domenica 18 ottobre 2026

Laboratorio di scrittura: “EMIGRANTE “ ( Duplice lirica inedita, in lingua e in vernacolo, di Maria Rosa Grillo)


    All’ esperienza dolorosa dell’emigrazione Maria Rosa Grillo dedica una lirica di rara sensibilità e di  ormai inusuale maestrìa, che qui si ritrova nella sua duplice versione, italiana e dialettale: due voci della stessa anima, due modi di esprimere un dolore che nessuna lingua, da sola, riesce quasi  a contenere del tutto.

     La protagonista della poesia non voleva partire. L’Australia non era la sua terra: non custodiva la sua casa, né i ricordi della fanciullezza, né le voci e i volti che avevano reso unico il suo mondo. Eppure un giorno, dal porto di Messina, salì su una nave che la portò sempre più lontano. Fu un viaggio di settimane, fatto di giornate interminabili e di pensieri che forse non la abbandonarono mai. La misura del suo dolore traspare in ogni verso, con una discrezione che lo rende ancora più commovente.

      Come tanti emigrati, anche lei seppe ricostruire qualcosa nella terra straniera. Trovò un lavoro, ebbe una casa, diede vita a una famiglia. E tuttavia il suo cuore non si trasferì mai davvero: rimase là, in quella terra lontana che aveva dovuto lasciare. Non tornò mai più, neppure per una visita. Non per indifferenza, né per dimenticanza, ma perché il dolore della separazione era diventato troppo profondo. Tornare avrebbe significato riconoscere quanto era stato perduto; e forse la sua anima non se la sentiva più.

      La versione dialettale conferisce alla lirica una dimensione ancora più intima. Non è una semplice traduzione: è come se la poesia tornasse, dopo il racconto in italiano, alla lingua della casa, della madre, delle cose piccole e autentiche. Espressioni come «cu doluri i cori» o «doluri d’a spartenza» non aggiungono soltanto colore locale: restituiscono la materia stessa del ricordo, il calore di una parlata che appartiene alla memoria e alla famiglia. Vi si sente la voce di una comunità, di un popolo che ha conosciuto la fatica del partire e il silenzio di chi resta.

      Maria Rosa Grillo sa raccontare senza fronzoli e senza artifici una storia semplice, ma universale: quella di tante donne e tanti uomini costretti ad abbandonare questa terra per cercare altrove una possibilità di vita. Persone che seppero costruire, con coraggio e dignità, un futuro lontano, senza però smettere mai di portare nel cuore il paese perduto. È una poesia breve, ma di grande respiro umano; una pagina che parla a chiunque abbia conosciuto, direttamente o attraverso la propria famiglia, il prezzo silenzioso e pesantissimo dell’emigrazione.(Bruno Demasi)



EMIGRANTE 

No, non voleva andarci, 
non era sua la terra d’Australia, 
non era lì la sua casa 
e lì non c’erano i ricordi cari della fanciullezza. 
Ma con dolore un giorno al porto di Messina 
salì su quella nave che sempre più si allontanava.

E furono settimane di viaggio, giornate lunghe, 
pensieri che mai forse la lasciarono. 
All’arrivo sapeva solo che non era là il suo cuore. 
Poi, come tanti, nella terra straniera ebbe lavoro 
e lì anche lei fece casa e famiglia.

E no, più non tornò, neppure una visita fece 
al paesello, da lungo tempo ormai lasciato, 
perché il dolore amaro, che "spartenza" è detto, 
più non poteva fare casa nel suo cuore.



Non voliva mu vaci… 
Non era a so’ terra l’Australia, 
jà non c’era a so’ casa 
e non eranu jà i ricordi d’a so’ cotraranza. 
Ma nu jornu, o portu di Messina, 
cu doluri i cori, 
si trovau mbarcata sup’a chìja navi 
chi sempri cchjù si lluntanava.

E fu viaggiu di simani, 
di jornati longhi 
e di penzeri chi forzi n’a dassaru mai. 
Quandu rrivau sapiva sulu 
ca non era jà u so’ cori. 
Apoi, comu tant’atri, 
nta jà terra stranera 
si misi mu fatiga e fici casa, 
si fici na famigghja.

E no, cchjù non tornau, 
mancu na visita nci fici 
a chìja terra chi nd’avia dassatu, 
ca jù doluri d’a spartenza 
no nd’avia cchjù mu torna 
nt’o so’ cori.


Maria Rosa Grillo