venerdì 28 novembre 2025

QUEL LEGAME PERDUTO TRA I CERTOSINI DI SERRA E CASTELLACE DI OPPIDO (di Bruno Demasi )

 
    Fonti classiche e testi storiografici moderni ("Chronicon Serrae San Bruno" ,"Storia della Certosa di Serra San Bruno" di Giuseppe Giordano: "I Cistercensi e la Certosa" di Giovanni Morelli) confermano che, dopo la morte di san Bruno (1193), la comunità di Serra si divise: una parte abbandonò la regola certosina per passare ai cistercensi di Fossanova e condurre vita più cenobitica, mentre l’altra si ritirò «alle falde dell’Aspromonte, nella zona di Castellace (oggi frazione di Oppido Mamertina)”. Ma cos’era successo esattamente?

    E’ documentato che alla fine del XII secolo la Certosa di Serra attraversò una fase di tensione interna. Da un lato permaneva la rigida impostazione eremitica di san Bruno; dall’altro cresceva l’attrazione per modelli più comunitari che stava conquistando parte del monachesimo europeo, soprattutto grazie all’impatto dei cistercensi. Le fonti (specie quelle storiografiche moderne sopra citate, che riepilogano materiale manoscritto perduto durante i terremoti calabresi) parlano di un gruppo di monaci disaffiliati, probabilmente non numeroso, che abbandonò la Certosa tra il 1180 e il 1200. Cercavano una forma di vita meno eremitica, più cenobitica, pur mantenendo una dimensione ascetica rigorosa. 

     Viene spontaneo a tal punto domandarsi quale via abbia seguito verso Sud il gruppo dei monaci dissidenti. E’ plausibile che nel percorso di trasferimento da Serra San Bruno, seguendo gli antichi tratturi di cresta che collegavano le Serre all’Aspromonte, il piccolo gruppo abbia percorso un itinerario naturale: Brognaturo → Mongiana/Bivongi → Cittanova arcaica → alture di Castellace.  Rimarrebbe tuttavia un nodo da sciogliere: si trattava del Castellace attuale frazione di Oppido Mamertina o del Castellace frazione, o meglio contrada rurale di Gerace? In effetti la scelta  dei monaci provenienti dalla  Certosa di Serra San Bruno di stabilirsi a Castellace di Oppido Mamertina piuttosto che a Castellace di Gerace potrebbe sembrare a prima vista meno ovvia, visto che Gerace era una località geopgraficamente non troppo distante da Serra San Bruno, se non ci fossero state alcune motivazioni fondamentali che non possiamo trascurare e che potrebbero spiegare ampiamente la loro  scelta:

  • Geografia e Percorsi: la Certosa di Serra San Bruno si trova più a nord rispetto a Gerace, in una zona montuosa e isolata, che era tipica per le comunità monastiche che cercavano luoghi lontani da centri abitati per vivere in clausura. Oppidum, e di conseguenza Castellace ( all’epoca indicato come “Boutzanon” nella toponomastica bizantina), si trova più a ovest rispetto a Gerace, ma ancora abbastanza isolato e vicino alle montagne ed offriva le caratteristiche di tranquillità che i monaci cercavano;

  •  Ragioni di opportunità politica e religiosa: Andrè Guillou, uno dei più grandi studiosi dell’età bizantina in Calabria, nel suo studio sulla diocesi di Oppidum , che documenta come indiscutibilmente esistente nell’XI secolo, “La theotokos de Hagia Hagathé” si sofferma ( pp. 24-25) con dovizia di particolari ad illustrare il territorio dell’attuale Castellace, frazione di Oppido Mamertina. Il nome bizantino dell’insediamento civile ivi esistente , come si diceva, era “Boutzanon”, un “chorion” ben abitato posto al centro di un importantissimo “droungos” difeso da un “pyrgos”( torre elevata di difesa). Si trattava di una circoscrizione rurale e fiscale di particolare importanza, formata da un centro abitato circondato da un’ampia fascia di colture , di terreni privati e di chiese rurali. In definitiva un borgo particolarmente importante e ricco, degno avamposto dell’autorità vescovile che aveva sede a Oppidum (Hagia Agathé, dal nome della sua theotokos) e giurisdizione religiosa e amministrativa sull’intera “tourma” delle Saline, corrispondente lato modo con tutto il territorio disegnato dall’amplissimo bacino del Metauro-Marro (Petrace). Che i monaci fuorusciti da Serra abbiano scelto proprio tale territorio ben difeso e nello stesso tempo particolarmente liberale e munifico nei confronti delle comunità monastiche è più che plausibile;
  •  Tradizione e Storia: Sebbene Gerace fosse un centro importante nel Medioevo, con il suo castello e la sua cattedrale, potrebbe essere che gli stessi monaci, o comunque la Certosa di Serra San Bruno, avessero scelto di espandersi in territori che ancora non erano troppo saturi di insediamenti religiosi. Inoltre, Serra San Bruno aveva una tradizione di insediamenti monastici isolati, come quello che si sviluppò a Boutzanon, l’attuale Castellace che potrebbe essere stato scelto proprio per il suo decentramento, che rappresentava l'ideale monastico della vicinanza, ma anche della separazione dal mondo esterno, senza la pressione di dover interagire con la vita di una città come Gerace.

    In definitiva, anche se Gerace sarebbe stata per i monaci in fuga una scelta "naturale" sotto alcuni aspetti, Boutzanon, cioè l’attuale Castellace di Oppido Mamertina offriva probabilmente un insieme di condizioni che favorivano prima di tutto la sicurezza, ma anche la tranquillità e l'isolamento monastico, caratteristiche molto importanti per la loro vita religiosa, senza contare che la vita cenobitico–ascetica a Castellace (Boutzanon) sicuramente avrebbe adottato una forma ibrida caratterizzata da preghiera comune (cenobitica); forte austerità personale (eremitica); lavoro agricolo e boschivo;integrazione minima con i villaggi dell’entroterra di Oppidum. Questa forma ricorda molto numerosissimi altri piccoli insediamenti monastici nel territorio di Oppidum anche non ufficialmente riconosciuti da grandi ordini.

    Probabilmente il nucleo monastico, econdo alcune ipotesi, si sarebbe estinto tra XIII e XIV secolo, forse assorbito nella rete dei piccoli cenobi locali oppure scomparso dopo terremoti e carestie. 
 
  Quali potrebbero essere le tracce concrete circa l’insediamento cenobitico proveniente da Serra sulle alture dell’odierna Castellace di Oppido Mamertina? La storiografia locale fornisce forti indizi topografici e tradizioni orali su antichi insediamenti religiosi nella zona di Boutzanon , spesso situati in posizioni elevate e appartate — tipiche di gruppi monastici provenienti da contesti eremitico-cenobitici. Non esistono però documenti diretti (carte, bolle) che menzionino esplicitamente gli ex certosini in questo territorio nel XII secolo: gli storici lavorano per concordanze tra: dinamiche interne alla Certosa, abbandono di monaci in quegli anni, presenza di strutture religiose arcaiche a Boutzanon. Peraltro, Poiché non esiste — al momento — una descrizione documentata di un “cenobio certosino a Castellace” (o almeno non pubblicamente accertata), è possibile solo un’ipotesi ragionata, basata su: caratteristiche del territorio, logica di insediamento monastico in ambiente montano / collinare, analogie con piccoli centri religiosi e “fortificati” montani calabresi.

    Gli unici riscontri di un certo rilievo sono costituiti dunque dai toponimi che ancora oggi caratterizzano il territorio dell’antica Boutzanon, come emergonmo dagli studi archeologici e storici sul luogo: alcuni potrebbero essere coincidenti con aree di antico insediamento, sebbene con datazioni molto precedenti rispetto al XII secolo. Possono tuttavia offrire utili tracce di continuità o riuso:

· TORRE CILLEA: indica un’altura nei pressi di Castellace e dà il nome alla contrada nella quale è documentato un sito archeologico dell’età classico-ellenistica che presenta resti murari di insediamento italico ellenizzato. Il sito e il nome indicano che l’altura era già stata abitata ed era ed è significativa come “luogo d’altura isolato” poten zialmente adatto ( in epoche successive) a rifugi monastici o comunità eremitico-cenobitiche; 

· TORRE INFERRATA( o “Torre ferrata”, “Testaferrata”):luogo citato come parte del territorio dell’attuale Castellace, con ritrovamento dell’iscrizione votiva ad Eracle Reggino. Le aree «Torre …» segnalano alture fortificate o comunque punti strategici; un antico uso religioso o funerario aggiunge un valore simbolico / sacro al territorio — che un gruppo monastico avrebbe potuto rieleggere a propria sede;

· CASTELLACE (moderna frazione oppidese): Località attuale; altitudine circa 214 m s.l.m.; popolazione modestissima; posizione montano-collinare verso l’interno aspromontano. Pur con caratteristiche attuali, rappresenta un centro di via d’accesso tra costa e monti — plausibile come “porta di montagna” per monaci in fuga o in cerca di isolamento;

· CONTRADE MINORI( alture circostanti che , a parte l’attuale Lubrichi – “Roubiklon” bizantino -, non sempre toponimicamente risultano chiare: Il territorio di Oppido / Castellace appare punteggiato da località con toponimi dispersivi legati ad alture, torri, campagne, grotte. Queste micro-toponomastische possono nascondere tracce — mura, anfratti, grotte — che in epoche medioevali tardive erano ideali per insediamenti monastici “silenziosi”.

    Osservazioni sul toponimo “Torre”: la ricorrenza di denominazioni come “Torre Cillea”, “Torre Inferrata / Ferrata / Testaferrata” conferma che in epoca bizantina tali alture ospitavano un sistema difensivo particolarmente importante (“pyrgos”) oltre che abitativo e cultuale. In molti casi, questi nomi sono sopravvissuti come tronconi toponomastici, anche se l’edificio o gli edifici originari da cui mutuavano il nome non esistono più.

Buno Demasi