venerdì 2 gennaio 2026

Un instancabile promotore del disarmo: IL PALMESE DOMENICO ANTONIO CARDONE (di Bruno Demasi)

           Nel 124° anniversario della nascita: il filosofo, il pacifista, l'umanista calabrese  

   In un’epoca segnata ignobilmente  da conflitti e frammentazioni di ogni genere, la figura di Domenico Antonio Cardone (Palmi, 1902-1986) riemerge non solo come memoria storica, ma come necessità etica pressante e viva. Intellettuale poliedrico e visionario, ha saputo guardare oltre l’orizzonte del suo tempo, partendo dalle radici profonde della Calabria per parlare al mondo intero. Non fu accademico isolato, ma pensatore militante. Il suo sistema filosofico, spesso definito "Idealismo Cosmico" o "Umanesimo Integrale" ( che lo accosta non incidentalmente al grande pensatore cattolico Jacques Maritain), poneva al centro l'idea che l'essere umano non sia un'entità isolata, ma parte di un tutto armonico.

     Ricordarlo oggi, in questo freddo e (colpevolmente) anonimo anniversario della sua nascita, significa anzitutto essere coscienti che egli andò oltre il particolarismo sostenendo che la filosofia deve servire a superare gli egoismi individuali e nazionali e seppe intrecciare un dialogo fecondo con i grandi: dalla sua scrivania di Palmi, corrispondeva con i massimi esponenti della cultura europea, dimostrando che la periferia geografica può diventare centro del pensiero universale. 

   Il tratto distintivo di Cardone è il suo impegno radicale per la pace. Fu tra i primi in Italia a teorizzare un pacifismo che non fosse semplice assenza di guerra, ma costruzione attiva di giustizia e si distinse per il suo impegno civile: fondò movimenti e partecipò attivamente a congressi internazionali per la pace, promuovendo l'idea di un ordinamento giuridico capace di rendere la guerra un "crimine fuori legge". La sua riflessione sul disarmo atomico e sulla fratellanza tra i popoli risuona oggi con una forza profetica, ricordandoci che la pace è un processo culturale prima che politico.

    Il fulcro del suo pensiero è l'Umanesimo Sociale. Per Cardone, l'uomo non è un'entità isolata, ma si realizza pienamente solo nel rapporto con l'altro. La sua visione cerca di superare gli egoismi individuali e nazionali per approdare a una solidarietà che abbracci l'intera umanità: uno dei più chiari precursori del mondialismo in Italia. Sosteneva con incredibile modernità la necessità di superare il concetto di sovranità assoluta degli Stati e di creare un ordine giuridico e morale mondiale per prevenire i conflitti, promuovere la pace come "condizione attiva" di giustizia e collaborazione tra i popoli.
 
    In un'epoca segnata dalle crisi delle grandi ideologie, Cardone si oppose, e si oppone ancora oggi fermamente con i suoi studi, al nichilismo e al materialismo estremo che sembra contagiare persino le più alte sfere di governo dei popoli. Egli crede nel recupero dei valori spirituali e morali e vede nella cultura e nella filosofia gli strumenti per elevare lo spirito umano sopra la pura sopravvivenza biologica o economica.

    Fondando la rivista Rassegna di Filosofia, Cardone intende creare un ponte tra le diverse correnti di pensiero. Il suo approccio è sinottico, cerca di guardare alla realtà nella sua interezza, integrando arte, religione, scienza e filosofia per offrire una guida coerente all'agire umano. Un concetto chiave della sua speculazione raffinatissima e potente è quello della "Fratellanza Cosmica". Un filosofo di primissimo piano che sa estendere il dovere morale oltre i confini della propria nazione o religione, parlando di un legame ontologico che unisce ogni essere vivente. Ciò lo portò a collaborare con grandi pensatori internazionali, tra cui figure del calibro di Albert Schweitzer.

    Cardone non espresse il suo pensiero solo attraverso saggi filosofici, ma anche attraverso una raffinata produzione letteraria e poetica. Fondò una delle riviste più prestigiose del settore, la “Rassegn a di Filosofia”, rendendo la Calabria un punto di riferimento per il dibattito filosofico internazionale. Fu poeta di grande spessore lirico: nei suoi versi il paesaggio calabrese — con i suoi strapiombi sul viola del mare e la forza dell'Aspromonte — diventa metafora dell'anima umana in cerca di infinito.Fu anche critico , analizzando con acume le opere dei suoi contemporanei e cercando sempre il legame tra estetica ed etica: 

"L'uomo è tale in quanto è capace di sentire in sé l'umanità intera."  

    Direi ben a ragione che fu un autore prolifico. Le sue opere originali hanno spesso copertine eleganti, tipiche dell'editoria filosofica di metà Novecento. Tra le più significative:

"Il Divenire e l'Uomo": la sua opera monumentale in tre volumi (1940-1946);
"La filosofia di Gesù" (1948): Un testo che analizza la figura di Cristo sotto una lente puramente filosofica e universale;
"L'uomo nel cosmo" (1957), in cui espone la sua visione del rapporto tra individuo e universo;
"Ricerche Filosofiche", la prestigiosa rivista da lui fondata e diretta, il cui frontespizio recava orgogliosamente la dicitura "Palmi (Calabria)".


   Celebrare questo gigante di vita e di pensiero, tanto illustre quanto poco ricordato, a 124 anni dalla nascita significa onorare una Calabria che non si piange addosso, ma che progetta consapevolmente  il futuro. Il suo insegnamento ci invita a essere "cittadini del mondo" senza dimenticare il valore del luogo in cui siamo nati. La sua instancabile promozione del disarmo e della solidarietà  sociale e civile rimane un monito per le nostre classi dirigenti , anche locali, e un'ispirazione per le nuove generazioni.

Bruno Demasi