martedì 12 maggio 2026

DA MELISSA A LOCRI: RICORDANDO MARIO CASABURI E LA SUA VISIONE DEL NOVECENTO CALABRESE (di Bruno Demasi)


    Si avverte, in un panorama storiografico attuale spesso stucchevole e ripetitivo, la mancaza di una figura come quella di Mario Casaburi — storico calabrese tra i più attenti alla dimensione civile del Novecento, già autore di Il Novecento calabrese tra riforme mancate e modernizzazione incompiuta (2019)¹ e di Territori in bilico. Scritti sulla Calabria repubblicana (2022)². Lo voglio ricordare qui  attraverso un suo libro che è una pietra miliare per gli studi sul Novecento calabrese “Per una storia della Calabria contemporanea” (cittàcalabriaedizioni), il suo lavoro più maturo caratterizzato da una scrittura, asciutta e sorvegliata, sostenuta da un metodo che intreccia fonti archivistiche, testimonianze, atti giudiziari e una riflessione costante sul rapporto tra memoria e potere.

    Il libro, che costituisce un vero e proprio testamento storiografico, si apre su Melissa, 29 ottobre 1949, un episodio che per decenni è rimasto ai margini della coscienza nazionale. Quel giorno, durante una manifestazione di braccianti che reclamavano l’assegnazione delle terre incolte del latifondo Fragalà, la polizia sparò sulla folla: tre morti — Giovanni Zito, Francesco Nigro, Angelina Mauro — e decine di feriti³. Casaburi restituisce la scena con una precisione che non indulge nel patetico: «A Melissa — scrive — la Repubblica mostrò la sua fragilità prima ancora della sua forza»⁴. È una frase breve, ma racchiude il senso del libro: la Calabria come luogo in cui le contraddizioni dello Stato si manifestano con una chiarezza quasi crudele. Melissa non è, per Casaburi, un episodio locale: è un paradigma attraverso cui leggere la durezza delle strutture agrarie, la distanza tra Stato e cittadini, la difficoltà della democrazia nel suo primo decennio di vita. L’autore insiste su un punto decisivo: la rimozione. Melissa è stata progressivamente espulsa dalla memoria pubblica, ridotta a un incidente marginale, quasi imbarazzante per la narrazione nazionale del dopoguerra.

    Dall’altra parte del libro, come un contrappunto, c’è Locri, 16 ottobre 2005. L’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno, ucciso in un seggio delle primarie dell’Ulivo, provocò una reazione civile senza precedenti: migliaia di studenti scesero in piazza con lenzuola bianche, simbolo di una Calabria che rifiutava la rassegnazione. Casaburi osserva: «A Locri la memoria non è un esercizio, ma un’urgenza»⁵. È una frase che restituisce la natura di quel movimento: spontaneo, fragile, ma capace di incrinare per un momento la superficie dell’indifferenza.Il merito dell’autore è quello di sottrarre Locri alla retorica. Non è la “rivolta delle lenzuola” ridotta a slogan, ma un movimento complesso, stratificato, in cui la società civile tenta di riappropriarsi dello spazio pubblico. Casaburi analizza i limiti, le ambiguità, le contraddizioni di quella stagione, senza mai cedere al moralismo.
 
  Casaburi mettendo in dialogo Melissa e Locri, non cerca analogie facili, non costruisce parallelismi forzati: mostra invece come le forme del potere cambino, ma le dinamiche profonde restino riconoscibili.Il latifondo non esiste più, ma sopravvivono altre forme di dominio: clientele, burocrazie paralizzanti, criminalità organizzata, disuguaglianze strutturali. Allo stesso tempo, però, sopravvive anche una energia civile intermittente, che emerge nei momenti di crisi e poi sembra ritirarsi. L'Autore non indulge nel vittimismo, non racconta un meridione immobile: preferisce interrogare le responsabilità diffuse, le ambiguità del potere, le rimozioni della memoria pubblica. La Calabria non è mai rappresentata come periferia, ma come crocevia di tensioni nazionali.

  Uno degli aspetti più interessanti del libro è la riflessione sulla memoria pubblica. Casaburi mostra come la Calabria non sia solo un luogo di eventi: ciò che viene ricordato e ciò che viene taciuto determina la percezione del territorio più dei fatti stessi. Melissa è stata rimossa perché disturbava la narrazione di una Repubblica pacificata. Locri è stata semplificata perché disturbava la narrazione di una Calabria immobile. In entrambi i casi, la memoria è diventata un campo di battaglia: tra istituzioni, media, comunità locali, movimenti civili.

    Per una storia della Calabria contemporanea è un testo che dialoga perfettamente con una linea critica rigorosa e non folklorica. È un libro che invita a guardare la Calabria non come un repertorio di emergenze, ma come un laboratorio civile, un luogo in cui la storia continua a produrre domande, conflitti, possibilità.  Casaburi non offre soluzioni, né proclami: offre strumenti e lezioni di storiografia. E questo, in un panorama editoriale spesso dominato da narrazioni semplificate e non di prima mano , è già un gesto politico. Melissa e Locri non sono due capitoli separati: sono due punti di un’unica storia, che attraversa la Calabria e, con essa, l’Italia intera.

                                                                                                        Bruno Demasi

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1.  M. Casaburi, Il Novecento calabrese tra riforme mancate e modernizzazione incompiuta, Edizioni Meridiane, 2019.
2. M. Casaburi, Territori in bilico. Scritti sulla Calabria repubblicana, Rubbettino, 2022.
3. Sulle vicende di Melissa si veda anche G. Rossi, La rivolta dei braccianti, Laterza, 1970.
4. M. Casaburi, Per una storia della Calabria contemporanea. Da Melissa a Locri, 2026, p. 17.
Ivi, p. 203. 
5.Ibidem.