La sua formazione universitaria alla Sapienza di Roma, sotto la guida di Lionello Venturi, la colloca dentro una tradizione alta della disciplina; ma è il ritorno in Calabria a definire davvero il profilo della studiosa. Zinzi fu ispettore onorario per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte per la provincia di Catanzaro, insegnò al Liceo Classico “Galluppi” e poi all’Università di Reggio Calabria, e fece della didattica un’estensione naturale della ricerca.
La narrazione della sua vita, in Calabria, si intreccia con alcune battaglie emblematiche. Una riguarda Scolacium, area archeologica che Zinzi contribuì a sottrarre alla distruzione nel 1961, intervenendo contro i lavori che avrebbero potuto comprometterne l’integrità²; il sito è ricordato oggi come uno dei luoghi simbolo della sua azione di tutela. Un’altra riguarda il patrimonio storico‑artistico di Taverna, con particolare attenzione alle opere di Mattia Preti: nel 1957, in occasione della visita del ministro Giuseppe Medici, la studiosa e Alfonso Frangipane denunciarono lo stato di degrado delle chiese del borgo, sollecitando una presa di coscienza pubblica che contribuì a rafforzare l’attenzione sulle urgenze conservative.
Nella biografia di Emilia Zinzi c’è però anche una dimensione meno spettacolare e più duratura: la pazienza dell’inventario, la fedeltà allo scavo, la lettura del territorio come archivio aperto. È per questo che il suo nome torna spesso associato non soltanto alla tutela monumentale, ma anche alla ricostruzione delle stratificazioni urbane, alla storia dei centri minori, all’analisi delle trasformazioni paesistiche e insediative tra Magna Grecia, Medioevo ed età moderna. La sua attenzione non si fermava al singolo edificio: guardava i contesti, le relazioni, le permanenze.
Il tratto più moderno di Zinzi sta forse nel suo metodo. La ricerca, per lei, non era un’astrazione da biblioteca, ma un esercizio concreto di lettura del territorio, quasi una ricognizione da detective del tempo. Il valore di questo metodo è oggi ancora più evidente: nei suoi studi confluiscono storia dell’arte, archeologia, urbanistica, geografia culturale e consapevolezza sociale. Non a caso l’Università di Reggio Calabria la chiamò, dal 1968, a insegnare Storia dell’arte nella Facoltà di Architettura, riconoscendo nella sua figura un ponte fra discipline che troppo spesso si muovono separate. La documentazione conservata nel Fondo Emilia Zinzi dell’Università della Calabria³ restituisce bene la misura di questa eredità: studi, fotografie, schede, materiali di lavoro, appunti e pubblicazioni compongono il profilo di una studiosa che ha dato forma a una vera officina del patrimonio calabrese. Oggi quel fondo è anche la prova materiale di un metodo: Zinzi non “raccontava” soltanto i luoghi, li interrogava, li contestualizzava, li rendeva leggibili.
La bibliografia di Emilia Zinzi è vasta e distribuita nel tempo, ma ha un centro di gravità costante: Calabria e Basilicata, con incursioni nel più ampio orizzonte del Mezzogiorno storico‑artistico. Le sue ricerche hanno riguardato la storia del patrimonio regionale “dal Pollino all’Aspromonte”, con una particolare attenzione per le città antiche, i complessi monastici, le architetture sacre, i paesaggi archeologici e le tracce della lunga durata insediativa. Tra i contributi che più hanno consolidato la sua reputazione di studiosa militante si collocano i saggi riuniti e riletti negli atti delle giornate internazionali di studio Archivi fotografici, storia dell’arte e tutela. Per Emilia Zinzi tenutesi a Catanzaro e Roccelletta di Borgia nel 2019, pubblicati come supplemento speciale della Rivista Storica Calabrese⁴. In quel volume, curato da Maria Saveria Ruga, la studiosa emerge non solo come oggetto di studio, ma come metodo e coscienza critica di un’intera stagione della ricerca meridionalistica.
Un’altra testimonianza significativa della sua ricezione postuma viene dal giudizio di Ermanno Arslan, che ricordando la lettura della sua voce nel Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea⁵ ha scritto: «Mi ha commosso la lettura di quella di Emilia Zinzi, che mi ha accolto e seguito in Calabria, tanti anni fa (1966 …), quando ero giovane, e che è stata una carissima amica, oltre che valente collega»⁶. È una frase importante non soltanto per il prestigio del testimone, ma perché restituisce il tono umano di Zinzi: insieme esigente e generosa, rigorosa e capace di accompagnare i più giovani nel mestiere della ricerca.
Il riconoscimento della sua grandezza si misura anche nel modo in cui le istituzioni hanno continuato a richiamarne il nome. Il Comune di Catanzaro le ha intitolato l’Archivio Storico Comunale e un plesso scolastico⁷; l’Archivio del suo fondo, inoltre, è oggi al centro di iniziative di valorizzazione e consultazione che ne confermano l’attualità. A ciò si aggiunge l’attenzione di associazioni culturali e di tutela, come Italia Nostra, che l’ha ricordata come studiosa di grande rilievo dell’arte medievale in Calabria⁸.
Resta però un dato più profondo, che nessuna targa esaurisce. Emilia Zinzi appartiene a quella stirpe di studiosi per i quali il patrimonio non è un lusso identitario, ma una forma di giustizia verso la storia. Il suo insegnamento oggi parla soprattutto ai territori fragili, dice che i luoghi non si difendono solo con i divieti, ma con la conoscenza; che il paesaggio è un testo da leggere prima che un suolo da consumare; che la memoria, senza cura, diventa retorica. In questo senso, Zinzi non fu soltanto una storica dell’arte: fu una intellettuale civile, una vigile interprete della Calabria e della sua lunga durata, una delle figure che meglio hanno saputo restituire al Sud la dignità compromessa da secoli di abbandono.
Bruno Demasi
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1.Fondo Emilia Zinzi. Bio-bibliografia, Università della Calabria, Biblioteca di Area Umanistica, scheda online con cenni biografici e bibliografia.
2. Emilia Zinzi e il caso Scolacium, scheda espositiva del BAU-Unical, con riferimento all’intervento del 1961 contro la devastazione dell’area archeologica.
3. Università della Calabria, notizia sul progetto “Viviamo la Calabria” e sul Fondo Emilia Zinzi, 2023.
4. Maria Saveria Ruga (a cura di), Archivi fotografici, storia dell’arte e tutela. Per Emilia Zinzi, «Rivista Storica Calabrese», supplemento speciale, Catanzaro-Roccelletta di Borgia, 2019.
5. Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, voce biografica di Emilia Zinzi, 2019.
6. Ermanno Arslan, testimonianza riportata dall’ICSAIC, 2020, sul ricordo di Emilia Zinzi come “carissima amica” e “valente collega”.
7. Comune di Catanzaro, pagina dell’Archivio Storico Comunale E. Zinzi, consultata per le intitolazioni e per la disponibilità del fondo.
8. Italia Nostra Catanzaro, scheda commemorativa su Emilia Zinzi come “Studiosa di grande rilievo dell’arte medievale in Calabria”.
