mercoledì 18 febbraio 2015

GLI STRANI “MOVIMENTI ECCLESIALI” NELLA DIOCESI DI OPPIDO - PALMI

di Bruno Demasi
   L’esortazione a non contrapporre, anzi a eliminare la contrapposizione tra parrocchie ed aggregazioni ecclesiali, nella linea di quanto già indicato dai suoi predecessori, è di papa Francesco ed offre subito un quadro di sintesi del tessuto dolorante della Chiesa, nella quale evidentemente ancora in molti casi questa contapposizione affiora  spesso in modo silente, ma devastante.
    E’ delicatissima infatti la materia dei rapporti tra parrocchie ed aggregazioni ecclesiali, in particolare tra parrocchie e quei nuovi movimenti che nelle espressioni di molti papi e teologi costituiscono la “primavera della Chiesa” , un “dono dello Spirito Santo alla Chiesa”, ma oscillano  nei loro rapporti con la gerarchia ecclesiale da forme di presenza molto determinate a forme di emarginazione e di cammino spontaneistico  ( si immaginino le aggregazioni che pretendono di essere cattoliche riunendosi addirittura in case private), fino a toccare a volte gli estremi di una vera e propria clericalizzazione del laicato, che diventa invadente e assillante, o , per contro, di una marginalizzazione della realtà movimentista, quando essa è abbandonata da tutti, costretta a chiudersi in se stessa e a soffocare quasi i germi della missionarietà tanto importanti e necessari nella chiesa di questo tempo.
    L’ago della bilancia è e rimane sempre il parroco, ovviamente il parroco occupato a fare il ministro di Dio: non si pretende che egli sia necessariamente carismatico di suo, con tutti i rischi di incomprensione , ahimè, che ciò comporta, ma la sua presenza vigile e solerte di promotore e direttore d’orchestra dei carismi , senza forme di settorialità nei comportamenti pastorali, ma solo di guida, correzione e stimolo, è assolutamente irrinunciabile, e lo è a maggior ragione nel contesto parrocchiale che accolga movimenti e/ o altre aggregazioni laicali.
    Il protagonismo del laicato è , in ogni caso, elemento fondamentale che appartiene agli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Incorporato alla Chiesa, ogni membro del Popolo di Dio è inseparabilmente discepolo e missionario e bisogna sempre ripartire da questa radice comune a tutti, figli della madre Chiesa (cfr Evangelii Gaudium, 120). La Lumen Gentium” afferma a chiare lettere che il laico è membro del popolo di Dio, a tutti gli effetti. Deve essere nelle realtà del mondo  il fermento, la presenza, il testimone, il coraggioso evangelizzatore, ma con la testimonianza di vita e il coraggio della parola e della coerenza.
    “Come conseguenza di questa comune appartenenza alla Chiesa e partecipazione alla sua missione –  afferma il Papa - è importante non contrapporre tra loro le parrocchie e le aggregazioni ecclesiali laicali. Queste ultime, nella loro varietà e dinamicità, sono una risorsa per la Chiesa, con la loro proiezione nei diversi ambienti e settori della vita sociale; ma è bene che mantengano un legame vitale con la pastorale organica delle diocesi e delle parrocchie, per non costruirsi una lettura parziale del Vangelo e non sradicarsi dalla madre Chiesa (cfr ibid., 29)”. (Radiovaticana, 15.3.’14)
    Quanto questa visione dei movimenti sia metabolizzata nella chiesa della Piana di Gioia Tauro è controverso stabilirlo: occorrerebbe guardare le situazioni caso per caso sia per quanto attiene agli atteggiamenti dei laici costituiti in gruppo in nome di uno specifico carisma o stile spirituale e di preghiera sia per quanto attiene agli atteggiamenti inclusivi o meno del parroco a cui ogni realtà viene affidata. Comunque sia, non è certo questa la sede per fare analisi, anche se la materia fa discutere spesso e non di rado crea deleterie divisioni tra gruppi e gruppi ( ciascuno dei quali in genere è fortemente geloso della propria identità), tra gruppi e parrocchie o addirittura all’interno dei medesimi gruppi. Il che è quanto dire…
    Ma qual è la reale situazione dei movimenti ecclesiali e delle altre aggregazioni laicali esistenti in Diocesi?
      Con l’aiuto di alcuni amici – referenti ho elaborato questa griglia, nella quale i numeri, per loro natura molto fluttuanti di anno in anno o addirittura di settimana in settimana, sono calcolati in modo certamente ottimistico:

RINNOVAMENTO CARISMATICO:
RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO: Palmi , Taureana, Polistena, Rosarno, Oppido -
GESU’ RISORTO : Gioia Tauro - Cittanova
SERVI DI CRISTO VIVO : Seminara
LA CASA DEL PADRE: Palmi, S. Eufemia, Sinopoli

CAMMINO NEOCATECUMENALE: Delianuova  - Rizziconi – Oppido –Melicucco – Polistena - Serrata
TOTALE ADERENTI :  930 circa  (0,53%)

AGGREGAZIONI  DI EMANAZIONE DA ORDINI RELIGIOSI:
MOVIMENTO GIOVANILE GUANELLIANO
GIOVENTU’ FRANCESCANA
TERZIARIATO FRANCESCANO
FAMIGLIE CONSACRATE AL SACRO CUORE DI GESU’(Madre Clelia Merloni)
TOTALE ADERENTI:  180 circa (0,10 %)

GRUPPI  TRADIZIONALI STRUTTURATI IN PARROCCHIA:
A.GE.SC.I.: varie parrocchie
AZIONE CATTOLICA : varie parrocchie
TOTALE ADERENTI  GRUPPI STRUTTURATI: 980 circa ( 0,56%)

TOTALE  ADERENTI A MOVIMENTI + AGGREGAZIONI RELIGIOSE : 1110 (0,63%)

TOTALE ADERENTI A  MOVIMENTI + AGGREGAZIONI RELIGIOSE + GRUPPI STRUTTURATI:2090 (1,19%)

  Ai suddetti gruppi vanno aggiunte quelle numerose e segmentarie aggregazioni spontanee e informali che si identificano nel carisma di Fratel Cosimo Fragomeni e  della Madonna dello Scoglio e nei Cenacoli di preghiera di Natuzza Evolo. Non vengono invece censite le aggregazioni più settorali come il Movimento Vedove Cristiane, quelle riguardanti alcuni  ordini professionali (giuristi, medici cattolici, ecc), il MEIC e altre realtà nascenti in  diocesi localizzate in qualche parrocchia, dunque sostanzialmente ancora a sè stanti.
   Chi vuole può segnalarmi su fb  eventuali omissioni e/o inestattezze riscontrate in questo quadro di sintesi, inevitabilmente soggetto a qualche margine di approssimazione se non altro per la fluidità della materia trattata. 































   





 
   Come si vede, pur calcolandolo per eccesso, il numero complessivo degli aderenti alle varie aggregazioni (movimenti in senso stretto, aggregazioni di emanazione di ordini religiosi, gruppi tradizionali parrocchiali strutturati preesistenti ai movimenti postconciliari), si può stimare attestato su una percentuale di appena l’ 1,20 % sul numero complessivo degli abitanti residenti in diocesi. Un numero fortemente esiguo che fa interrogare quanti hanno a cuore le sorti in diocesi della cd “Nuova evangelizzazione”, tanto decantata e inseguita, quanto evanescente sia per la necessità di catecumenato di molti immigrati presenti nella Piana, affidato il più delle volte alla buona volontà e al grande sacrificio di qualche sacerdote, sia soprattutto per i cosiddetti “cattolici domenicali” che caratterizzano la parte numericamente più vistosa di quel 98,80% di cattolici non appartenenti ad alcuna tra le possibili aggregazioni di cui sopra e oscillanti tra una religiosità di maniera, con devozionismi antichi e nuovi, fino a vere e proprie forme di idolatria personale o collettiva…
    Il numero maggiore degli aderenti ai movimenti riguarda le varie realtà carismatiche, che pur con mille sfaccettature identitarie, si sforzano di riaffermare con forza i due concetti di base: la Chiesa come fonte e dispensatrice di carismi di cui non vergognarsi e il protagonismo dei fedeli laici, in virtù del Battesimo, protagonisti nell'opera di evangelizzazione e promozione umana più che mai urgenti in una realtà assolutamente disgregata, povera e oppressa da mille forme di corruzione e  di confusione a tutti i livelli, quale la piana di Gioia Tauro.
    Stiamo attendendo insomma che la primavera arrivi anche da queste parti

sabato 14 febbraio 2015

Barlaam in bicicletta: IL CELEBERRIMO NON FINITO DI CALABRIA

di Natalino Russo Seminara
    Vagando con la bicicletta dei ricordi o degli sguardi sul presente, una costante mi balza all’occhio rivisitando i nostri paesi di Calabria: le case mai finite di costruire nelle quali, bene che vada, almeno l’ultimo piano ( quello dove in genere risiede il cervello) resta sempre desolatamente solo abbozzato. E’ l’emblema del provvisorio/definitivo di Calabria, quasi una tenda biblica della riunione, ma è anche l’emblema crudo ed eloquente di un contesto sociale che cresce ormai allo stato selvatico, come le ortiche. L’emblema di una nobile eredità magnogreca di cui a stento  conserviamo  i ritmi tirtaici dei tamburi per le strade.
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    In generale, anche per fatto personale, sono un convinto spregiatore della Ndrangheta e penso che proprio a causa della delinquenza ,organizzata o meno, con relativi pizzo, minacce e mancanza di legalità molti paesi siano stati degradati e resi impraticabili per eventuali investitori che avrebbero portato lavoro ed evitato, o quantomeno diminuito, quel triste fenomeno chiamato emigrazione, che tanta nostalgia e amarezza arreca per la lontananza dal proprio paese e dai propri familiari e amici.
    Schierarsi fermamente contro ogni forma di violenza e sopraffazione significa anche ammirare tutti coloro che la criminalità la combattono veramente e soprattutto disinteressatamente ovvero coloro che da questa lotta a viso aperto ricavano solo il beneficio e il vantaggio della pubblica lode e unanime stima e e ai quali basta l’orgoglio di avere bene operato e meritato.
    Per altri versi la penso come il grande Leonardo Sciascia e aborro quelli che lui chiamò, con un azzeccato, significativo e spregiativo termine “I professionisti dell’Antimafia”. In altre parole, non mi piace chi si veste da vittima e da eroe sol perché qualche balordo gli ha bruciato l’auto, o chi a parole si scaglia contro corruzione e malaffare e poi convertendosi al dio Pecunia corrompe, e/o, si fa corrompere e amministra malissimo e disperde il denaro pubblico . Di veri e autentici eroi che realmente hanno combattuto le mafie ne conosco pochi e quei pochi la mafia stessa, riconoscendoli tali e quindi estremamente pericolosi, li ha avviati prematuramente verso il loro viaggio estremo, facendo saltare per aria interi chilometri di autostrada, e/o, interi palazzi e strade.
 
    In Sicilia, ad esempio, uno dei professionsti, biasimati e smascherati da Sciascia, è Leoluca Orlando Cascio, il quale, per prima cosa, ha eliminato il secondo cognome per non fare ricordare a nessuno come il padre fosse stato in odore di mafia; poi fu nominato ( la prima volta) Sindaco di Palermo da Ciancimino, da Lima e dai Fratelli Salvo, salvo ( scusate i giochi di parole ) abbandonare e disprezzare la DC allorquando quest’ultima sotto i colpi di Tangentopoli e dell'eccessiva corruzione, cadde in disgrazia e si avviò alla dissoluzione. Insomma, scese dal carro degli ex vincitori e salì sulla gioiosa macchina da guerra di Occhetto & Compagni, ( presto sbancata, peraltro, dall’Omino Pelato di Arcore ). Memorabile un suo feroce attacco a Falcone, al Maurizio Costanzo Show, in cui lo accusò di essersi fatto da solo l’attentato all’Addaura, d’essersi venduto ai Socialisti e di nascondere nei cassetti le prove dell’inciucio Stato-Mafia e i nomi dei Politici-Padrini. Ora invece è un professionista dell’antimafia e ha la spudoratezza di partecipare alle cerimonie in ricordo di Falcone e Borsellino.
    Ma, anche in Calabria non scherziamo ( no’ jettamu i nozzula) e per esclusivi meriti anti-ndrangheta si può benissimo diventare Ministri o Assessori o, “per disgrazia ricevuta” – salve rare eccezioni – anche parlamentari o consigliere regionali.
    Per entrare ancora di più nello specifico e nell’attualità delle Calabrie, sembrava che con l’elezione plebiscitaria di Oliverio, quale governatore, fosse nata una nuova alba, propedeutica a una rinnovata era di civiltà e progresso e via millantando e illudendo e invece, se il buon giorno si vede dal mattino, ci risiamo coi
soliti giochini clientelari e il familismo o consociativismo dei quattro soliti "cumpari".
    Che la Signora Lanzetta abbia perso in un sol colpo, come si usa dire, porco e corda, ovvero ministero e assessorato può dispiacere, ma non più di tanto, dal momento che l’uno e l’altro non erano il frutto, o meglio il premio, per elevate doti e capacità, ma un ideologico e propagandistico tributo alla nomea di eroina anti-ndrangheta e, difatti, del suo soggiorno a Palazzo Chigi, come da quelli di una Kiengie o di una Idem qualsiasi, non è rimasta traccia o impronta.
    Come è possibile apprezzare infine i tanti convegni e le manifestazioni sui temi stucchevoli dell’antimafia parolaia che si celebrano a migliaia senza scalfire di un granellino di cemento il muro mafioso: evidentemente qualcuno se ne giova, soprattutto economicamente.
    Premesso poi che l’umanità e la carità cristiana sono due pilastri della buona esistenza, vorrei capire chi ci mangia o approfitta, sull’accoglienza e la permanenza di tanti poveri disgraziati immigrati, che costano 70 euro al giorno ciascuno, in tendopoli dove, dopo essersi salvati dalle gelate acque di mare, rischiano di morire per il freddo, di polmonite e/o di malnutrizione.
    Non abbiamo mai brillato per la caratura dei nostri politici, raramente ministri, ma mai di primo piano, più spesso sottosegretari impegnati a sistemare se stessi e i propri familiari e gli amici, I vari Misasi, Tassone, Vincelli, Antoniozzi si sono distinti più come ufficiali di collocamento che come accorti amministratori.
    Amo comunque il mio Sud con le sue case non finite che ti fanno stringere il cuore e provare invidia per il
grasso e ordinato Nord che mi ospita da mezzo secolo e dove ho trovato lavoro e potuto arricchire la mia cultura e il mio civismo.
    Tifo Sud con tutto me stesso, ma non posso sottacere che su tantissime cose forse dovremmo prendere esempio dai Nordici. Un giorno, un amico polentone mi disse quale era, a suo parere, la principale differenza tra un politico del Settentrione e uno del Meridione. Poiché, anche se a malincuore, ritengo che avesse ragione, ve la riporto, parola più, parola meno : il Meridionale trova un posto in posta, in banca, o in ospedale; oppure procura una casa popolare, ai propri familiari, amici, votanti del proprio collegio, magari scavalcando e danneggiando altri che ne avrebbero avuto più titolo e diritto e così facendo, sistema qualche dozzina di fortunati ( deludendone molti altri ai quali aveva promesso analogo beneficio). Il Settentrionale, invece, si impegna e fa in modo che nel suo territorio vengano costruiti, o installati, un ufficio postale, una banca, un ospedale, una fabbrica, un supermercato, una scuola, un agglomerato di case popolari, sistemando così centinaia, o migliaia di persone e famiglie e facendo progredire tutta la zona nel suo complesso e non pochi fortunati e spesso raccomandati “amici, o amici degli amici”, o ancora peggio autentici delinquenti matricolati. 
     Fa rabbia pensare che noi eravamo Magna Grecia e siamo diventati solo Magna e loro che bevevano nel teschio del padre di Rosmunda, poiché non conoscevano i bicchieri, magnano sì, ma fanno anche tanto mangiare gli altri. E le eccezioni lodevoli, pure presenti, confermano solo questa terribile regola.

mercoledì 11 febbraio 2015

L’OSPEDALE DELLA PIANA DI GIOIA: CHE CI SIA CIASCUN LO DICE, DOVE SIA NESSUN LO SA…

di Bruno Demasi
   E’ inutile e vergognoso continuare a gingillarsi parlando di Ospedale della Piana di Gioia Tauro, quello che, per intenderci, una volta incanalati i mille rivoli inutili in cui si continua a sperperare il denaro pubblico su decine di strutture obsolete e fantasma , sarebbe dovuto sorgere al centro geografico di questo territorio per fornire prestazioni sanitarie di eccellenza accessibili a tutti e in tempi brevissimi.
    Al massimo possiamo parlare di un rinnovando ospedale di Palmi o di un ospedale fantasama itinerante tra Polistena, Palmi e Gioia Tauro o addirittura di un puzzle sconnesso di ospedali che, imbellettati alla meno peggio, continuano a succhiare soldi al contribuente per garantire servizi a rate nei quali la maggior parte delle terapie si affidano al buon senso e all' abnegazione dei centodiciottisti a bordo di poche ambulanze alcune delle quali residuati di una guerra silenziosa da sempre combattuta contro i poveri . Cosicchè il paziente incauto ricoverato a Gioia o altrove, per fare una TAC viene spedito a Polistena e per un a RM, a Reggio, vista l’estensione territoriale folle dell’ Azienda Sanitaria Provinciale criminalmente costituita, accorpando varie ASL, all’epoca del governatorato Loiero e della sua assessora alla Sanità , magistrata in aspettativa, che dopo aver praticamente smantellato, per la sua parte, la sanità calabrese, oggi fa la silente deputatessa del PD nei comodi palazzi romani.
    Delle varie le A.S.L. “accorpate” rimangono in piedi però tutti i carrozzoni, nessuno escluso, nemmeno esclusi gli affitti astronomici di strutture private che ormai accolgono soltanto uffici fantasma e “Unità Operative” del fumo. Insomma neanche un cent di risparmio sulla spesa dopo l’accorpamento delle unità sanitarie nella pletorica azienda sanitaria attuale che da Lazzaro giunge fino a Laureana e dalla dorsale dell’Aspromonte fino alla costa, dove Palmi è solo un puntino decentrato, su un territorio solcato da letamai travestiti da fiumare e da mulattiere travestite da strade.
    E Palmi ridiventa ancora una volta caput Pianae, e nei piani sbandierati trionfalmente in questi giorni dal cosiddetto assessore alle Infrastrutture, Nino De Gaetano, diventato a ragione la bandiera eloquentissima della giunta trinitaria di Oliverio, si torna a parlare di un nascente ospedale, che non è della Piana, ma è solo un altro feudo nascente di Palmi, come quello di Polistena che non è della Piana, ma è solo un feudo obsoleto e rinascente di Polistena, come quello di Gioia Tauro, che non è della Piana, ma il nulla elevato a sistema di Gioia Tauro.
    Questi contropiede e rimpalli di malati anche gravi che vagano quotidianamente sui tratturi sconnessi della Piana in attesa che si liberi qualche posto da qualche parte è destinato dunque a continuare nei secoli dei secoli, malgrado il nuovo sistema “di trasparenza “ sbandierato da De Gaetano e dalla sua troupe, pronti a dare il via alle grandi, grandissime manovre per spendere e spandere le grandi, grandissime somme che Scopelliti non ha fatto in tempo a impiegare, con suo sommo rammarico.
    Una vecchissima e nuova occasione, volutamente sprecata, per Oliverio di azzerare tutto il magma depositato negli anni e ripartire da zero in maniera realmente chiara, efficace, efficiente e responsabile per pensare e realizzare un vero ospedale di tutti e di non giocare più sulla pelle della gente.
    Signori, la Sanità della Piana è ancora una volta servita come meritiamo. E con vini e aceti d’annata. 
    Prosit!

giovedì 5 febbraio 2015

LE COLPE DEI PADRI CALABRESI E IL DESTINO DEI FIGLI

di Domenico Rosaci
(Quale eredità abbiamo preparato  colpevolmente in Calabria? Quale scempio mai punito stiamo consegnando ai nostri figli? Asciutte e  amare le riflessioni espresse con grande chiarezza e capacità di sintesi per questo blog  dal professore e scrittore Domenico Rosaci, corredate  da qualche bel video che  ricorda la voce  e l'arte di qualcuno scomparso in questi giorni che di sè ha invece lasciato una immensa eredità artistica: Mimmo Martino dei Mattanza) - Bruno Demasi- 
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   Non è retorica di campanile sottolineare che la Calabria è terra di incredibili ricchezze che hanno ispirato il canto dei poeti e la fantasia degli scrittori. E’, per fare solo un esempio, lo Stretto che la divide dalla Sicilia quello Stretto che Omero descriveva narrando delle avventure di Ulisse tra Scilla e Cariddi, ed è sull'istmo tra il golfo di Sant'Eufemia e il golfo di Squillace che egli collocava la leggendaria terra dei Feaci.
   Una terra bella come  era bella  Nausicaa dalle bianche braccia. Tanto bella da generare i versi della poetessa locrese Nosside, che ammaliò col suo canto tutta la Grecia antica, e quelli del reggino Ibico, annoverato dagli alessandrini tra i nove poeti eccelsi della lirica greca.
   Una terra che ascoltò gli insegnamenti di Pitagora, tra i fondatori del pensiero occidentale.
   Una terra così famosa e decantata nel mondo antico, che dal suo mitico re, Italo, i greci fecero derivare il nome dell'intera penisola italiana.
   Che ancora nel Medioevo, donava i natali a filosofi dello spessore dello stilese Tommaso Campanella e del cosentino Bernardino Telesio. E che vedeva diffondersi la spiritualità di Gioacchino da Fiore, il cui nome Dante cantò nella sua Commedia.
  Una terra così intrisa di spiritualità, da ispirare il cammino di eremiti famosi, come il reggino Elia e il rossanese Nilo, resi Santi addirittura da due chiese (quella cattolica e quella ortodossa), e di Bruno di Colonia, che vi fondò una delle prime Abbazie certosine d'Europa.
   Qui in Calabria, a Mileto, era stabilita la corte di Ruggero I di Altavilla, fondatore del Regno Normanno. E i Normanni, affascinati dal meraviglioso paesaggio calabro, ambientarono qui le leggende delle loro terre. E così, in qualche calda giornata estiva, passeggiando lungo lo splendido lungomare di Reggio Calabria che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia", vi potrebbe capitare l'incanto di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli abitanti. Un incanto che Ruggero d'Altavilla attribuì alla Fata Morgana delle sue leggende popolari nordiche, la cui bacchetta magica avrebbe avvicinato così tanto la Sicilia alla Calabria per indurlo a conquistare l'isola.
   Come può una simile terra essere diventata oggi, secondo i dati del rapporto Svimez 2014, la regione più povera d'Italia, con un PIL pro-capite di 15.989 euro, ovvero meno della metà del PIL di una persona che vive in Valle d'Aosta?
   Come può questa terra essere diventata quella che dà meno lavoro in assoluto, come ci dicono i dati ISTAT 2013? In Calabria oggi lavorano meno di 4 persone su 10 con età compresa tra i 15 ed i 64 anni.
   Come può il territorio calabrese essere diventato così inquinato da far dire al procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho: "La Calabria arriva da anni di disastri, i segnali di un inquinamento irreversibile risalgono al ‘92, ma nulla è stato fatto per verificare quanto il nostro territorio sia stato inquinato. L'insorgenza di malattie legate al traffico di rifiuti è una bomba, ormai pronta ad esplodere."
   Come possono le acque calabresi, cantate dai poeti, essere oggi così inquinate che addirittura nell’80% dei casi campionati da Legambiente (19 su 24) sono state registrate cariche batteriche almeno due volte più alte di quelle consentite dalla legge, con un giudizio di “fortemente inquinato”? E non è solo Legambiente a denunciare questa situazione, visto che nella recente procedura di infrazione europea sul trattamento dei reflui urbani sono 129 i comuni calabresi in cui vengono segnalate “anomalie” sulla depurazione. A luglio 2014, la procura di Vibo Valentia, guidata da Mario Spagnuolo, denuncia trenta sindaci tutti del vibonese per scarico abusivo, al termine di un’indagine a tappeto condotta dalla Capitaneria di Porto di Vibo Marina che ha messo sotto osservazione gli impianti di depurazione del territorio provinciale.
   Come può il nobile territorio della Calabria essere completamente invaso dai rifiuti, con i cumuli di spazzatura che invadono Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza e, in misura minore, a Crotone, tra crescenti problemi igienico sanitari e inviti ai cittadini a contenerne la produzione?
   Davanti a tutto questa messe di dati incontestabili, come fanno i cittadini calabresi a non comprendere che da decenni e decenni la loro terra è stata gestita ed amministrata da gente corrotta?
   Gente che però continua a venire confermata, attraverso un voto popolare evidentemente clientelare, alle massime istituzioni regionali, sulla scorta dell'eterno ritornello "non sono tutti uguali".
  Ma è davvero possibile che chi ha governato in passato, a qualunque livello, questa regione, possa davanti a tanto scempio, venire riconfermato per altri mandati ed incarichi? E' possibile che i calabresi continuino a scegliersi come amministratori personaggi che già hanno "animato" con le loro gesta le passate legislature?
   E' possibile per i cittadini calabresi continuare ad operare così, senza sentirsi colpevoli?
   Credo che la domanda sia lecita, ma di risposte i Calabresi non sembrano volerne dare e  così la ricchezza di una terra nobile continua a venire sperperata, e ai figli di questa terra, per colpa dei loro padri, non resta che fare le valigie e andare via.
   Secondo i dati AIRE, al 30 maggio 2012 erano oltre 300.000 gli emigrati calabresi nel mondo. Numero che ha continuato e continua ogni giorno a crescere, con interi paesi che si spopolano, o restano abitati da poche persone anziane.
   E' questo il risultato della corruzione. Questa l'eredità che le vecchie generazioni lasciano alle nuove.
   Perché le colpe dei padri ricadono sempre sui figli!

domenica 1 febbraio 2015

Barlaam in bicicletta: IL BATTESIMO DEL SAPERE

di Natalino Russo
(Inizia con questo primo pezzo, che è quasi un preambolo o una presentazione, la serie di tappe di un
viaggio nella cultura calabrese vissuto e raccontato da Natalino Russo, che vive al Nord , ma è seminarese a oltranza, come il grande Barlaam. E’ autore capace di molta autoironia ed autocritica, dunque grande anche lui, non per nulla gli piace citare spesso Goethe quando osserva che :" Certi libri sembrano scritti non perché leggendoli si impari, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa" . Gli pace anche dichiarare subito che sarà conciso e politicamente corretto, ma può stare tranquillo perché se, inframezzata qua e là troveremo qualcuna delle sue battute, a volte micidiali, non ce la prenderemo. Sappiamo già che il suo intento è  solo quello di strappare qualche riflessione e anche qualche sorriso a chi avrà la bontà di impiegare il proprio tempo a leggere queste sincere e sagge riflessioni giocate sul filo dell’umorismo levantino che ancora – grazie a Dio – impregna tanti discorsi quotidiani nei nostri malcapitati paesi. Grazie, Natalino.  -   Bruno Demasi)
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   Quando, quasi 50 anni e oltre 50 chili fa, fresco del diploma di Maturità Classica, giunsi a Milano, mi sentivo, proprio a causa di quel pezzo di carta, ma anche dell’inesperienza dovuta alla giovane età, una persona colta, un saputello, come si suol dire. Ma bastarono pochi giorni, qualche ora in luoghi pubblici, come l’Università o una libreria, o pochi scambi di vedute con altre persone e, soprattutto l’incontro con una ragazza che colta non si sentiva, né millantava di esserlo, ma che lo era alla grandissima e nel vero senso, e più alto, del termine, a farmi capire che non Sapienza, bensì Ignoranza era il nome della ragazza con la quale mi ero fidanzato diplomandomi che, appunto come fanno tutti gli innamorati con l’innamorata, avevo idealizzato valutandola appunto assai più di quanto valesse in realtà e scambiando un difetto, appunto l'ignoranza, per un pregio: la sapienza.
    Non scorderò mai la prima domanda che questa ragazza mi fece, quasi a bruciapelo, dopo avere saputo che ero calabrese , più precisamente della Piana di Gioia Tauro:”Conosci Francesco Ciléa e Corrado Alvaro ?”. Il cervello mi si ghiacciò, la bocca si seccò, la salvazione si azzerò e la lingua, solitamente sciolta”Di Ciléa conosco solo il monumento che gli ha dedicato la sua città natale, Palmi (rappresentato anche da un busto di donna con un bellissimo seno che a quei tempi era il massimo che si potesse vedere e che per quanto di semplice similbronzo eccitava abbastanza noi studenti che lo guardavamo mentre ci passavamo davanti per recarci al vicino liceo Nicola Pizi; tutto l’opposto di oggi quando se ne vedono fin troppi, di carne o di plastica che siano). Quanto ad Alvaro – aggiunsi - conosco i 4 fratelli Vincenzo, Nino, Salvatore e Orlando, ma questo Corrado, non so proprio chi sia”. “Ma - rispose lei accigliata, segno che non aveva apprezzato la mia battuta, in verità un po’ sciocca - come potete sperare che siano gli altri a rivalutare voi, la vostra storia, le vostre bellezze naturali, i vostri monumenti, siti d’arte, il vostro artigianato, la vostre arti, tra cui musica e letteratura, in primis, la vostra storia , se poi, siete voi stessi i primi a ignorarli ?”
   “Aspetta, che chiamo il mio avvocato”,  le risposi.   “No, no,  niente avvocati, non ti sto accusando
personalmente, parlavo in generale. Vedi io sono romagnola, di Ravenna precisamente, ma ho avuto una nonna che è vissuta in Calabria, si è innamorata e della Calabria mi ha sempre detto mirabilie, non nascondendo ovviamente i vizi, le magagne e i difetti, in primis il cancro della criminalità; ma
valorizzando il bello e il buono che c’era e che c’è. Una cosa, comunque, mi ripeteva continuamente: i peggiori nemici della Calabria ( ma è un discorso che vale per tutto il Sud ) spesso sono i Calabresi, gente meravigliosa per alcuni aspetti, intelligenza, perspicacia, forse troppa, ospitalità, generosità, laboriosità, genialità, ma che spreca tutto, principalmente a causa dei vizi capitali, tra cui l’accidia, o pigrizia ( sarà il clima: il caldo rammollisce ) di molti a fronte della forse eccessiva laboriosità di altri, o la secolare rassegnazione, che porta anche i più volenterosi ad abbandonare presto qualsiasi iniziativa o progetto per cambiare le cose. Del resto, dopo Don Chisciotte, di gente disposta a lottare contro i mulini a vento non ce n’è più stata”.
    Alle parole, quella ragazza, che da allora divenne la Musa del mio (limitato) sapere, fece seguire un bel gesto : il dono di alcuni libri, tra cui “Gente d’Aspromonte” di Alvaro e una biografia di Cilea, del quale una volta arrivati a casa sua mi fece sentire “Il lamento di Federico” dall’Arlesiana, dal cui primo ascolto, per quanto digiuno di cultura musicale, compresi che certe cose belle come quella poteva concepirle e realizzarle solo un genio. Il mio viaggio nel sapere, con quella ragazza nel ruolo di Virgilio, prosegui e, oggi, dopo mezzo secolo, posso e devo dire che molto del poco che so lo devo al fatto d'averla incontrata e frequentata, seppure, a causa di un tragico destino, per pochi mesi. I mesi più belli e importanti della mia vita.
       Ora, io non sono bello, né colto, né intelligente come quella ragazza ( che è diventata la protagonista del mio libro autobiografico  ancora in bozza,  che chissà quando completerò e pubblicherò, appunto per quella pigrizia degna di Oblomov, che mi porto addosso e di cui parlava la nonna della ragazza) ma vorrei essere per qualcuno che avrà la bontà di leggermi una specie di Cicerone che, pur con la sua pochezza e modestia, lo guidi attraverso la conoscenza dei nostri tesori minimizzati, misconosciuti, se non addirittura nascosti, e/o del tutto ignorati. E, nel contempo, mi propongo di segnalare e, nel mio piccolo di smascherare, tutto ciò che per opportunismo, ruffianeria, clientelismo, eccetera viene spacciato per oro, ma oro non è, e nemmeno ottone, soprattutto in campo letterario.
    Preciso subito che da almeno due-tre secoli non siamo più stati all’altezza di altre regioni meridionali, essendoci fermati, dopo i fasti di Barlaam, ai Fratelli Grimaldi , troppo poco, soprattutto, pensando a Sicilia, Sardegna, Campania, Puglia che hanno avuto nei vari campi Moro, La Malfa, Segni, Cossiga, Leone, Napolitano, De Nicola, da oggi Mattarella ( noi Misasi e, massimo, un Mancini ) Sciascia, Pirandello, Deledda, De Filippo Eduardo, ( noi il solo Alvaro ). 
    Ora, mettiamo che, in una scala da uno a cento, quelle regioni valgano 80 e noi solo 30, ma se quel trenta non lo valorizziamo e non ci aggiungiamo magari la lode , dove pensiamo di andare ? Intanto, non siamo dei grandi lettori, appunto perché la lettura è fatica ed è difficile che chi legge poco e male poi scriva molto e bene, ergo, abbiamo tantissimi scriventi (letteralmente "che scrivono") e pochissimi e non eccelsi scrittori. Per adesso, ma se riusciamo a smuoverli…io, ad esempio, ne conosco uno , tale Domenico Maria Managò, autore di Nostos, un vero capolavoro……
    Penso, inoltre, che i libri, il sapere, la cultura, la scuola siano il miglior presidio e l’antidoto più efficace contro la delinquenza, singola, di gruppo, o organizzata. Fateci caso, ciascuno di voi passi in rassegna i fatti criminosi del proprio paese e vedrà che raramente vi sono coinvolti dei diplomati, o laureati, o persone che svolgono un lavoro, o hanno una buona posizione sociale. Ma, non perché siano figli della gallina bianca, più semplicemente perché hanno qualcosa da perdere e se delinquessero, metterebbero a repentaglio quel qualcosa.
    Ciò , anche per l’ovvia ragione che se un bimbo trova in casa dei libri, probabilmente leggerà e studierà, se trova una zappa, zapperà e se trova genitori che gli insegnano l’educazione, che gli consigliano di non litigare e se litiga di fare pace e che il solo modo di guadagnare sia quello onesto; egli si comporterà bene; mentre se trova armi e genitori che gli dicono di pestare chiunque gli faccia ombra e che col crimine fare soldi è più facile; purtroppo sparerà e delinquerà. 
   Con le dovute eccezioni, ovviamente, ma le eccezioni sono lì a confermare la regola. Il male purtroppo è prolifico ed ereditario, laddove il bene è spesso sterile e impotente.
    Alle prossime.