotel a 3 stelle in cui sono alloggiati per non fare nulla?
      Per loro solo gelida e infinita fame e sofferenza se non vanno a farsi sfruttare nelle campagne o se qualche persona, come don Roberto Meduri, il parroco del Bosco di Rosarno, non  continua a chiedere e provvedere, insieme ad altri volontari, pane e coperte per loro.

giovedì 11 dicembre 2014

QUELLE BARZELLETTE DEI FONDI FAS IN CALABRIA…

di Bruno Demasi
   Il governo regionale calabrese di sinistra-centro-destra dovrebbe domandare al governo nazionale di destra-centro-sinistra perché mai i fondi FAS destinati alla Calabria, col Job Act in corso di approvazione, saranno invece destinati a tutta l’Italia per finanziare il bonus contributivo per i neoassunti.
    Francesco Boccia, uomo politico del centro-sinistra-destra, presidente della commissione Bilancio della Camera ha dimostrato con alcuni calcoli pubblicati dal Corriere del Mezzogiorno come il denaro che in origine era destinato al Sud ora vi ritorna per meno del 30% e lamenta che “Se ci sono state amministrazioni inefficienti nella spesa delle risorse UE,non è giusto punire le comunità meridionali, sottraendo loro risorse. Sarebbe più logico prendersela con chi ha sprecato o non utilizzato le possibilità offerte dall’Europa“.
    La Calabria – è vero – ha sprecato molto e continua a sprecare molto in progetti inutili e ridicoli, spesso formulati solo per spendere e spandere i fondi senza effettive ricadute sociali, ma con molte ricadute clientelari. Tutto ciò non autorizza però il governo di destra-centro-sinistra ad affossare ulteriormente la nostra regione senza che quest’ultima osi almeno protestare.
    Sembra una barzelletta, ma conviene di più licenziare in Calabria anzichè al Nord perché si sommano gli sgravi fiscali del Jobs Act con quelli introdotti dal governo Monti, in cui si prevedevano degli sconti sull’Irap per chi assumesse nel Meridione.
    Il Rapporto Svimez pubblicato poche settimane fa, mostra che negli ultimi cinque anni , il Pil del Sud è crollato del 13,3%, mentre l’occupazione ha registrato un brusco calo del 9% (ossia 582 mila posti di lavoro in meno).
    E come ha denunciato la commissione europea di Bruxelles per le politiche regionali, “la qualità della vita al Sud non è affatto migliorata” e le assunzioni sono crollate nonostante i miliardi su miliardi di fondi stanziati ( e in gran parte sprecati).
    La nuova giunta regionale intende rimboccarsi finalmente le maniche per denunciare gli orrori/errori del passato e per evitare che gli stessi continuino o è troppo occupata a pesare col bilancino le cariche e gli incarichi da distribuire?

giovedì 4 dicembre 2014

SOLO LA META’ DEI COMUNI DELLA PIANA NELLA “BANDA LARGA”

di Bruno Demasi

     Di bande, larghe o strette che siano, nella Piana non ne sono mai mancate, neanche a livello musicale, tanto che per distinguere queste ultime da altre si oggi usa chiamarle “orchestre di fiati”.
    Qui però si tratta di un altro tipo di banda, la realizzazione della rete in fibra ottica entro il 2015 con i fondi del progetto “Eurosud” i quali, nonostante il nome pomposo del progetto e nonostante sembri che Telecom  ci stia facendo un regalo, provengono in massima parte dalle nostre tasche.
    Sui 33 comuni della Piana però solo la metà saranno interessati direttamente al progetto, e precisamente: Anoia, Cinquefrondi, Cittanova, Delianuova, Giffone, GioiaTauro, Laureana di Borrello, Melicucco, Molochio, Oppido Mamertina, Palmi, Polistena, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, San Giorgio Morgeto, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Seminara, Taurianova. Gli altri per il momento, pur continuando a pagare tasse dirette e indirette crescenti che servono anche a finanziare i fondi cosiddetti “europei”, dovranno attendere. E chissà quanto!
     Telecom  ha  dato il via ai lavori dopo essersi aggiudicata il bando   che prevede a livello nazionale  un finanziamento pubblico di 63,5 milioni di euro (fondi europei Fesr) cui si aggiungono 36,6 milioni di euro di investimento da parte sua per portare la rete a banda ultralarga (da 30 a 100 Mbps) nelle cosiddette zone “a fallimento di mercato”. In pratica, in quelle zone in cui gli operatori non avrebbero convenienza a investire, lo Stato decide di intervenire ( una delle pochissime cose sensate che sta facendo per il Sud) creando le condizioni perché l'investimento diventi conveniente.: il pubblico mette una parte dei soldi mentre il resto (il 30%) viene dagli operatori che vincono il bando. Questi ultimi potranno mantenere in concessione rete e manufatti (curandone la manutenzione) e offrendone l'affitto ad altri operatori.
   Con l'aggiudicazione del bando indetto dalla Regione Calabria, il progetto presentato da Telecom Italia prevede, entro il 2015, la copertura con infrastrutture di rete passiva in fibra ottica di 223 nuovi comuni i quali potranno sfruttare collegamenti con tecnologia ultrabroadband con velocità da 30 fino a 100 Megabit al secondo. Per raggiungere questo risultato, saranno adeguate da Telecom Italia 359 centrali, che consentiranno così di abilitare circa 800mila unità immobiliari a 30 Mbps e un migliaio di sedi della pubblica amministrazione, tra cui scuole e ospedali, a 100 Megabit al secondo.
     Peccato che  in gran parte delle scuole della Piana  manchino persino banchi , lavagne , sedie, carta...di ogni genere... e che i posti letto negli ospedali della zona diventino sempre più rari…

     Ma questo è un altro discorso!

martedì 2 dicembre 2014

POLENTA E NDUJA: LA LEGA NORD IN CALABRIA

di Bruno Demasi 
  In una Regione tra le più povere del sud non solo dell’Italia, ma del mondo, nella quale si registra il più alto tasso di corruzione e di spreco di denaro pubblico anche europeo e dove la stessa compagine politica vincente le ultime elezioni annovera molti riciclati in odore di indagine, in una Provincia che appena ieri il Sole 24 ore (ammesso sia attendibile) ha censito al penultimo posto per qualità della vita; in una Piana di Gioia Tauro dove le persone oneste vivono in grandissima prevalenza con le pensioncine degli anziani e combattono quotidianamente la loro battaglia contro sporcizia e malaffare di ogni genere, vorrebbe sbarcare la Lega Nord.
   Più volte questa mostruosa creatura ha tentato di radicarsi al Sud, ma oggi il nuovo segretario nazionale, tale Matteo Salvini , politico di mestiere, afferma che il Sud deve radicare dal meridione una "Lega del Sud" che, collegata alla Lega Nord, possa affrontare le tematiche del Sud e porsi contro quel sistema politico dominante che ha distrutto e depredato il Mezzogiorno.
   Sul fatto che il sistema politico nazionale abbia depredato e continua a depredare il Mezzogiorno siamo perfettamente d’accordo, senza dimenticare che i milioni di milioni delle vecchie lire erogati dalla vecchia Cassa per il Mezzogiorno hanno preso spesso direzioni tangenziali non per colpa evanescente ed astratta della sola politica nazionale, ma per concreti e chiari e scoperti interessi di tanti, ma tanti politici dello stesso Mezzogiorno.
   Ciò che indispone e fa girare rovinosamente gli stomaci (e non solo…) è che il Nord pretenda di dire al Sud come deve organizzarsi in movimento, scimmiottando le barzellette di Pontida e del Sole delle Alpi e magari introducendo le quote nduja al posto delle quote latte, per portare acqua al mulino del Nord facendo finta di difendere il Sud.


   Salvini afferma che l'iniziativa "nasce dal Sud, non ci è stata chiesta da gente che da Milano si trasferisce a Reggio Calabria ma da gente di Reggio Calabria, Taranto, Catania, Cagliari, Roma, Agrigento: se
nasce dal territorio meglio, non andiamo a colonizzare nessuno".
    Quanti saranno i babbi di paese e di città che li voteranno se i volponi del partito unico di centrosinistradestra ormai imperante in Calabria glielo permetteranno?

sabato 29 novembre 2014

IN CALABRIA "GOVERNO UGUALE FAME"?

di Bruno Demasi
   La nota battuta  poche ore fa dall'ANSA subito dopo il passaggio del premier da Reggio Calabria è brevissima e raggelante:
"Presidio di circa 500 lavoratori davanti all'AnsaldoBreda di Reggio Calabria per la visita di Matteo Renzi. I manifestanti espongono bandiere della Cgil e striscioni su uno dei quali è scritto "Governo uguale fame". Presenti anche tirocinanti degli uffici giudiziari, percettori di ammortizzatori sociali e lavoratori ex Italcementi. C'è stato anche un lancio di uova contro l'auto del Prefetto, scambiata per quella del sottosegretario alla Presidenza Marco Minniti."

C'è da meravigliarsi di più per la sorpresa del premier che forse disconosceva l'esistenza a Reggio di un polo di eccellenza nella produzione di materiale ferroviario o piuttosto perchè il medesimo pensava che le proteste non potessero arrivare da una città che solo ieri qualcuno ha collocato fuori dall'Italia?