Il carteggio è un laboratorio di etica e di stile: due scrittori che si interrogano sul senso del loro mestiere, sulla funzione civile della parola, sulla possibilità di raccontare la verità senza tradirla perché condividono una stessa idea di letteratura: un atto di responsabilità. Eppure le loro poetiche divergono in modo fecondo: La Cava osserva la comunità dall’interno, con uno sguardo che potremmo definire etnografico: la provincia come teatro morale, il paesaggio come coscienza, la vita quotidiana come luogo di verità. Sciascia procede per illuminazioni razionali: la scrittura come indagine, la Sicilia come metafora dello Stato, la verità come esercizio di libertà.
Nel dialogo epistolare, queste due prospettive non si annullano: si completano. Sciascia vede in La Cava un modello di misura; La Cava vede in Sciascia un compagno di rigore.Sciascia scrive: «Le cose di La Cava costituivano per me esempio e modello del come scrivere: della semplicità, essenzialità e rapidità a cui aspiravo»⁴ La Cava, dal canto suo, definisce Sciascia «della stessa tempra morale di Tolstoj» e uno scrittore che «mira alla verità, alla rettitudine, alla fermezza»⁵.
Il carteggio permette di rileggere l’opera di La Cava con occhi nuovi: La ragazza di Calabria come romanzo della dignità femminile e della comunità che giudica; I misteri della Calabria come indagine morale sul territorio; La melagrana come metafora della fragilità e della resistenza; Le memorie del vecchio maresciallo come ritratto di un potere minore, ma non meno incisivo. Una frase de La melagrana sintetizza bene la poetica caviana: «Ogni vita è un frutto che si apre: a volte dolce, a volte amaro»⁶. E Sciascia, leggendo La Cava, annota: «In lui la verità non è mai gridata: è detta piano, come si dice una cosa necessaria»⁷.
La Calabria del 2026 — con le sue trasformazioni, le sue contraddizioni, le sue domande — è ancora attraversata dai temi che La Cava e Sciascia discutevano: la responsabilità individuale; la comunità come luogo di conflitto e solidarietà; la verità come esercizio quotidiano; la dignità dei personaggi minimi;il rapporto tra periferia e centro e soprattutto la dignità calpestata della terra e della gente.
Bruno Demasi
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1. Mario La Cava, La ragazza di Calabria, Milano, Mondadori, 1955, p. 47.
2. Mario La Cava, I misteri della Calabria, Milano, Jaca Book, 2003 (ed. orig. 1952), p. 12.
3. Mario La Cava – Leonardo Sciascia, Lettere dal centro del mondo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2012, p. 9.
4. Leonardo Sciascia, lettera a Mario La Cava, in Lettere dal centro del mondo, cit., p. 56.
5. Mario La Cava, articolo sulla Gazzetta del Popolo, 1965, cit. in Stefania Brivido, Universo Letterario, 2020.
6. Mario La Cava, La melagrana, Milano, Mondadori, 1963, p. 21.
7. Leonardo Sciascia, lettera a Mario La Cava, in Lettere dal centro del mondo, cit., p. 112.
