giovedì 27 gennaio 2022

GLI SCONOSCIUTI CONTRIBUTI CALABRESI ALLA SHOAH

di Bruno Demasi

 

      Se è vero che questa giornata ormai è diventata proprietà di tante  occasioni celebrative dell’Olocausto che per gli altri 364 giorni dell'anno si dimenticano degli orrori di cui è intrisa la nostra memoria storica anche qui in Calabria, è vero anche che se questa giornata non vi fosse, ancora oggi resterebbero sotto una coltre spessissima di silenzio, in cui noi meridionali siamo maestri, i sacrifici immani che il popolo ebraico ebbe a soffrire nella Diaspora in Calabria e anche nell’ attuale Piana di Gioia Tauro, di cui abitava da tempo molte contrade.
    Quanti Calabresi senza nome e senza volto non sono mai arrivati a Ferramonti di Tarsia, il campo di concentramento dal volto umano dove avrebbero potuto salvarsi anche loro?
    Quanti Calabresi sono stati costretti a prendere la strada  piombata che li avrebbe portati prima alla Risiera da San Saba a Trieste, e da lì, poco dopo , ai campi di sterminio di Bergen Belsen e di Auschwitz?
     La storiografia ufficiale ha parlato di molti, ma non di tutti, i martiri della Shoah e, nel caso della nostra terra, ha trascurato come marginale il nostro contributo all'Olocausto e io non posso oggi non ricordare i tanti fratelli calabresi immolati nella Shoah guardando ancora una volta l'immagine di Edith Stein o riascoltando questo canto struggente che sintetizza tutto il pathos di una persecuzione plurisecolare del tutto dimenticata:

  
      E' un dato di fatto ormai che in terra di Calabria, verosimilmente come altrove, ma forse più che altrove, la cultura via via dominante  , prima ancora dei gravi provvedimenti restrittivi nei confronti degli Ebrei calabri e meridionali in genere, assunti da Carlo V, degradava già da tempo l’ebreo a uno stadio infraumano, tanto che già San Nilo di Rossano poteva tranquillamente affermare che ci volevano sette Ebrei per fare un cristiano.
     Racconta infatti il Bios del Santo rossanese ( 35-36 ) di un turbolento e spaccone giovane di Bisignano che aveva ucciso senza motivo un ebreo che tornava dal mercato col suo asino carico di mercanzie, solo per imposessarsene e poi scappare. I giudici della città, non potendo catturare l’omicida,arrestarono il suocero “che fu consegnato ai giudei perchè fosse crocifisso” quale contrappeso dell’ebreo assassinato, ma i parenti dell’omicida ricorsero subito a Nilo, pressandolo affinchè intervenisse. Nilo dunque inviò col suo discepolo Giorgio ai giudici una lettera che significativamente così si esprimeva:
 
   “Voi che conoscete la legge, dovete anche giudicare secondo la Legge, la quale ingiunge di far perire un cristiano per sette ebrei. Quindi, o gli ebrei danno altri sei di loro per essere uccisi in compenso di colui che deve essere crocifisso, oppure,se a voi sembra preferibile giudicare diversamente da quanto è stato così ben disposto, si consegni ai giudei perchè sia crocifisso il latore della presente, che è un nobile delle prime famiglie di Rossano , e si lasci libero quel poveraccio” (C. Colafemmina,”Per la storia degli Ebrei in Calabria”1996, p.7).
 
     Andò a finire che i giudici, oltremodo rispettosi di chi apparteneva alla classe dominante in paese, lasciarono andare il latore della lettera, ma anche l’omicida, facendo cadere nell’oblio la morte dell’innocente mercante ebreo.

  Non ho certo il proposito  di pensare lontanamente a una damnatio memoriae del grande Nilo di Rossano o del Cristianesimo in genere nei confronti della storia ebraiaca, anche perchè una condanna in tal senso toglierebbe smalto e vigore, per contrasto, ai tantissimi Ebrei che si convertirono appunto al Cristianesimo per convinzione e non perchè costretti a forza, basti solo pensare a Edith Stein, di cui riporto qui, sempre commosso nel vederla, la foto da laica accostata a quella in cui appare già vestita  da carmelitana (Sr. Teresa Benedetta della Croce).
    E non posso nemmeno di dimenticare la spledida testimonianza dei Piccoli Fratelli e Sorelle dell'Immacolata di Pellegrina che proprio  in questa terra arida e strana rinnovano con fervore il culto di San Massimiliano Kolbe, martire di Auschwitz, nel cui nome e sotto la cui protezione portano avanti da qualche anno la loro fraternità.

     Lontanissima da me però anche l’idea di osannare solo per un giorno e basta  tutti i  discorsi che oggi verranno sparsi in occasione della “Giornata derlla memoria”, durante la quale anche qui, nella splendida terra di robuste contraddizioni che è la Piana, si verseranno fiumare di lacrime di coccodrillo per la Shoah, ma probabilmernte  si dimenticherà il sacrificio di migliaia di vite umane consumato dalla ndrangheta e magari ci si turerà il naso se accanto a noi passerà uno degli innumerevoli disperati che non parlano ancora l'italiano e che oggi popolano come fantasmi questa terra in cerca non di elemosine, ma di una giornata di lavoro nei campi retribuita con pochi spiccioli. E spesso anche con niente. Ma proprio niente...

     Dunque...oggi, come ieri, e sempre:

“Signore, abbi pietà di chi si sente più furbo e migliore del proprio fratello!