di Domenico Napoli

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Abbiamo guardato, e guardiamo ancora, con sufficienza i marocchini che venivano a vendere ( e in piccola parte continuano a farlo) le loro cianfrusaglie per le strade e sulle spiagge per guadagnare qualche euro e poi tornarsene a casa e investirlo in cambio di tanti, ma tanti Dirham con cui costruirsi una casa o aprire una nuova attività produttiva e commerciale. Molti l’hanno già fatto in questi ultimi anni, ma non solo loro. Parecchi imprenditori italiani infatti hanno ormai lasciato soprattutto la Sicilia, la stessa Calabria e altre zone della Penisola per impiantare sul territorio del Marocco le loro aziende grazie alla politica intelligente del governo di Rabat che concede suoli, energia , strade e acqua pressochè gratis a chi apre uno stabilimento e dà lavoro a quell’esercito di ex disperati che un tempo scappava anche dalle coste del Magheb ed approdava sulle nostre per elemosinare pochi spiccioli quotidiani.
La misura di questa nuova politica vincente di Rabat è la realtà di Tangeri (foto 1), nata e cresciuta in pochissimo tempo al contrario delle insipide e colpevoli lungaggini italiane che non hanno consentito e non consentono ancora la nascita della ZES a Gioia Tauro.

Si sta realizzando insomma proprio dirimpetto alle coste della Calabria , a non molte miglia nautiche di distanza, il sogno di Gioia Tauro, quello che in una recente convegno sui possibili fattori di sviluppo per il porto calabrese, Domenico Bagalà, Amministratore Delegato della “MCT s.p.a.” Medcenter Container Terminal (vd. filmato e seconda foto) ha ripreso raccontando con una punta di invidia per tutti noi, l’esperienza di Tangeri, che nonostante presenti ancora un tessuto sociale ed economico più disastroso dell’Italia, in 4 anni è riuscita a ottenere risultati strabilianti grazie alla ZES.
Secondo Bagalà infatti la semplificazione normativa è un punto importante per le imprese che vogliono investire, a Tangeri è stato creato uno sportello unico, un unico interlocutore cui si rivolge l’azienda e che si districa successivamente nelle concessioni su più livelli. Ha inoltre specificato come la ZES sia un progetto per una zona che non possiede particolari risorse finanziarie, e dove proprio le imprese che decidono di investirvi possono fungere da start up dell’economia della regione. Il Mediterraneo, attualmente, non presenta elementi di attrazione per le imprese internazionali, perciò la ZES, come fattore di sviluppo e miglioramento logistico potrebbe portare benefici sostanziali all’economia dell’area.
Una necessità ormai imprescindibile più volte ribadita dallo stesso ingegnere Marco Simonetti, rappresentante della Contship Italia Group,( a sinistra nella terza foto) che ritiene indispensabile un impegno congiunto per creare interesse sull’area calabrese. Per Simonetti importante è, senza dubbio, sviluppare la zona retrostante per dare piena attuazione a un tipo di traffico che non sia solamente il transhipment. Il mancato impegno in questo senso potrebbe portare a un trasferimento completo del traffico navale in porti non UE, se questo non risultasse più conveniente per le grandi imprese navali. Questa fattispecie costituirebbe una seria minaccia per gli scambi marittimi dell’Europa e per la continuità degli approvvigionamenti dei Paesi comunitari.
Appare chiaro che l’opportunità per l’area industriale del porto di Gioia Tauro diventa proprio questa, ossia quella di inserirsi all’interno delle reti internazionali di relazioni commerciali – industriali – organizzative, e favorire l’insediamento di industrie che si occupino dell’assemblaggio di un prodotto finito.
L’ottimismo della volontà ci induce ancora a sperare, malgrado il pessimismo della ragione che vede nell’atteggiamento attuale dello Stato verso il Porto e verso la stessa stabilizzazione dell’autorità portuale esempi di assoluto disinteresse che occorre rimuovere al più presto se si vuole inaugurare una nuova stagione per la Piana di Gioia Tauro, per la Calabria tutta e per il Mediterraneo!