giovedì 7 maggio 2026

OPPIDO MAMERTINA NEL “GRAND ALMANACH DUPONT”(1896): un incontro a sorpresa con la memoria francese (dI Francesco Barillaro)


  La scoperta che Francesco Barillaro racconta nel testo che segue riguarda un ritrovamento fortuito che restituisce a Oppido Mamertina una presenza inattesa nella cultura popolare francese di fine Ottocento  mediante il “Grand Almanach Paul Dupont”, pubblicazione annuale di grande diffusione nella Francia dell’epoca che, proprio per la sua natura popolare, raramente dedicava spazio a località periferiche o a ritualità religiose specifiche. Eppure, nel volume del 1896, tra Vienna e Londra, tra Cromwell e la regina Elisabetta, compare “Oppido-Mamertino”. Una menzione breve, ma sorprendente, che descrive la processione penitenziale del Venerdì Santo con toni vividi, talvolta imprecisi, certamente influenzati dalla sensibilità francese per il “pittoresco” meridionale. Il valore di questo trafiletto non risiede soltanto nella rarità della fonte — ad oggi, l’unica testimonianza ottocentesca francese nota sul rito oppidese — ma anche nella sua capacità di mostrarci come il nostro territorio venisse percepito all’estero: luogo di intensità rituale, di tradizioni arcaiche, di gesti che colpivano l’immaginazione di chi osservava da lontano. Al tempo stesso, la pagina rivela anche gli inevitabili fraintendimenti: l’immagine del “vescovo coronato di spine”, che Barillaro giustamente problematizza, è un esempio emblematico di come la distanza culturale potesse trasformare la realtà in racconto. Ho ritenuto importante pubblicare questo contributo perché aggiunge un tassello alla memoria storica di Oppido Mamertina e perché dimostra come la ricerca — anche quella che nasce per caso, tra fogli sciolti e carte ingiallite — possa restituirci una dimensione più ampia della nostra identità. (Bruno Demasi)

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    Il primo maggio scorso , durante una passeggiata tra le bancarelle del mercatino dell’antiquariato di Teramo, lungo il Viale dei tigli, mi fermai davanti a un banco che sembrava uscito da un’altra epoca: vecchi libri senza copertina, fogli sciolti, carte ingiallite, un caos affascinante. Il venditore, un anziano signore dalla voce calma, mi disse che quel mucchio disordinato apparteneva a un volume francese, privo di copertina, con le pagine scomposte e non numerate. «Se cerchi qualcosa sulla Calabria o sull’Abruzzo, magari ti capita la fortuna», aggiunse con un sorriso. Mi misi a sfogliare. Centinaia di pagine, nessun ordine, nessuna garanzia. Dopo due ore, stanco, trovai un titolo in neretto: “VENDREDI SAINT. Parlava di Vienna. Stavo per rimettere il foglio al suo posto quando, più in basso, quasi nascosto, lessi una riga che mi fece sussultare: Oppido-Mamertino, en Italie” ¹.

    Per un attimo pensai di aver letto male. Invece no: era proprio Oppido Mamertina, il mio paese, citato nel “Grand Almanach Paul Dupont” del 1896, uno dei più diffusi almanacchi illustrati francesi dell’Ottocento. Un volume di grande formato, circa 380 pagine, ricco di illustrazioni, notizie astronomiche, ricette, curiosità, pubblicità². Vedere Oppido lì dentro, tra Vienna e Londra, tra Cromwell e la regina Elisabetta, fu un’emozione difficile da spiegare. Una presenza minuscola, ma dal peso simbolico enorme. Un unicum nella stampa popolare francese

    Quella breve nota rappresenta, per quanto oggi sappiamo, l’unica menzione ottocentesca di Oppido Mamertina nella stampa popolare francese³. Non un articolo, non un reportage, non un resoconto di viaggio: un trafiletto in un almanacco, un genere editoriale che mescolava astronomia, storia, ricette, curiosità, consigli domestici, pubblicità. Eppure, proprio in quel contesto ibrido e popolare, Oppido appare come luogo di una ritualità penitenziale così intensa da meritare l’attenzione di un pubblico francese. La fonte, secondo quanto si può dedurre, sarebbe stata il conte Puymagre, viaggiatore curioso delle tradizioni meridionali, che aveva raccolto descrizioni di processioni e riti penitenziali del Sud Italia⁴. La sua voce, filtrata dalla redazione dell’almanacco, diventa l’unico ponte tra Oppido e la cultura popolare francese di fine secolo.

   Questa la traduzione letterale: “ Una cerimonia molto curiosa a Oppido Mamertiuno, in Italia: è la processione della penitenza ( dei penitenti). Un lungo corteo s’incolonna nella borgata. Giovani uomini robusti e resistenti, con la testa coronata di spine, portano sulle loro spalle una statua della Vergine. Ogni movimento della statua, sul suo piedistallo, affonda ancora di più le spine nei loro crani. Il vescovo, coronato di spine, preceduto da suo clero, dalle congregazioni laiche e dalle personalità comunali, seguito dalla folla piangente, gemente e salmodiante, accompagna la venerata statua della Madonna”

    Il trafiletto descrive una processione di flagellanti, uomini robusti con la testa coronata di spine che portano la statua della Vergine. Una scena che, pur nella sua drammaticità, rientra nella tradizione penitenziale meridionale. Ma poi arriva la frase che mi ha lasciato interdetto: “Il vescovo, coronato di spine, preceduto dal suo clero…”⁵ : una scena che, letta oggi, appare impossibile. Nel 1896 il vescovo di Oppido era Antonio Maria Curcio, calabrese di Pizzo, figura colta e rispettata, ricordata per la sua azione pastorale e per il suo legame con la città. Che Curcio — o qualunque altro vescovo dell’Ottocento — partecipasse a una processione coronato di spine, come un penitente, è storicamente e antropologicamente inverosimile. Perché allora l’almanacco lo afferma?

    Perché gli almanacchi popolari francesi dell’epoca avevano un modo tutto loro di guardare al Mezzogiorno: tendevano a esotizzare le pratiche religiose; confondevano spesso ruoli ecclesiastici e figure locali; usavano termini come "évêque" in senso estensivo, per indicare genericamente il “capo religioso”; privilegiavano il pittoresco, il drammatico, il “folklore sanguigno”. È probabile che il redattore abbia scambiato un capo-confraternita o un parroco per un vescovo, oppure che abbia semplicemente romanzato la scena per renderla più impressionante agli occhi del lettore francese. Per la cultura popolare francese dell’Ottocento, il Mezzogiorno italiano era infatti un luogo di ritualità arcaiche, religiosità intensa, pratiche penitenziali esagerate, colori forti ed emozioni collettive. Gli almanacchi, destinati a un pubblico borghese urbano, alimentavano questa immagine con descrizioni vivide, spesso imprecise, ma sempre affascinanti. Oppido, in questo contesto, diventa un simbolo: un frammento di un Sud percepito come remoto, misterioso, profondamente rituale.

  Al di là dell’errore, la menzione di Oppido nel Grand Almanach Dupont è preziosa. Mostra che la ritualità penitenziale del paese aveva raggiunto, seppur episodicamente, una visibilità internazionale. Rivela come la cultura popolare francese guardasse al Mezzogiorno come a un luogo di tradizioni arcaiche, potenti, quasi “esotiche ”. E soprattutto restituisce a Oppido un frammento di memoria che rischiava di andare perduto.

   Quel foglio ingiallito, trovato per caso su una bancarella, è diventato per me una piccola rivelazione. Un frammento di storia culturale che riporta Oppido Mamertina dentro la geografia immaginaria dell’Europa di fine Ottocento. Un tassello che racconta non solo come eravamo, ma anche come ci vedevano. E come spesso accade, sono proprio i dettagli minori — un trafiletto, un errore, un almanacco dimenticato — a illuminare le pieghe più nascoste della storia.

Francesco Barillaro

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1. Grand Almanach Paul Dupont, 1896, p. 112: «Oppido-Mamertino, en Italie…». 
2. Sulla struttura dell’almanacco: ibid., sezioni “Éphémérides”, “Menu du jour”, “Publicités”, pp. 110–115. 
3. Non risultano altre menzioni di Oppido Mamertina negli almanacchi popolari francesi dell’Ottocento (ricerche condotte su fondi digitalizzati Gallica-BnF). 
4. Il conte Puymagre è citato come fonte di notizie su ritualità meridionali in vari repertori francesi di fine secolo (cfr. Revue des traditions populaires, 1894, pp. 201–203). 
5. Grand Almanach Paul Dupont, 1896, p. 112: «L’évêque, couronné d’épines…».