Il filosofo domenicano, poco ricordato persino nelle nostre scuole e di cui in questi giorni ricorre il 458^ anniversario della morte, immaginò una repubblica senza proprietà privata in un secolo sicuramente incapace di voli libertari e di utopie. Ventisette anni di carcere in difesa della libertà costituiscono un'eredità che ancora interroga non solo la Calabria, ma il mondo intero.
Giovanni Domenico Campanella - per tutti fra Tommaso - nacque a Stilo, in Calabria, il 5 settembre 1568.¹ A quattordici anni entrò nell'ordine domenicano, lasciando il nome di battesimo per quello di battaglia intellettuale. Il convento non fu per lui un approdo quieto, ma il terreno di una rivolta contro ogni sapere fondato esclusivamente sull'autorità.² L'incontro decisivo della sua giovinezza fu quello con la filosofia di Bernardino Telesio.³ Telesio proponeva di studiare la natura «secondo i propri principi», ricavando la conoscenza dall'esperienza diretta dei fenomeni e non soltanto dai commenti ad Aristotele. Campanella riconobbe in questa prospettiva una vera liberazione. La sua prima opera importante, la Philosophia sensibus demonstrata (Napoli, 1591), fu una difesa del telesianesimo contro l'aristotelismo dominante.⁴
A Napoli conobbe Giambattista della Porta; a Firenze cercò invano una sistemazione accademica; a Padova ebbe rapporti con Galileo.⁵ Intanto le sue posizioni antiaristoteliche e naturalistiche attiravano i sospetti dell'Inquisizione. Tra il 1592 e il 1597 Campanella fu coinvolto in diversi procedimenti ecclesiastici, accusato di eresia e costretto ad abiurare. Rientrato in Calabria nel 1598, entrò in contatto con ambienti ostili al dominio spagnolo. Nell'agosto 1599 fu scoperto il progetto di una congiura per instaurare una nuova comunità politico-religiosa, fondata sulla giustizia e sulla comunanza dei beni.⁶ Campanella venne arrestato, trasferito a Napoli e sottoposto a torture. Per evitare la pena capitale simulò la pazzia; dopo un processo durissimo fu condannato al carcere perpetuo.⁷
La prigionia durò quasi ventisette anni, dal 1599 al 1626. Fu una stagione di sofferenza, ma anche di eccezionale produttività intellettuale.⁸ Nei castelli napoletani Campanella scrisse gran parte delle sue opere maggiori: dalla Metaphysica a La Città del Sole, dalle Poesie filosofiche all'Apologia pro Galileo.⁹ Nel 1626 fu liberato, ma rimase sottoposto al controllo del Sant'Uffizio a Roma fino al 1629. Nel 1634, per sfuggire alle pressioni spagnole, si rifugiò in Francia, dove fu accolto negli ambienti vicini a Luigi XIII e al cardinale Richelieu.¹⁰ Morì il 21 maggio 1639 nel convento domenicano di Rue Saint-Honoré, a Parigi, da uomo libero e onorato.¹¹
Un pensiero lucidissimo
Per Campanella la natura non è una macchina inerte, ma un organismo vivente dotato di sensibilità universale.¹² Ogni ente tende a conservarsi, conoscere e amare il proprio essere. Nell'uomo opera anche la mens, mente immateriale che permette di trascendere la natura senza separarsene. La Metaphysica (Parigi, 1638) individua tre certezze originarie — essere, conoscere, volere — corrispondenti alle «primalità»: potenza, sapienza e amore.¹³ Ogni ente partecipa di questi principi; in Dio sono assoluti. Per Germana Ernst, è «la bibbia dei filosofi»: un tentativo di armonizzare esperienza, ontologia e teologia.¹⁴
La magia naturale campanelliana non è superstizione, ma conoscenza delle relazioni invisibili fra gli esseri. Il mago comprende e orienta le forze della natura; il ciarlatano le sfrutta per ingannare.¹⁵ Questa fiducia nella natura sensibile non impedì a Campanella di difendere la libertas philosophandi. La sua Apologia pro Galileo, composta nel 1616 e pubblicata a Francoforte nel 1622, è uno dei documenti più coraggiosi del primo Seicento: la Scrittura insegna la salvezza, la filosofia indaga i fenomeni; quando l'esperienza contraddice un'opinione, è l'interpretazione umana a dover essere corretta.¹⁶ Per Eugenio Garin, tuttavia, questa libertà rimane inscritta in una visione provvidenziale della storia.
La Città del Sole
La fama moderna di Campanella è legata alla Città del Sole, dialogo composto nel 1602 e pubblicato a Francoforte nel 1623.¹⁷ Il testo descrive una repubblica ideale fondata su ragione, natura e sapienza. Beni comuni, lavoro distribuito secondo le attitudini, nessuna professione vile: è un'utopia egualitaria. Le mura della città sono decorate con immagini di tutte le scienze, insegnate pubblicamente ai bambini.¹⁸
Ma il progetto ha lati oscuri: abolizione della famiglia privata, generazione regolata astrologicamente, vita sorvegliata da magistrati e sacerdoti.¹⁹ Al vertice sta il Metafisico, assistito da Pon, Sin e Mor (Potenza, Sapienza, Amore). Per Nicola Badaloni, l'utopia rivela una tensione irrisolta: vuole emancipare dalla miseria, ma attraverso un ordinamento severo che subordina l'individuo alla comunità.²⁰ Non è socialismo moderno, ma teocrazia pedagogica.
Politica e religione universale
Il pensiero politico di Campanella è dominato dall'idea di unità: una monarchia universale cristiana, guidata spiritualmente dal papa e sostenuta da un principe. In gioventù guardò alla Spagna, poi alla Francia di Richelieu. Attaccò Machiavelli come teorico di una politica separata dalla morale, ma ne riconobbe implicitamente il realismo. La religione è per lui naturale e storica. Tutte le confessioni contengono frammenti di verità, ma il cristianesimo è la forma più alta. Il progetto è una cristianità rinnovata, capace di ricomporre l'unità del genere umano.
Le Poesie filosofiche sono il luogo in cui la teoria diventa esperienza esistenziale. Il poeta parla della natura, di Dio, della prigione, della verità perseguitata. Il linguaggio è aspro, profetico, lontano dall'eleganza classicistica. Per Lina Bolzoni, è «l'autobiografia spirituale» di Campanella: la speculazione si trasforma in invocazione e testimonianza. Il carcere non è solo circostanza biografica: diventa figura centrale dell'opera. Il mondo stesso è prigione quando gli uomini accettano come verità ciò che è soltanto abitudine.
Fortuna critica
Nell'Ottocento Campanella fu letto come precursore del socialismo, dell'unità italiana, della filosofia moderna. Gli studi recenti insistono sulla sua complessità: non è materialista né illuminista ante litteram, non è socialista né teologo della Controriforma. È sensista e spiritualista, naturalista e cattolico, profeta e uomo politico, difensore della scienza e astrologo, ma di un'astrologia che è parte di una cosmologia animistica, non pratica divinatoria separata.
La sua importanza sta in questa irriducibilità. Campanella appartiene al Rinascimento, ma guarda alla modernità; difende l'esperienza contro l'autorità, ma conserva una cosmologia animistica; immagina una società senza proprietà privata, ma la sottopone a controllo assoluto. La sua opera mette in scena il conflitto fra libertà e ordine, individuo e comunità, natura e trascendenza.
Resta il filosofo grandissimo di una libertà inquieta: non quella pacificata del pensiero riconosciuto, ma di chi deve difendere la verità mentre è perseguitato, torturato, censurato. La sua eredità è l'idea che il sapere debba tornare alla realtà, interrogare i poteri e rifiutare ogni autorità che pretenda di sostituirsi all'esperienza e alla ragione.
Bruno Demasi
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1.Note Enciclopedia Treccani, s.v. «Campanèlla, Tommaso», 2023.
2. L. Firpo, I processi di Tommaso Campanella, Roma, 1947, pp. 45-67.
3. B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, 1565.
4. E. Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano, Firenze, 1961, pp. 312-320.
5. Stanford Encyclopedia of Philosophy, s.v. «Tommaso Campanella», 2005 (rev. 2023), § 2.
6. G. Ernst, Tommaso Campanella. Il libro e il corpo della natura, Roma-Bari, 2002, pp. 45-58.
7. L. Firpo, I processi, op. cit., pp. 145-178.
8. Archivio Tommaso Campanella (ILIESI-CNR), scheda t_3.
9. G. Ernst, Tommaso Campanella, op. cit., pp. 67-82.
10. Stanford Encyclopedia of Philosophy, op. cit., § 5.
11. Enciclopedia Treccani, op. cit.
12.T. Campanella, Del senso delle cose e della magia, a cura di G. Ernst, Roma-Bari, 1999, pp. 45-60.
13.T. Campanella, Metaphysica, Parigi, 1638, lib. II, cap. 1.
14.G. Ernst, Tommaso Campanella, op. cit., p. 142.
15.T. Campanella, Del senso delle cose, op. cit., pp. 120-135.
16.T. Campanella, Apologia pro Galileo, a cura di M. Torrini, Firenze, 1994, pp. 50-65.
T. Campanella, La città del Sole, a cura di G. Ernst, Roma-Bari, 1996, pp. 3-10.
17.Ivi, pp. 50-60.
18.Ivi, pp. 80-95. N. Badaloni, Tommaso Campanella, Milano, 1972, pp. 155-165
1.Note Enciclopedia Treccani, s.v. «Campanèlla, Tommaso», 2023.
2. L. Firpo, I processi di Tommaso Campanella, Roma, 1947, pp. 45-67.
3. B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, 1565.
4. E. Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano, Firenze, 1961, pp. 312-320.
5. Stanford Encyclopedia of Philosophy, s.v. «Tommaso Campanella», 2005 (rev. 2023), § 2.
6. G. Ernst, Tommaso Campanella. Il libro e il corpo della natura, Roma-Bari, 2002, pp. 45-58.
7. L. Firpo, I processi, op. cit., pp. 145-178.
8. Archivio Tommaso Campanella (ILIESI-CNR), scheda t_3.
9. G. Ernst, Tommaso Campanella, op. cit., pp. 67-82.
10. Stanford Encyclopedia of Philosophy, op. cit., § 5.
11. Enciclopedia Treccani, op. cit.
12.T. Campanella, Del senso delle cose e della magia, a cura di G. Ernst, Roma-Bari, 1999, pp. 45-60.
13.T. Campanella, Metaphysica, Parigi, 1638, lib. II, cap. 1.
14.G. Ernst, Tommaso Campanella, op. cit., p. 142.
15.T. Campanella, Del senso delle cose, op. cit., pp. 120-135.
16.T. Campanella, Apologia pro Galileo, a cura di M. Torrini, Firenze, 1994, pp. 50-65.
T. Campanella, La città del Sole, a cura di G. Ernst, Roma-Bari, 1996, pp. 3-10.
17.Ivi, pp. 50-60.
18.Ivi, pp. 80-95. N. Badaloni, Tommaso Campanella, Milano, 1972, pp. 155-165