mercoledì 21 ottobre 2026

LO STRAORDINARIO IMPEGNO CULTURALE, ECCLESIALE E CIVILE IN CALABRIA DI MARIA MARIOTTI (di Bruno Demasi)


  Maria Mariotti ha percorso quasi un secolo di storia calabrese, lasciando un'impronta tutt'altro che effimera. Insegnante, consigliera comunale, storica, animatrice del movimento cattolico. Ma chi cerchi in queste etichette la spiegazione della sua vita si ferma a metà strada: lei non ha separato mai la fede dalla responsabilità civile, né la cultura dal bisogno concreto delle persone. Ha studiato la Chiesa per capire la propria terra e creduto fino alla fine che la cultura potesse cambiare la vita delle persone.

     Nacque a Reggio Calabria il 18 maggio 1915, pochi giorni prima che l’Italia entrasse in guerra. La famiglia era agiata e legata ai Tripepi-Mariotti. La città, allora, era ancora una provincia lontana dai grandi centri culturali del Paese: povera forse di occasioni ma ricca di memorie e di contraddizioni.¹ Studiò a Reggio. In parallelo coltivò la musica e conseguì il diploma di pianoforte al Conservatorio di Napoli. Una giovane donna colta dunque, sensibile, abituata a muoversi tra libri, note e responsabilità familiari. Poi arrivò il lutto: prima il padre; poco dopo, la sorella Blandina. Per un periodo dovette interrompere gli studi.²

     Non si arrese. Riprese il cammino e si laureò in filosofia teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi su Kant. Una scelta tutt’altro che scontata. Non cercava la comodità di una carriera facile: cercava la severità di una formazione filosofica, in un’università che all’epoca era anche un laboratorio di cultura cattolica.³

     Tornò in Calabria su richiesta dell’arcivescovo Enrico Montalbetti. Iniziò a insegnare filosofia negli istituti statali, poi nella Scuola di Servizio Sociale e nell’Istituto di Scienze Religiose. Per decenni formò generazioni di studenti e di laici cattolici. Trasmetteva nozioni, certo. Ma soprattutto un metodo: guardare la realtà senza reticenze, interrogarla, cercare di comprenderla fino in fondo.⁴

Chi la ricorda parla di una donna rigorosa, esigente. Capace, però, di un’attenzione concreta per le persone. Non era l’intellettuale chiusa nello studio. Frequentava le aule, le parrocchie, le associazioni, le famiglie, i comuni più piccoli della provincia. Per lei la cultura non era un privilegio da custodire: era uno strumento da mettere a servizio degli altri.⁵

     Negli ultimi anni della sua vita entrò nell’Ordo Virginum diocesano. Lei stessa considerò quella scelta la piena realizzazione della propria vocazione: una forma matura e libera di appartenenza alla Chiesa e alla città.⁶

La prima donna in Consiglio comunale

       Nel 1945, insieme a Maria Cappelleri, fondò a Reggio Calabria il Centro Italiano Femminile. Fu tra le socie fondatrici della sezione provinciale. Le fu affidata la commissione civico-sociale e fu lei a elaborare le linee programmatiche dell’associazione, orientandola verso l’educazione civica e politica delle donne, con particolare attenzione a quelle popolari, spesso escluse dalle associazioni.⁷

      Fu eletta alle comunali del 7 aprile 1946 e divenne la prima donna consigliera comunale di Reggio Calabria, nelle file della Democrazia Cristiana. Alle politiche del 2 giugno 1946 ottenne circa 18.000 preferenze. Non bastò: si fermò a pochi voti dalla soglia delle 21 donne elette all’Assemblea Costituente.⁸ Nel CIF promosse le cosiddette “inchieste d’ambiente”: indagini sulle condizioni di vita delle famiglie e dei comuni della provincia, utili a orientare interventi concreti — asili, scuole serali, centri di formazione, assistenza ai minori costretti al lavoro nei campi. La sua idea era chiara: l’emancipazione femminile doveva passare da una presenza diffusa e formata delle donne nella vita pubblica, non da presenze isolate nelle istituzioni.⁹

La storica della Chiesa calabrese

    La sua opera storiografica si concentrò sulla storia religiosa della Calabria e del Mezzogiorno, dal Concilio di Trento all’età contemporanea. Studiò i rapporti tra vescovi, laici, istituzioni ecclesiastiche e una società segnata da povertà, perifericità, emigrazione e arretratezza.¹⁰

     Tra i suoi contributi principali:
  • Apostolicità e missione nella Chiesa particolare (Roma, 1965), studio teologico sulla Chiesa locale.¹¹
  • Forme di collaborazione tra vescovi e laici in Calabria negli ultimi cento anni (1868-1968) (Padova, 1969), la sua ricerca più importante sulle relazioni tra gerarchia ecclesiastica e laicato.¹²
  • Problemi di lingua e di cultura nell’azione pastorale dei vescovi calabresi in età moderna (Messina, 1980).¹³
  • Istituzioni e vita della Chiesa nella Calabria moderna e contemporanea (Caltanissetta-Roma, 1994).¹⁴
     Scrisse inoltre il saggio “Movimento cattolico e mondo religioso calabrese”, pubblicato sulla rivista Civitas nel 1956, e circa venti voci per il Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, dedicate a ecclesiastici e laici calabresi. Una miscellanea in suo onore, Chiesa e società nel Mezzogiorno (Rubbettino, 1997-1998), elenca oltre 110 suoi scritti.¹⁵

     Fu presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria per circa vent’anni — altre fonti parlano di circa trent’anni — e direttore della Rivista storica calabrese, della quale divenne poi direttore onorario. Fu anche a capo del Comitato permanente per gli incontri di studi bizantini.¹⁶

     Il suo merito storiografico più duraturo fu aver costruito una rete di ricercatori, sacerdoti e laici dedicata alla storia religiosa calabrese. Estese l’indagine oltre Reggio. Assicurò la continuità dopo la sua opera. La sua metodologia valorizzava fonti episcopali, esperienze periferiche, figure minori e realtà associative apparentemente modeste, in linea con gli studi di Gabriel Le Bras, Giuseppe De Luca e Gabriele De Rosa.¹⁷

Movimento cattolico e rinnovamento ecclesiale

     Fu una protagonista dell’associazionismo cattolico: Gioventù Femminile di Azione Cattolica — di cui divenne presto presidente diocesana — FUCI, Movimento Laureati di Azione Cattolica e poi MEIC. A Milano presiedette il gruppo universitario della FUCI, favorendo l’integrazione con la Gioventù Femminile e con l’Università Cattolica.¹⁸

  Dopo il Concilio Vaticano II sostenne con convinzione la corresponsabilità dei laici, il dialogo ecumenico e interreligioso e la rinascita del diaconato permanente. Collaborò con don Alberto Altana e la Comunità del diaconato in Italia, scrivendo sulla rivista Il diaconato in Italia; nel 1973 pubblicò “Ministeri e carismi nella comunione ecclesiale”. Le sue riflessioni anticiparono le prime ordinazioni diaconali nella diocesi di Reggio Calabria, avvenute nel 1992.¹⁹

    Donò il terreno su cui fu costruito il Centro diurno polivalente per disabili “Tripepi-Mariotti”, intitolato ai suoi genitori. Si occupò inoltre del riordino e dell’ampliamento della Biblioteca Arcivescovile mons. Antonio Lanza, promuovendo una biblioteca ricca di Bibbie, concordanze, Padri della Chiesa, dizionari e commentari, in vista di un più largo accesso alla Scrittura dopo il Concilio.²⁰

       Preparò anche la documentazione per la causa di beatificazione di mons. Enrico Montalbetti, del quale era stata stretta collaboratrice.²¹

     Maria Mariotti va letta come una grande e lucida testimone del Novecento. Cattolica convinta, ma non integralista. Studiosa rigorosa, ma attenta alla vita concreta delle comunità. Donna di cultura che unì fede, ricerca storica, impegno politico e carità. La sua eredità sta nell’aver collegato la storia della Chiesa calabrese alla storia sociale del Mezzogiorno e nell’aver aperto alla storia pubblica uno spazio duraturo per le donne, i laici e le periferie.²² 
Bruno Demasi
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1.G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, in Dizionario biografico dell’antifascismo e della Resistenza calabrese, ICSAIC.
2.Franca Minuto Peri in Avvenire di Calabria, “Maria Mariotti, la Chiesa nel cuore”, 24 gennaio 2023.
3.G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, ICSAIC
4.F. Minuto Peri, “Una vera ricchezza per i suoi Vescovi”, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023
5.G. Ferrara, “In casa e in politica: la donna sia ovunque lievito”, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
6.L’ingresso nell’Ordo Virginum diocesano e il significato che la stessa Mariotti attribuì a questa scelta sono ricordati da F. Minuto Peri, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
7.G. Ferrara, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023; cfr. anche G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, ICSAIC.
8.G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, ICSAIC; cfr. anche ICSAIC, “Mariotti e Gencarelli: due donne calabresi verso la Costituente”, 2019.
9.G. Ferrara, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
10.G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, ICSAIC.
11.Apostolicità e missione nella Chiesa particolare, Roma, Editrice Studium, 1965.
12.Forme di collaborazione tra vescovi e laici in Calabria negli ultimi cento anni (1868-1968), Padova, Antenore, 1969, collana Italia Sacra.
13.Problemi di lingua e di cultura nell’azione pastorale dei vescovi calabresi in età moderna, Messina, La Goliardica, 1980.
14.Istituzioni e vita della Chiesa nella Calabria moderna e contemporanea, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia, 1994.
15.A. Denisi, “Maria Mariotti, la Chiesa nel cuore”, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
16.G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, ICSAIC,
17.A. Denisi, “Maria Mariotti, la Chiesa nel cuore”, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
18.G. Federico, voce “Mariotti, Maria”, ICSAIC.
19.E. Petrolino, “Diaconia e Chiesa locale: un apostolato fecondo”, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
20.F. Minuto Peri, Avvenire di Calabria, 24 gennaio 2023.
21.Ibidem.
22.V. A. Tucci, “Il movimento cattolico calabrese nel Novecento: un bilancio”, Rivista calabrese di storia del ’900, 2, 2013, pp. 40-57; cfr. inoltre A. Denisi, “In memoriam. Maria Mariotti, da laica fedele e adulta nella Chiesa e nella Società”, Rivista storica calabrese, n.s. XXXIX, 2018, pp. 271-273.