La montagna promessa – Prunarisi d’Asprumunti, appena giunto in libreria, non si limita a ricostruire un passato, lo riattiva, lo consegna al presente come un’eredità viva. È un’opera che nasce da una ricerca rigorosa e che si impone come tentativo solido di restituire dignità a una comunità che ha attraversato secoli di silenzio, fatica e resistenza.
La storia di Piminoro comincia con una migrazione che ha qualcosa di epico, se non di biblico. Dopo il terremoto del 1783, famiglie intere abbandonano Fabrizia e altri paesi delle Serre a piedi, con poche cavalcature, portando con sé ciò che non si può lasciare: la lingua, i cognomi, i mestieri, i soprannomi, i riti, la memoria. Non profughi nel senso moderno, né coloni nel senso classico, ma protagonisti di un esodo volontario che nasce dalla distruzione e si orienta verso una montagna promessa, fertile e salubre, indicata da un vescovo lungimirante. È questo che rende Piminoro un unicum nella storia dell’Aspromonte: un paese interamente fondato da un gruppo umano compatto, che ha trapiantato su uno sperone roccioso non solo le proprie case, ma il proprio universo espressivo e semantico.
A distanza di oltre due secoli i Prunarisi parlano ancora la lingua dei loro avi, conservano gli stessi cognomi, gli stessi soprannomi, gli stessi ritmi fonetici. È come se la comunità avesse attraversato il tempo senza perdere la propria voce. Ed è proprio questa voce che Pasquale Mammone riesce a riportare alla luce, ricostruendo un’epopea fatta di passi lenti, di muli carichi, di famiglie che si stringono per non disperdersi, di uomini che guardano una terra nuova con la nostalgia verso quella lasciata. Una storia senza eroi, ma con una grandezza sovrumana che nasce dalla fatica, dalla povertà, dalla tenacia di chi ricostruisce tutto da capo: le case, le strade, il paese, e perfino se stesso.
Il libro nasce da una materia fragile e resistente insieme, e da un movimento interiore dell’autore, figlio di Piminoro, che ritrova lontano da casa volti, cognomi, dialetti, odori che sembrano provenire da un tempo remoto e familiare. «Avevo la sensazione di essere a Piminoro, stesse stradine (rughi), stessi suoni, gli stessi silenzi, identici odori», scrive Mammone. Da questa rivelazione nasce il desiderio di indagare la storia dei Prunarisi, di capire come e perché un gruppo consistente di famiglie abbia lasciato le Serre per fondare un nuovo paese sull’Aspromonte, portando con sé un patrimonio di usi, costumi, mestieri e soprattutto di parole e di suoni che ancora oggi definisce l’identità di una gente testarda e orgogliosa.
L’opera si colloca in una tradizione di studi che ha già visto contributi importanti, da Domenico Barillaro a Francesco Barillaro, fino alla monumentale opera di Don Santo Rullo, ma compie un passo ulteriore: concentra lo sguardo sulla dimensione demografica, genealogica e umana della comunità, ricostruendo con pazienza d’archivio e sensibilità narrativa la trama delle famiglie, dei cognomi, delle migrazioni, dei mestieri, delle vite spezzate dalle guerre e di quelle che hanno resistito alla fatica della montagna.
Il terremoto del 1783, «lo spartiacque della storia moderna della Calabria», è il punto di rottura da cui tutto si origina. Da quel trauma collettivo si dipanano le vicende che porteranno i primi pionieri sul colle di Piminoro, attratti da un luogo salubre, da nuove possibilità di sopravvivenza e dalle promesse del vescovo Tommasini, figura decisiva nella nascita del borgo. Mammone ricostruisce questi passaggi con rigore e con empatia, immaginando paure, speranze, esitazioni di chi lasciava la propria terra senza sapere se sarebbe mai tornato. Il risultato è un’opera che unisce ricerca e sentimento, restituendo dignità a una storia collettiva che rischiava di disperdersi.
La montagna promessa non è un libro di impianto romantico e nostalgico, è un libro di forte carattere civile e storico. Nasce dalla convinzione che «la rottura delle relazioni generazionali» sia uno dei pericoli più gravi del nostro tempo. Non è una cronistoria, ma un atto d’amore verso un paese, verso una terra che ha sfamato decine di generazioni, verso la sua gente e il suo linguaggio unico, ripercorso e annotato con cura. Mammone non si limita a raccogliere documenti, ricostruire genealogie, ordinare archivi dispersi: restituisce voce a una comunità che rischiava di perdere il filo della propria storia. Ridà nome ai senza nome, volto ai caduti, radici ai giovani, continuità a un popolo che ha attraversato secoli di fatiche, trasformando la ricerca in un gesto di responsabilità e la responsabilità in un dono.
Chi legge queste pagine non trova soltanto la storia di Piminoro, ma la storia di ciò che tiene insieme gli esseri umani: la fedeltà ai luoghi, la forza delle generazioni, la tenacia dei poveri, la dignità di chi non ha lasciato tracce nei libri di storia ma ha costruito, giorno dopo giorno, la storia vera. Rivive un viaggio che attraversa montagne, terremoti, migrazioni, guerre, ma soprattutto attraversa la memoria di un popolo che ha saputo resistere. E che oggi, grazie a questo libro, e all’intelligente e appassionata edizione della DBE – Barbaro, torna a parlare con la sua voce più autentica.
Bruno Demasi