Nel cuore di Taurianova, a un passo dal duomo, all’angolo di via Roma 32, c’è una porta che si apre da più di un secolo su un ambiente impregnato del profumo della carta stampata. È la porta della Libreria‑Edicola Accardi, oggi guidata da Caterina Accardi, erede di una storia familiare che attraversa tre generazioni. Non è soltanto un esercizio commerciale: è un luogo di incontro e di crescita che resiste alla desertificazione libraria e alla commercializzazione selvaggia del libro. Una presenza così rara da essere citata persino dal Sole 24 Ore.
La storia della libreria emerge con forza in un’intervista che Caterina Accardi ha rilasciato al Quotidiano del Sud qualche tempo fa : un racconto di lavoro costante, sacrificio e responsabilità civile. «Quello che mio nonno Giovanni e mio padre Michelangelo scelsero di fare è un lavoro usurante», dice Accardi, ricordando le albe passate ad aprire l’edicola e le sere a impacchettare la resa dei quotidiani.È un mestiere che non si eredita soltanto: si custodisce. E in una città che per decenni è stata raccontata solo attraverso le faide, la libreria è diventata un luogo di normalità resistente, un punto di riferimento per chi cerca libri, giornali, orientamento, ascolto: un presidio culturale di primo livello.
La Libreria Accardi è diventata uno dei motori della cultura della Piana: presentazioni, incontri, dialoghi con autori come Michele Ainis, Bobo Craxi, Emiliano Morreale, Fulvio Abbate. È qui che, dopo una serata dedicata alla Costituzione, un gruppo di lettori ha proposto un brindisi civile: un gesto semplice, ma emblematico di una comunità che vuole riconoscersi nei valori democratici.La libreria non è solo un negozio: è un laboratorio di cittadinanza.
In un’epoca in cui l’acquisto online sembra aver divorato ogni spazio fisico, la Libreria Accardi continua a essere un contesto dove si parla di libri guardandosi negli occhi, si costruiscono relazioni di fiducia, si coltiva un’idea di cultura come bene comune, si pratica una forma di economia etica, che non sacrifica la qualità alla velocità. Le recensioni dei lettori lo confermano: «informazione, competenza, cultura e cordialità vanno a braccetto»; «entrarci è come sentirsi in un ambiente familiare»; «una sfida, in questo tempo, promuovere la lettura»
In un’epoca in cui l’acquisto online sembra aver divorato ogni spazio fisico, la Libreria Accardi continua a essere un contesto dove si parla di libri guardandosi negli occhi, si costruiscono relazioni di fiducia, si coltiva un’idea di cultura come bene comune, si pratica una forma di economia etica, che non sacrifica la qualità alla velocità. Le recensioni dei lettori lo confermano: «informazione, competenza, cultura e cordialità vanno a braccetto»; «entrarci è come sentirsi in un ambiente familiare»; «una sfida, in questo tempo, promuovere la lettura»
La Libreria incarna perfettamente e va anche oltre ciò che l’antropologo Vito Teti definisce restanza: la scelta di restare non come immobilità, ma come gesto politico, come cura del territorio, la scelta di informarsi e di esercitare ad alta voce il diritto individuale di cittadinanza. Caterina Accardi lo dice con semplicità: «Siamo sati l’unica libreria nella Capitale del Libro 2024. È un bel riconoscimento, anche se ogni tanto affiorano dei dubbi». Eppure resta. Resta per i giovani che partono e tornano, per quelli che cercano un libro per la scuola, per chi vuole capire il mondo attraverso un quotidiano, per chi crede che la cultura sia ancora un modo per riscattare un territorio ferito.
Nel reportage del Sole 24 Ore, la libreria appare come parte di una rete di realtà culturali che stanno contribuendo alla rigenerazione di Taurianova: associazioni, biblioteche, laboratori creativi, iniziative sulla legalità. Il quotidiano economico sottolinea come la città stia tentando di «cancellare i segni della ’ndrangheta e riaffermare la cultura della legalità» attraverso libri, festival, reading, progetti educativi.In questo scenario, la Libreria Accardi è un simbolo di continuità: un luogo che c’era prima, c’è oggi e — se la comunità continuerà a sostenerlo — ci sarà domani.
C’è un gesto, tra i più significativi, che racconta la natura profonda della Libreria Accardi: ogni 14 maggio, Caterina Accardi espone in vetrina un libro, una foto, un ricordo dedicato a Walter Schepis, il giovane di Taurianova assassinato nel 1991 in un agguato mafioso mentre si trovava per caso nel luogo sbagliato. È una commemorazione sobria, senza retorica, che non cerca clamore. Un piccolo altare laico fatto di carta e memoria. La libreria diventa così un luogo di lutto condiviso, ma anche di educazione civile: chi entra e chiede “chi era Walter?” riceve una risposta, un racconto, un frammento di storia che rischierebbe altrimenti di perdersi.In un territorio dove la memoria delle vittime innocenti della ’ndrangheta è spesso affidata alle famiglie e a pochi presidi civili, la Libreria Accardi compie un atto di resistenza morale: ricordare significa opporsi all’oblio, e quindi alla violenza che l’oblio produce. È un gesto che appartiene alla tradizione delle librerie civili italiane: quelle che non vendono solo libri, ma custodiscono storie.
Scrivere della Libreria Accardi significa raccontare una storia che non riguarda solo Taurianova, ma tutte le periferie culturali d’Italia: luoghi dove la presenza di una libreria è un atto di coraggio civile, un gesto di fiducia nella comunità, un modo per dire che la cultura non è un lusso, ma un diritto.È una storia che merita di essere raccontata, perché parla di resistenza, cura, memoria e futuro.
Nel reportage del Sole 24 Ore, la libreria appare come parte di una rete di realtà culturali che stanno contribuendo alla rigenerazione di Taurianova: associazioni, biblioteche, laboratori creativi, iniziative sulla legalità. Il quotidiano economico sottolinea come la città stia tentando di «cancellare i segni della ’ndrangheta e riaffermare la cultura della legalità» attraverso libri, festival, reading, progetti educativi.In questo scenario, la Libreria Accardi è un simbolo di continuità: un luogo che c’era prima, c’è oggi e — se la comunità continuerà a sostenerlo — ci sarà domani.
C’è un gesto, tra i più significativi, che racconta la natura profonda della Libreria Accardi: ogni 14 maggio, Caterina Accardi espone in vetrina un libro, una foto, un ricordo dedicato a Walter Schepis, il giovane di Taurianova assassinato nel 1991 in un agguato mafioso mentre si trovava per caso nel luogo sbagliato. È una commemorazione sobria, senza retorica, che non cerca clamore. Un piccolo altare laico fatto di carta e memoria. La libreria diventa così un luogo di lutto condiviso, ma anche di educazione civile: chi entra e chiede “chi era Walter?” riceve una risposta, un racconto, un frammento di storia che rischierebbe altrimenti di perdersi.In un territorio dove la memoria delle vittime innocenti della ’ndrangheta è spesso affidata alle famiglie e a pochi presidi civili, la Libreria Accardi compie un atto di resistenza morale: ricordare significa opporsi all’oblio, e quindi alla violenza che l’oblio produce. È un gesto che appartiene alla tradizione delle librerie civili italiane: quelle che non vendono solo libri, ma custodiscono storie.
Scrivere della Libreria Accardi significa raccontare una storia che non riguarda solo Taurianova, ma tutte le periferie culturali d’Italia: luoghi dove la presenza di una libreria è un atto di coraggio civile, un gesto di fiducia nella comunità, un modo per dire che la cultura non è un lusso, ma un diritto.È una storia che merita di essere raccontata, perché parla di resistenza, cura, memoria e futuro.
Bruno Demasi