mercoledì 12 novembre 2014

“REGGIO NON E’ IN ITALIA"! FIGURIAMOCI OPPIDO E SEMINARA!


di Bruno Demasi
    Appena due mesi e mezzo fa tale Sgarbi, critico ( anche d’arte) effettuava il suo gran tour da queste parti e, dopo Reggio e i Bronzi, che voleva trascinare a Milano, visitava Seminara e Oppido, accolto ovunque dal lecchinaggio entusiasta e dalle voci di osanna che non mancano mai quando chi esulta  ha la possibilità di farsi notare e ritrarre accanto a qualche individuo che puzza di televisione e di celebrità.
   Nessuno dei suoi premurosi anfitrioni aveva però capito che il malcapitato stava effettuando un terribile e faticosissimo viaggio all’estero, come egli stesso ha precisato qualche giorno fa, rivelando finalmente tutti gli errori di cui, secondo lui, sono infarciti i libri e le carte geografiche: “Reggio non è in Italia!”.
    Figuriamoci allora Oppido e Seminara!
   Nessun politico ha sentito il bisogno di prendere posizione in modo chiaro e decente contro questa barzelletta, che tutto sommato, potrebbe anche farci piacere se solo non fossimo vessati da una tassazione insopportabile che continuiamo a versare allo Stato Italiano, o a ciò che ne resta!
   Soltanto la deputata reggina Federica Dieni del Movimento 5 Stelle, ha osato guardare negli occhi metaforicamente questo tristo individuo dai banchi di Montecitorio, affermando:

"Secondo Vittorio Sgarbi Reggio Calabria non è in Italia. Il critico sarà bravo in storia dell'arte, ma dovrebbe prendere qualche ripetizione di storia e di geografia. Tutti sappiamo con largo anticipo quale sarà la risposta di questo soggetto: sarò definita un'ignorante se mi va bene. Certo, ogni persona che è in dissenso dal suo pensiero è ignorante, come sostiene chiunque sia affetto da una patologica incapacità a dibattere e a mettere sul tavolo argomentazioni valide. D'altra parte sono in buona compagnia. La commissione tecnica che ha deliberato la non trasportabilità dei bronzi è composta da deficienti, gli oppositori sono capre, per non dire qualcosa di più. Tutti conosciamo di quali florilegi sia ricco il bagaglio linguistico dell'illustre critico d'arte ferrarese. Peccato che stavolta la capra sia lui. Il nome Italia infatti, nell'antichità, si riferiva solo alla parte posta nell'estremo meridione della Penisola, la Calabria per l'appunto. Reggio dunque si trova in Italia. Questo, però, non è vero solo perché è il suo territorio ad aver dato il nome alla Nazione… I reggini, infatti, come gli altri italiani, l’Italia l'hanno costruita col sangue, col lavoro e con i sacrifici, generazione dopo generazione. E non sarà certo un politico fallito, un istrione che cerca di sbarcare il lunario alternando le offese alle pagliacciate, a poterla privare della sua dignità. Sgarbi voleva i bronzi? Si è dovuto scontrare contro l'orgoglio e la consapevolezza di una città che trattava con Sparta ed Atene e che certo non si preoccupa per gli strepiti di questo strambo ambasciatore dell'Expo per le belle arti. Vittorio Sgarbi si plachi e studi. In fin dei conti questo è solo uno dei suoi numerosi insuccessi. Domani se ne sarà già dimenticato".


    Si perdoni  se è poco!

venerdì 7 novembre 2014

NON “SPEGNETE” IL PORTO DI GIOIA TAURO!

    di Bruno Demasi

  Un volàno assolutamente mancato per l’economia della Piana e della Calabria intera, una cattedrale sporcata di continuo dal fango dei transiti illeciti e velenosi in un deserto di legalità e di imprenditoria reale e produttiva per tutti.
  Le voci di allarme sul declino pauroso del porto sono ormai antiche e insistenti, ma nessuno sembra curarsene. Neanche i sindacati, troppo occupati a trascinare stancamente i loro calcoli di convenienza. Neanche il presidente del Consiglio dei ministri che oggi si sarebbe dovuto trovare a Gioia per visitare le strutture portuali, ma che appena qualche giorno fa ha fatto sapere di avere altri impegni più importanti che gli impediscono di scendere in questa bolgia glaciale del malaffare e della pigrizia , ma anche di tanta onestà e di tanta sofferenza sociale, di cui il porto costituisce solo la punta dell’iceberg.
    Peccato che il maltempo sciroccale che sta spazzando violentemente la Piana e il porto stesso, non sapendo evidentemente del cambio di programmi del premier, abbia deciso di dare il via ugualmente ai festeggiamenti di accoglienza…
    Il Coordinamento portuali dello scalo oggi scrive:
“Mentre i sistemi politici nazionali e regionali ‘si riprogettano’ per l’ennesima volta, lo scalo di Gioia
Tauro, nel frattempo, rischia di spegnersi dopo una lunga agonia che ormai dura dal 2010. La crisi che ha investito lo scalo perdura e costringe a lunghi mesi di cassa integrazione i lavoratori. Nonostante cio’, nulla si e’ fatto per il rilancio del porto che, giova sempre ricordare, vale il 50% del PIL privato calabrese e movimenta quasi un terzo del traffico merci che sbarca nei porti italiani. Nulla di nulla. Sole promesse propagandistiche. Per esempio il Governo non ha consentito alle Autorita’ portuali di poter abbattere le tasse di ancoraggio utilizzando non soltanto le risorse provenienti dal risparmio della spesa corrente e nello stesso tempo ha emanato provvedimenti che aumentano tali tributi del 30% per il 2013 e di un ulteriore 15% per il 2014. La Regione Calabria non ha mantenuto gli impegni economici assunti, ne’ per la riduzione delle tasse di ancoraggio, ne’ per il ferro bonus che avrebbe dovuto incoraggiare il trasporto container su treno. La conseguenza di queste politiche e’ che le navi faranno rotta su altri scali dove tali tributi sono irrisori o non esistono e dove ci sono strutture che consentono la mobilita’ delle merci via terra. Purtroppo non esiste una minima programmazione per lo sviluppo dello scalo. Anzi, si tenta di demolire ulteriormente Gioia Tauro estromettendolo dal Piano nazionale della logistica, prevedendo nello Sblocca Italia risorse irrisorie per il potenziamento delle ferrovie al sud (60 milioni contro i 4.799 destinati al nord) e quindi per il trasporto dei containers a mezzo rotaia, consentendo a Rfi di defilarsi dalla gestione del
Gateway Ferroviario. In quale direzione, dunque, si sta indirizzando il porto? In quella che prevedera’ alla fine dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali almeno 350 licenziamenti? Il problema e’ che tutto il sistema, soprattutto a Gioia Tauro, non funziona e la chimera della Zes non aiutera’ ad uscire dalla crisi economica che i lavoratori stanno pagando sulla loro pelle”

    Verrebbe voglia di incoraggiare i portuali dicendo loro che il nuovo governo regionale, che scaturirà da questa stanchissima e illusoria campagna elettorale, si prenderà cura dei loro e dei nostri problemi, ma non sono in vena né di falsità né di pietismi: solo un reale cambiamento di rotta e di persone al governo della regione potrebbe dar voce ai cittadini e alla gente vera, senza le pesanti e opprimenti mediazioni dei partiti e dei loro giochi di alleanze e di potere. Ma quanto è difficile…
    Intanto mi schiero anche io da parte di questi
lavoratori stanchi che urlano con rabbia :
    “Non possiamo farci abbindolare, non possiamo schierarci per appartenenza al colore della bandiera, non possiamo continuare a vivere nell’ipocrisia. Bisogna fare in modo che gli impegni vengono rispettati e dobbiamo sfruttare anche il momento del voto istituzionale. Saremo attenti agli impegni che assumeranno i candidati a Governatore e non faremo sconti alla politica populista ( e, aggiungerei, clientelare), vero ed unico problema di questa triste situazione“.

lunedì 3 novembre 2014

QUANDO “RIVALITA’, VANAGLORIA E INTERESSE” POSSONO DISTRUGGERE ANCHE LA CHIESA LOCALE…


    Ci può  forse essere gioia più grande che vedere nella Chiesa amore, unità e concordia? E una grazia! E ciascuno deve fare di tutto per aiutare lo Spirito Santo a creare questa armonia. Per questo Paolo di Tarso invita i Filippesi a non fare nulla “per rivalità o vanagloria”, né a “lottare l’uno contro l’altro, neppure per farsi vedere, per darsi l’aria di essere migliori degli altri”.
   Quante volte nelle nostre istituzioni, nella Chiesa, nelle parrocchie troviamo questo? Quante volte assistiamo sgomenti a forme di rivalità, di esibizionismo e di vanagloria? Sono tarli che mangiano la consistenza della Chiesa, la rendono debole e vanno esattamente contro questa armonia, questa concordia.
    Contro  rivalità e vanagloria Paolo è molto esplicito ‘Ciascuno di voi, con tutta umiltà’ consideri gli
altri superiori a se stesso’ e si qualifica ‘non degno di essere chiamato apostolo, ma l’ultimo’. E lo stesso Martino de Porres, umilissimo frate domenicano, oggi ricordato dalla Chiesa come santo, sente che tutti gli altri, anche i più grandi peccatori, gli sono superiori.
     Paolo di Tarso però esorta anche ciascuno a non cercare il proprio interesse, ma il bene dell’altro. Servire gli altri, vivere anche nella Chiesa in un medesimo sentire, in una stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Questo è l’unico clima che Gesù vuole nella Chiesa. Si possono avere opinioni diverse, ma sempre dentro quest’atmosfera di umiltà, di carità, senza disprezzo verso nessuno.
    E’ terribile quando nelle istituzioni della Chiesa, di una diocesi, nelle parrocchie si vede gente che cerca il proprio interesse, non il servizio e non l’amore. Lo dice Gesù nel Vangelo odierno: non cercare il proprio interesse e nella parabola consiglia al capo dei farisei di invitare a cena solo i più poveri tra i poveri, quelli che non possono contraccambiare.

    E’ la gratuità che diventa armonia e unità! Fare il bene, non fare un affare con il bene!

(Dimenticavo…dalla prima all'ultima in questo post, sono tutte parole di papa Francesco, pronunciate nell'omelia di stamattina a S. Marta e riportate da Radiovaticana).