lunedì 25 maggio 2026

ANTONIO PIROMALLI: la coscienza critica di una Calabria non più marginale (di Mara Vittoria Colosimi)



    Mara Vittoria Colosimi in questo saggio breve coglie con finezza ciò che spesso sfugge: Antonio Piromalli non è soltanto uno dei grandi critici del Novecento, ma lo studioso grazie al quale la Calabria smette di essere periferia e diventa progetto civile nazionale. La sua lettura non indulge mai nell’agiografia; al contrario, illumina la complessità di un percorso che ha trasformato la marginalità in strumento di emancipazione. In questa bella pagina, la voce dell’Autrice si intreccia con quella del critico, seguendone il cammino dalle aule del Maurolico alla fondazione di "Letteratura e società", dalle indagini su Dante e Fogazzaro alla monumentale "Letteratura calabrese". Ne emerge un ritratto rigoroso e insieme vibrante, capace di mostrare come Piromalli abbia restituito alla sua regione una storia culturale continua, una “linea di resistenza” che attraversa i secoli e che ancora oggi interroga il presente. Comprendere Piromalli significa comprendere una Calabria che pensa, che critica, che costruisce. E significa riconoscere, attraverso la scrittura limpida e partecipe di Mara Vittoria Colosimi, che la cultura può ancora essere un atto di responsabilità verso la propria comunità.(Bruno Demasi) 
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   La storia personale di Antonio Piromalli e quella collettiva si intrecciano fino a diventare inseparabili. Ma per comprenderlo davvero occorre allargare lo sguardo: la sua figura non è solo quella di un grande critico del Novecento italiano, bensì il simbolo di una Calabria che, attraverso la sua opera, acquisisce finalmente una coscienza critica di sé e si afferma come soggetto culturale della nazione. 

    Per secoli la Calabria è stata percepita come periferia, come terra di ritardi e di solitudini, come luogo da cui partire. Piromalli ribalta questa prospettiva: mostra che la marginalità può diventare osservatorio privilegiato, che la distanza può trasformarsi in lucidità, che una regione spesso silenziata può rivelarsi laboratorio di modernità. La sua opera è il gesto con cui la Calabria entra nella storia culturale italiana non come eccezione, ma come tradizione.

    Nato a Maropati nel 1920, in una terra ancora segnata da ritmi arcaici e da un’economia contadina, Piromalli cresce in un ambiente dove la parola scritta è un bene prezioso, quasi un talismano. La sua formazione si compie a Messina, al Liceo Maurolico, luogo che segna la sua precoce vocazione umanistica. Qui, tra i classici latini e la poesia moderna, matura la convinzione che la letteratura non sia un ornamento, ma una forma di conoscenza capace di illuminare la condizione umana.¹

    Gli anni universitari consolidano un metodo che sarà la cifra di tutta la sua opera: leggere la letteratura come storia, come documento umano, come campo di forze ideologiche. Piromalli si muove nel solco di De Sanctis, ma ne amplia la prospettiva con una sensibilità sociologica che guarda alla letteratura come specchio delle contraddizioni del proprio tempo.² Non è interessato all’estetismo né alle fughe nell’irrazionale: cerca nella parola scritta la traccia di un conflitto, di una tensione, di un’aspirazione civile.

    La sua carriera accademica è un viaggio attraverso l’Italia: Urbino, Bologna, Ferrara, Reggio Calabria, fino alla cattedra di Salerno, ottenuta nel 1976.³ Ogni sede è un laboratorio, ogni corso un’occasione per formare generazioni di studenti alla lettura critica. Nel 1999 fonda la rivista Letteratura e società, che diventa un luogo di dialogo tra studiosi e scrittori, un crocevia di idee in un panorama culturale spesso frammentato.⁴

    Il metodo di Piromalli si fonda su tre assi portanti. Il primo è la storicizzazione radicale: ogni opera è figlia del proprio tempo e risponde a un problema storico concreto. Il secondo è l’analisi delle ideologie: la letteratura è un campo di battaglia simbolico, dove si confrontano visioni del mondo. Il terzo è il rifiuto dell’irrazionalismo: Piromalli privilegia gli autori che cercano una mediazione tra inquietudine e ragione, tra dolore e progetto civile.⁵

  Questa prospettiva gli permette di leggere Dante non come un monumento, ma come un intellettuale politico. In L’ideologia letteraria di Dante (1968), il poeta fiorentino emerge come un autore che usa la lingua per rifondare un ordine civile, non come un semplice teologo o visionario.⁶ La Commedia diventa così un testo che parla di potere, di giustizia, di comunità. Uno dei contributi più originali di Piromalli è lo studio Fogazzaro e il Fogazzarismo (1956). Qui Fogazzaro non è letto come autore intimista, ma come interprete delle tensioni del cattolicesimo di fronte alla modernizzazione dell’Italia unita.⁷ La narrativa fogazzariana diventa il luogo in cui si manifesta il conflitto tra tradizione e progresso, tra fede e scienza, tra individuo e società. È una lettura che anticipa molte linee della critica successiva e che mostra la capacità di Piromalli di cogliere nella letteratura i segnali profondi del cambiamento. 
 
    Ma il cuore della sua opera è La letteratura calabrese (1996), una sintesi monumentale che ha cambiato il modo di leggere la storia culturale della regione. Prima di lui, la Calabria era percepita come un insieme di figure isolate: Gioacchino da Fiore, Campanella, Alvaro. Piromalli dimostra invece che esiste una continuità, una “linea di resistenza” che attraversa i secoli.⁸ La Calabria non è periferia, ma parte integrante della storia culturale italiana; esprime una tensione costante verso l’utopia e la riforma; i suoi scrittori incarnano una funzione civile, spesso in opposizione alle strutture oppressive del loro tempo.⁹ In questa prospettiva, la Calabria diventa un laboratorio di modernità, un luogo dove si sperimentano forme nuove di pensiero e di scrittura. Piromalli restituisce alla sua terra una dignità culturale che la storiografia nazionale aveva spesso negato, mostrando come la marginalità geografica possa diventare centralità intellettuale.

    Accanto all’attività accademica, Piromalli coltiva un forte senso di responsabilità civile. La cultura, per lui, è un presidio di libertà. Questo principio trova la sua espressione più alta nella donazione della sua biblioteca personale — circa 15.000 volumi — al Comune di Maropati.¹⁰ Non è un gesto nostalgico, ma un atto pedagogico: lasciare ai giovani un luogo dove la conoscenza possa diventare strumento di emancipazione.

    Ed è proprio in questo gesto che la sua figura assume un valore simbolico: la Calabria che lo ha formato diventa la Calabria a cui egli restituisce strumenti, memoria, futuro. Non più terra da cui fuggire, ma terra da cui ripartire.

    Piromalli si spegne nel 2003, ma la sua eredità rimane intatta. La sua opera, nutrita da un profondo senso della storia e da un altrettanto profondo amore per la sua terra, ha restituito alla Calabria la sua voce culturale e all’Italia una pagina fondamentale della sua coscienza letteraria. La sua eredità non è soltanto nei libri che ha scritto, ma nel modo in cui ha insegnato a leggere: con rigore, con passione, con responsabilità. E soprattutto nel modo in cui ha insegnato a pensare la Calabria: non come periferia, ma come luogo critico, come laboratorio di modernità, come parte viva della nazione.

Mara Vittoria Colosimi
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1. P. Tuscano, Antonio Piromalli e la critica letteraria nel secondo Novecento, in «Rassegna di cultura e vita scolastica», 2004, pp. 12‑15. 
2. T. Iermano – G. Santangelo (a cura di), Antonio Piromalli: la letteratura come impegno civile, Olschki, Firenze, 2005, pp. 33‑40. 
3. Ivi, pp. 41‑45. 
4. Ivi, pp. 112‑118. 
5. A. Piromalli, Indagini e letture, Pellegrini, Cosenza, 1970, pp. 7‑18. 
6. A. Piromalli, Fogazzaro e il Fogazzarismo, Paideia, Brescia, 1956, pp. 21‑56. 
7. A. Piromalli, L’ideologia letteraria di Dante, Olschki, Firenze, 1968, pp. 9‑44. 
8. A. Piromalli, La letteratura calabrese, vol. I, Pellegrini, Cosenza, 1996, pp. 3‑28. 
9. A. Piromalli, La letteratura calabrese, vol. II, Pellegrini, Cosenza, 1996, pp. 201‑245. 
10. AA.VV., L’opera di Antonio Piromalli. Letteratura e impegno civile, Pellegrini, Cosenza, 2004, pp. 77‑82.