domenica 15 marzo 2026

Il mare, i libri, le profezie: LA CALABRIA CANTATA DA FRANCESCA PRESTIA (di Bruno Demasi )


   La voce di Francesca Prestia non sembra apparire  all’improvviso, ma è come se ritornasse da un luogo profondo della Calabria, un luogo che non coincide con la geografia, bensì con la memoria delle donne che cantavano per tenere unita la comunità, dei monaci che salvavano i libri, dei filosofi che sfidavano il potere, dei santi che attraversavano il mare come fosse un sentiero. È da lì che sembra provenire il suo timbro: da una sorgente antica che la modernità non è riuscita a prosciugare.

    Nata a Catanzaro nel 1965, Prestia cresce tra studi rigorosi e un’urgenza che non si lascia disciplinare. Si diploma in flauto traverso, affronta il compimento inferiore di Composizione, si forma in Musicoterapia, si laurea al DAMS Musica. Ma la sua traiettoria non è quella del conservatorio: è quella della strada, della piazza, della voce che incontra i volti. Fin da ragazza canta in gruppi folk e leggeri, attraversa repertori diversi, studia tango, gospel, tecniche sceniche. Ogni esperienza è un frammento che prepara un linguaggio nuovo, un linguaggio che ancora non esiste ma che la attende.

    Quel linguaggio lo trova quando diventa ciò che nessuna donna, prima di lei, era stata in Calabria: una cantastorie. Non per rivendicazione, ma per destino. Perché la tradizione orale, per vivere, ha bisogno di corpi che la incarnino, non di musei che la conservino. Prestia non ripropone il passato: lo traduce. Non canta la Calabria: la ricostruisce.
 
  Il cuore della sua opera è un gesto culturale preciso: riportare il canone alto calabrese nella sfera comunitaria. Le sue ballate dedicate a Gioacchino da Fiore, Tommaso Campanella, Bernardino Telesio, Cassiodoro e San Francesco di Paola non sono celebrazioni, ma trasfigurazioni. Gioacchino diventa il profeta che legge il tempo come un organismo vivente; Campanella è il corpo torturato che continua a pensare; Telesio è il filosofo che ascolta la natura mediterranea; Cassiodoro è il monaco che salva i libri; San Francesco di Paola è il pellegrino del mare. Prestia distilla vite complesse in nuclei simbolici, le radica nella terra che le ha generate, le mette in relazione con il presente. Le sue ballate sono micro‑saggi cantati, forme brevi che condensano ricerca storica, intuizione poetica e tensione civile.

    Accanto al ciclo dei sapienti, Prestia dedica molte ballate ai “vinti” della storia contemporanea: donne cancellate, vittime della mafia, minoranze linguistiche, figure marginali che diventano simboli di dignità. La sua Ballata di Lea, dedicata a Lea Garofalo, è una delle più note e più eseguite, portata nelle scuole come strumento di educazione civile. In Rachele e Saverio racconta un amore ottocentesco catanzarese con la grazia di un romanzo popolare; ne Il partigiano calabrese restituisce voce a Basilio Bianco, figura dimenticata della Resistenza. In Serenata calabrisa la lingua si fa carezza, memoria, appartenenza.

    La sua attività si esprime anche in spettacoli e progetti performativi: Canto e Cuntu, intreccio di narrazione e musica; Cuore Cantastorie, festival che la vede protagonista; progetti antimafia e di memoria civile. Nel 2015 arriva alla finale di Musicultura, duettando con Roberto Vecchioni in un Cantico dei Cantici tradotto in grecanico. Nel 2021 riceve l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana, riconoscimento che premia non solo la sua arte, ma la sua funzione civile. 
 
  Prestia canta in italiano, in dialetto, in grecanico, in arbëreshë: non per esotismo, ma perché la Calabria è un mosaico linguistico che solo la musica può tenere insieme senza ridurlo a folklore. La sua voce non è mai decorativa: è un atto di restituzione. Restituisce alla Calabria la sua profondità culturale. Restituisce ai suoi pensatori la loro voce. Restituisce ai suoi vinti la loro dignità. E soprattutto restituisce alla tradizione orale la sua funzione originaria: non conservare, ma interpretare; non ripetere, ma trasformare; non ricordare, ma tenere vivo.

   In un tempo che separa il colto dal popolare, Prestia compie il gesto opposto: ricuce. Riporta la filosofia alla voce, la storia alla comunità, la memoria al canto. La sua opera è un invito a ripensare la Calabria non come periferia, ma come nodo mediterraneo, come luogo in cui la tradizione non è un peso, ma una risorsa critica. Una voce che non si limita a cantare la Calabria, ma la restituisce a se stessa .

Bruno Demasi

Discografia essenziale

· Ballata di Lea — dedicata a Lea Garofalo, molto diffusa in contesti scolastici. 
·  Serenata calabrisa — brano originale, tra i più eseguiti. 
· Il partigiano calabrese – Basilio Bianco — ballata civile. 
·  Rachele e Saverio — storia d’amore ambientata nella Catanzaro ottocentesca. 
· Ballate dei sapienti calabresi — ciclo dedicato a Gioacchino da Fiore, Tommaso Campanella, Bernardino Telesio, Cassiodoro, San Francesco di Paola. 
· Registrazioni e performance tratte dagli spettacoli Canto e Cuntu e Cuore Cantastorie.