domenica 24 dicembre 2017

QUEL GELIDO, TORRIDO NATALE PER LA CHIESA LOCALE E PER LA PIANA DI GIOIA TAURO

di Bruno Demasi
     Se non ci fossero loro, i poveri, gli ultimi con le loro mute implorazioni d’aiuto e i loro mesti sorrisi, a riscattare la Chiesa e la società di questa Piana sempre più nemiche di se stesse, se non ci fossero ancora quei pochi che in silenzio nella Chiesa locale danno quotidianamente la vita per gli altri senza ambizioni di potere e senza contorcimenti mediatici, sarebbe un altro Natale da chiudere subito in freezer dopo aver strappato dal suo involucro e gettato via etichette ridondanti e inutili, quasi sfacciate.
    Sono loro, i poveri venuti dall'altra parte del mare e i poveri cresciuti in silenzio nei nostri paesi, che ci richiamano alla realtà nel turbine di questa terra , ormai ubriaca del suo niente quotidiano, e di questa chiesa locale sporcata da annose lotte intestine davanti alle quali impallidiscono, anche se non passano certo in secondo piano, persino le turpitudini più impensabili. 

    Sono loro il nostro specchio, la nostra pietra di paragone , le loro natività sui barconi di cui non parlano più i tiggì  o nelle tendopoli vecchissime e nuove dove i vertici prefettizi tollerano la compresenza di lager di seria A, B e C...  Loro che mancano di tutto , ma non del rispetto e della condivisione silenziosa della loro povertà senza confini, loro che ci insegnano a pregare in silenzio nel chiasso mediatico al quale sono stati dati in pasto la nostra società e la nostra chiesa locale, la nostra gente, persino i nomi dei nostri paesi.
     Ancora un Natale nella gogna, nella vergogna del rimpallo di responsabilità , nelle dita puntate ora contro questo ora contro quello, nell’oblio totale del nostro essere civili, della nostra fede, persino del nostro essere stati storicamente, se non culturalmente, cristiani. 

    E di quale cristianesimo vogliamo parlare noi che lasciamo abbandonata per le strade tanta gente che muore,  tra le luci pacchiane del natale più becero, tra i presepi senza anima che adornano le nostre case e le nostre chiese sempre più ridotte a fortilizi chiusi in se stessi, prive all'esterno - e non a caso -  di un sia pur minimo segno cristiano che le distingua dai bunker, a simboleggiare la chiusura totale di questa chiesa verso l'esterno, tra gli auguri patinati, le feste, le cene,  i convegni, i concerti, le occasioni mondane create per gettare fumo negli occhi alla gente e mascherare inadempienze di ogni genere?
    Di quale misericordia e di quali porte che si aprono vogliamo ancora predicare, laici o meno, sempre pronti a seminare veleni, pizzini, sussurri, giudizi, accuse, ma sempre prontissimi ad apparire addetti ai lavori e buoni cristiani?
    Buon gelido e torrido Natale a tutti!