lunedì 18 maggio 2026

TITA FERRO: la docente che fece di Reggio Calabria una capitale della letteratura ( di Bruno Demasi)


   Chi ha la fortuna di conoscere Tita Ferro, un’infaticabile ed entusiasta professoressa in pensione, la ricorda come una docente rigorosa, appassionata, capace di formare , soprattutto tra le pareti del Liceo Classico "Tommaso Campanella", intere generazioni di studenti, che ancora l’acclamano e che da lei sono state educate non solo alla letteratura, ma alla responsabilità della parola. La sua presenza nella scuola reggina non è stata routine, ma militanza civile: non si limitava a spiegare testi, ma insegnava a guardare, a leggere il mondo, a non accontentarsi delle apparenze. E Il suo modo di insegnare era lo stesso del suo scrivere: una ricerca costante perché la scuola, per lei, non è mai stato un luogo chiuso, ma un laboratorio di cittadinanza così come Reggio Calabria non è mai stata periferia, ma un luogo in cui la cultura poteva prosperare, purché qualcuno avesse il coraggio di iniziare a  costruirla.

    Oltre l’insegnamento, sempre amato, cuore della sua attività pubblica è stato ed è l’impegno nell’associazione culturale “Pietre di Scarto”, da lei a lungo presieduta. Un nome che è già un manifesto: ciò che viene scartato, ciò che non è al centro, può diventare fondamento, materiale di costruzione. Sotto la sua guida, l’associazione — legata alla rete culturale BombaCarta — ha promosso per anni un ciclo di Convegni Nazionali sulla Letteratura, diventati un punto di riferimento non solo per l’intera Regione, ma capaci di attrarre a Reggio Calabria da tutta Italia, e non solo, intellettuali di elevatissima statura, tra i quali amo ricordare:

· Carlo Ossola: uno dei massimi filologi e critici letterari italiani, docente al prestigioso Collège de France di Parigi, che partecipò all'VIII Convegno ("Il volto del libro", 2011) dialogando con gli studenti delle scuole superiori sul suo saggio Il continente interiore;

· Padre Antonio Spadaro: saggista, critico letterario (a lungo direttore de La Civiltà Cattolica) e fondatore di BombaCarta, legatissimo all'associazione di Tita Ferro. Ha presentato proprio a Reggio Calabria, in anteprima nazionale, importanti lavori saggistici come Svolta di respiro;

· Eraldo Affinati: celebre scrittore (finalista al Premio Strega e al Premio Campiello) e saggista, da sempre impegnato sui temi della pedagogia e della letteratura;

· Paolo Di Paolo: apprezzato scrittore, finalista del Premio Strega e saggista, che in occasione dei convegni (come il IX nel 2012 e il X nel 2013) incontrava gli studenti nei licei reggini;

· Stefano Redaelli: scrittore e docente di letteratura, ospite e relatore in diverse rassegne;

· Saverio Simonelli: giornalista culturale, scrittore e saggista (noto volto di TV2000);

· Cristiano Cavina: amatissimo scrittore romagnolo (autore di successi per Marcos y Marcos e Feltrinelli, come I frutti dimenticati o Invisibili) che ha partecipato attivamente, portando la sua esperienza di narratore legato alle storie di terra, di provincia e di tradizione orale;

· Vins Gallico: scrittore reggino di nascita ma di respiro nazionale (finalista al Premio Strega con il romanzo d'esordio Portami a casa), che ha portato la sua voce di autore e intellettuale contemporaneo;

· Andrea Monda: scrittore, saggista e direttore dell'Osservatore Romano. All'epoca presidente di BombaCarta, è stato una presenza chiave in diverse edizioni dei convegni, spesso nel ruolo di moderatore, saggista o stimolatore del dibattito tra gli autori;

· Silvia Guidi: giornalista culturale e saggista (firma di punta delle pagine culturali dell'Osservatore Romano), che ha offerto importanti chiavi di lettura critiche, come nella memorabile relazione d'apertura dell'edizione del 2016 intitolata "Letteratura e Follia";

· Maram al-Masri: la celebre poetessa e scrittrice siriana, considerata oggi una delle voci femminili più potenti e influenti della letteratura araba contemporanea, è stata ospite a Reggio Calabria in eventi legati ai percorsi di lettura e scrittura civile dell'associazione;

· Rosa Elisa Giangoia: scrittrice, poetessa e saggista ligure che ha partecipato attivamente ai dibattiti reggini, portando il proprio contributo sul ruolo della donna nella trasmissione della memoria letteraria;

· Rosellina Archinto: editrice di fama nazionale, fondatrice della casa editrice Archinto, è stata relatrice d’apertura del XII Convegno (2015) con Viaggi di carta o il piacere della lontananza ;

· Nancy Antonazzo: presidente dell’associazione messinese Terremoti di carta, intervenuta nelle tavole rotonde del XII Convegno;

· Paola Abenavoli:giornalista e critica teatrale/cinematografica, autrice di saggi, firma di Cultural Life. Ha seguito e presentato varie edizioni dei convegni, in particolare il IX (2012) dedicato alle presenze femminili nella letteratura .

    Tantissimi altri nomi celebri sono passati da Reggio Calabria oltre quelli citati, tutti blasoni per Tita Ferro, cui va il merito assoluto di essere riuscita a far risuonare in questo lembo di Italia proiettato sul Mediterraneo le voci della grande letteratura contemporanea senza barriere geografiche, etniche e culturali. E non sono stati mai nomi capitati per caso e nemmeno eventi episodici quelli che li hanno visti protagonisti, ma percorsi chiarissimi: ogni anno un tema, ogni tema un modo per interrogare la letteratura come forma di conoscenza. I convegni erano annuali, con atti pubblicati o raccolti e affrontavano temi mai banali, spesso formulati in forma narrativa o simbolica.Tra i tanti , tutti di grande spessore per il loro respiro nazionale e spesso anche internazionale, voglio ricordare, ma solo a titolo esemplificativo, qualche edizione memorabile alla quale direttamente o indirettamente ho avuto l’onore di collaborare: 
 
VII Convegno (2010 ) – Letteratura e vita.
VIII Convegno (2011) – Il volto del libro: uno, nessuno, centomila.
IX Convegno (2012) – Una donna un libro. Presenze femminili nella letteratura.
X Convegno (2013) – Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo.
XII Convegno (2015) – Le lettere nella letteratura.
XIII Convegno (2016) – Letteratura e follia.


    Ogni edizione un tassello di un progetto più grande: costruire una comunità culturale stabile, capace di dialogare con il panorama nazionale. Ferro in proposito citava e cita spesso Erri De Luca: «La letteratura è un paio di occhiali per vedere ciò che prima non vedevamo.» E questa frase potrebbe essere il motto dei suoi convegni: la letteratura come strumento di visione, come esercizio di responsabilità civile, le uniche dimensioni sulle quali si può fondare la rinascita reale di questa terra al di là degli slogan folklorici e antropologici.
 
    Tita Ferro è una figura che Reggio Calabria dovrebbe riconoscere come parte del proprio patrimonio culturale. Una docente che ha trasformato la scuola in un luogo di pensiero, capace di raccontare il mondo con finezza e misura. Un’ instancabile organizzatrice che ha costruito continuità, non solo eventi. Una intellettuale del Sud che ha dimostrato che la provincia non esiste, quando c’è un progetto.

    Nella sua lunga carriera non ha solo insegnato, mostrato e analizzato per i suoi allievi la sintassi della vita e dell’arte, ha saputo anche esercitarla in quella veste narrativa che ella tanto ama. Ce ne offre un intenso esempio in una storia brevissima, ma grande quanto l’infinito dei sentimenti. Una storia creata di getto su una foto a lei assegnata in un laboratorio di scrittura e dalla quale occorreva trarre lo spunto per un racconto che lei ha scritto e che qui voglio riportare, come suo regalo, insieme alla foto-guida che gliel’ha ispirata:

                                                                         LA LETTERA

  Il carrarmato ha rallentato la sua corsa con rumore assordante di ferraglia, poi si è fermato nelle vicinanze del campo mobile, il boccaporto si è scoperchiato di colpo e nella sua sagoma tonda sei apparso tu, la testa coperta da un pesante fazzoletto annodato sulla nuca e gli occhiali da vista, la parte superiore del busto in tuta mimetica a larghe chiazze di grigio verde marrone.

   Hai dato un rapido sguardo intorno quindi ti sei tirato fuori e sei sceso con un salto sulla distesa di sabbia e piccole pietre, avamposto del deserto.

   Hai visto l'appuntato venirti incontro con la mano alzata che sventolava una busta bianca, ti ha raggiunto col fiatone e ti ha urlato -posta per te, signor tenente-, prima di irrigidirsi sull'attenti.

   Hai ringraziato e, dopo un rapido -riposo!-, hai preso la lettera, lo hai congedato e ti sei fermato a qualche metro dal pesante carro.

   Hai portato istintivamente la lettera alle labbra, prima di aprirla, riconoscendo la grafia sottile, per un bacio che voleva andare al di là del piccolo rettangolo bianco, respirare, se mai lo mantenesse ancora, un profumo, aiutarti a ripescare dentro di te un'immagine di giovane donna pensierosa, ma fiduciosa.

   In un attimo tutto scompare, la sabbia ondulata, il calore del sole accecante, non senti neppure le raffiche lontane dei mitra e il tuono dei cannoni dal campo di battaglia a qualche chilometro di distanza.

   C'è un grammofono sul mobile bar nella vostra stanza da pranzo, lei si avvicina, ha in mano il vostro disco, "Grande, grande, grande", cantato da Mina, che ti ha regalato nei primi anni di fidanzamento, perché "con te dovrò combattere", diceva: i capelli neri le nascondono il volto mentre si china per mettere il disco, ha ancora il grembiule delle faccende domestiche sul pigiama bianco a fiorellini azzurri, le pantofole ai piedi, come ogni mattina quando rifà il look alla camera da letto e lava qualche tazzina prima di vestirsi ed uscire.

   E tu, mentre le prime note si diffondono nell'aria, tu attendi che si volti a guardarti, e, con la solita finta civetteria, ti tenda le braccia per invitarti a qualche passo di danza.

   Ma non fai in tempo a fissare il suo volto, il pesante carro amato riprende il suo rumore assordante e te la strappa via.

   Con un rapido sguardo alla lettera, riesci a leggere solo la prima riga, -Andrea, amore, aspettiamo un bimbo- .

   Rimetti la lettera nella busta e questa nella tasca interna del giubbotto da campo, sul cuore, risali sul carro armato con un salto e scompari nel boccaporto.

   Il portellone si richiude pesante sopra di te.                                                                                                                                                                                            Tita Ferro 

 

 

     Il testo prodotto da Tita Ferro è emblematico, forse la migliore sintesi simbolica tra il suo intuito affinato in anni di docenza e la sua dirompente vocazione letteraria. Si apre con un movimento meccanico, quasi cinematografico:«Il carrarmato ha rallentato la sua corsa con rumore assordante di ferraglia…» La scena è asciutta, concreta, governata da verbi che non lasciano scampo: rallentare, fermarsi, scoperchiarsi, scendere. Poi, all’improvviso, la scrittura compie un salto: il deserto si dissolve, la guerra arretra, e il soldato entra in un ricordo domestico, intimo, quotidiano. È un passaggio netto, ma non brusco: Ferro lo governa con una naturalezza che rivela una mano esperta, abituata a lavorare tra realtà e memoria. Il cuore del racconto è in una frase che sembra uscire da un romanzo breve:«Hai portato istintivamente la lettera alle labbra… per un bacio che voleva andare al di là del piccolo rettangolo bianco…»Qui c’è la sua poetica: la lettera come ponte, la scrittura come gesto che supera la distanza, la memoria come luogo in cui il mondo si ricompone. E poi il finale, asciutto, quasi crudele: il carro armato riparte, il ricordo si spezza, la lettera torna sul cuore, e il portellone si chiude. «Il portellone si richiude pesante sopra di te.» Una chiusura fisica che diventa chiusura emotiva.

    Un racconto che è, in fondo, un autoritratto indiretto di Tita Ferro: la sua scrittura è ciò che la sua vita culturale è stata ed è: un ponte tra mondi lontani perché, come spesso afferma ella stessa, «La letteratura è qualcosa che riguarda la vita, è in stretto contatto con la nostra vita». Il racconto si chiude con una frase che sembra parlare anche di lei: «Rimetti la lettera nella busta… sul cuore.» È lì che va rimessa oggi la sua opera: sul cuore della città, della scuola, della memoria collettiva perchè non è un capitolo del passato, ma un seme prezioso e ancora attivo: una delle rare esperienze in cui Reggio Calabria ha saputo farsi luogo di pensiero, non per caso ma per scelta

                                                                                                                  Bruno Demasi