lunedì 19 ottobre 2026

LA GRANDE VICENDA ECCLESIALE E CULTURALE DI MONS. GIUSEPPE PIGNATARO E LA BIOBIBLIOGRAFIA COMPLETA (di Rocco Liberti)

      Oggi, almeno cronologicamente, si apre per Oppido Mamertina un percorso di commemorazione dedicato al canonico Giuseppe Pignataro, una delle figure più alte e luminose che questo paese abbia mai dato alla cultura calabrese. Scomparso il 18 ottobre 1987, egli entra oggi nel quarantennale della morte: un anniversario che culminerà il 18 ottobre 2027 e che auspichiamo possa trovare, almeno in questo anno, nella sua Oppido l’attenzione e il riconoscimento che la sua vita e la sua opera meritano.

     Mons.Pignataro non fu soltanto un sacerdote, un docente e un canonico: fu un uomo che trasformò l’amore per la propria terra in ricerca, metodo e memoria. Visse e operò instancabilmente nel glorioso seminario vescovile locale , dove insegnò a lungo e formò generazioni di giovani, lasciando in ciascuno il segno di una cultura rigorosa, generosa e profondamente umana. Fu soprattutto uno studioso straordinario. Con pazienza di archivista e passione di figlio della sua terra, in anni difficili e con pochi mezzi, riportò alla luce le radici storiche, religiose e civili di Oppido e di tanta Calabria antica. Non si accontentò delle tradizioni ricevute: cercò fonti, indagò archivi, confrontò testimonianze e restituì alla comunità un’immagine più vera e più nobile del proprio passato. I suoi Appunti di storia calabrese, restano una tappa fondamentale di quel lavoro di ricostruzione storica condotto con serietà scientifica e fedeltà al territorio.

     La sua casa e il suo studio divennero un punto di riferimento per studiosi di fama nazionale e internazionale: da Gerhard Rohlfs a Luigi Lombardi Satriani, da Augusto Placanica ad Antonio Piromalli e a una schiera nutritissima di intellettuali, studiosi e ricercatori che trovarono in lui un maestro e un custode insostituibile della memoria calabrese.

     Il canonico Pignataro è una di quelle figure che non cercarono onori, ma lasciarono onore alla comunità che li vide nascere. Fu un maestro nel senso pieno della parola, un ricercatore di rara levatura, un fedele servitore della sua Chiesa e un custode appassionato della memoria di Oppido Mamertina, senza contare il contributo notevolissimo da lui dato alla nascita e alla diffusione di gloriose riviste storiche come “Albori” dei fratelli De Cristo di Cittanova e “Historica” del grande Domenico De Giorgio.

      A quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, la sua figura appare oggi più grande che mai. In un tempo in cui le radici rischiano di dissolversi e la memoria locale viene spesso ridotta a retorica o a esibizione, Pignataro ci ricorda che amare il proprio paese significa anche studiarlo, comprenderlo, documentarlo e tramandarlo. Sia questo il miglior omaggio che Oppido Mamertina possa rendergli: riprendere in mano la sua eredità e farne luce per il futuro.

Per aprire idealmente questo percorso di ricordo e di commemorazione, mi onoro oggi di proporre qui la sua biobibliografia completa, curata in modo meticoloso e affettuoso da Rocco Liberti (*), perché la memoria di un uomo come il canonico Pignataro non deve restare chiusa negli archivi: va riletta, diffusa e consegnata alle nuove generazioni. (Bruno Demasi)
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   Mons. Giuseppe Pignataro, una delle intelligenze più vive espresse da Oppido Mamertina in questo secolo, si è spento il 18 ottobre 1987 al suo paese natale lasciando tangibile memoria di un impegno profuso soprattutto nel settore della ricerca storiografica locale. Nato il 3 novembre 1901 da Filippo e da Zoiti Antonina, andò a scuola piuttosto tardi chè nei primi anni, come usava in certi ambiti, perse tempo prezioso ad imparare il mestiere di calzolaio nella bottega di mastro Luigi Bonarrigo. Nell'anno scolastico 1916-17 stava completando la sesta classe del corso elementare col maestro Giuseppe Scarcella quando, come venne scritto sul registro, Abbandonò la scuola perché chiuso nel locale Seminario (1). Espletati gli studi ginnasiali e liceali nel collegio oppidese, si portò al Seminario Pio X di Catanzaro, donde uscì preparato a ricevere il sacramento che ne avrebbe fatto un ministro di Dio. Simpatica e toccante e, nel contempo, parecchio indicativa dello stile letterario del futuro scrittore, saldamente ancorato al classico periodare latino e ricco di una verve poetica connaturale e invitante ad una piacevole lettura, la lettera, che, giovanissimo, faceva tenere al suo vescovo, mons.Galati, il 27 novembre 1923 da Catanzaro, probabilmente alla vigilia del conseguimento degli ordini minori. Di seguito l'interessante missiva, che rivela in pieno il felice stato di grazia raggiunto da chi aveva intrapreso con grande aspettativa un cammino prescelto, ma che in certo modo sembrava frenato da qualche esitanza del presule o da lentezza nella procedura, se non proprio da una malattia che lo aveva fatto penare intorno a quell'epoca:
 
Eccellenza, 
C'è qui una scheda che io ho riempito così; tra una lacrima e un sospiro. La notte scorsa non ho potuto chiudere un occhio, come se il mio capo non avesse un guanciale ove poggiarsi. Eppure lo spirito si preparava a porre le fondamenta del suo castello! 
Ella comprenderà: è il primo gradino all'ascesi trionfale. Il mio cuore sconfina in un senso soave, per accogliere un infinito. Io non so, io non so più. Tra fibra e fibra scorrere mi sento il brivido dei piani al ridestarsi primaverile. Ora le domanderei se ella avesse cosa in contrario al pio cominciamento! No! ... ed alloraMa veda lei, ma veda lei ... 
Non altro che la mia fidanza intera nel suo paterno volere. 
Le bacio il S. A. 
Dev.mo in X° 
Sem. Pignataro Giuseppe


     In effetti, ancora prima il seminarista Pignataro era incappato in una depressione piuttosto seria. Ecco come il rettore d. Francesco Mennini, ne scriveva premurosamente all’Ordinario di Oppido il 23 maggio:

Mi son dovuto decidere a mandare per qualche giorno in famiglia Pignataro, perché mi dava segni un po’ preoccupanti di prostrazione nervosa. Fare una cura qui sarebbe stato inutile, perché gli è necessario riposo assoluto, distrarsi, e non pensare assolutamente allo studio. Spero che riprenderà in breve le sue forze (2). 
 
     D. Giuseppe fu ordinato il 12 settembre del 1926, ma già da parecchio le sue peculiari doti risultavano abbastanza conosciute e apprezzate. Difatti, nel comunicare la fausta notizia ai lettori, il periodico Albòri, che lo annoverava tra i collaboratori, lo presentava provvisto di brillante coltura, massimenelle discipline letterarie e storiche, quale gentile poeta e rivolto a studi di storialocale con raccolto fervore (3).

    Dopo aver superato l'importante traguardo, il neo sacerdote venne presto incaricato dell’insegnamento in Seminario, dove in successione di tempi ricoprirà anche il ruolo di preside. Quindi, intraprese ad ascendere la scala gerarchica dei benefici capitolari fino a raggiungere la vetta quale canonico arcidiacono. Per le due attività gli rimasero appiccicati come etichette i due titoli antonomastici di professore e di canonico, con cui fu solitamente chiamato sia da coloro ch’erano poi divenuti suoi confratelli che dai professionisti laici, i quali, anche se avevano percorso altre vie, erano stati pur sempre istradati da lui privatamente. Tra gli altri incarichi assunti prevale quello direttore della chiesa filiale di S. Giuseppe, dove officiò per parecchi anni.

     Formatosi in buona sostanza a quel cenacolo letterario, che negli anni ’20 e ‘30 agiva tra Oppido e Cittanova ed aveva quali punti di forza i fratelli De Cristo, prese viva parte a molte iniziative offrendo una fattiva collaborazione. La sua attività di ricercatore lo fece entrare poi in rapporti con qualificati rappresentanti della cultura, come il tedesco Gerhard Rohlfs, Alfonso Frangipane, Raffaele Corso, Alessandro Monteleone, Raffaele Lombardi Satriani, i vari Sovrintendenti alle Antichità P. E. Arias, Alfonso De Franciscis e Giuseppe Foti, tanto per citarne alcuni, che gli concessero la loro amicizia e stima. Nel 1933 e 1936, dopo aver studiato con impegno presso I’ Archivio Segreto Vaticano i trascorsi plurisecolari della sua Oppido,diede alle stampe i primi rilevanti saggi delle sue ottime possibilità, dei lavori condotti con particolare serietà scientifica, i due opuscoli Appunti di storia calabrese, che avrebbero fatto dire all’Orsi di trovarsi di fronte ad uno scritto notevole. In
verità, entrambe le fatiche, condotte con rigoroso metodo in documentazioni del tutto inesplorate, apportarono nuova e più completa luce all’iter storico di una cittadina fino a quel tempo proposto in modo poco chiaro e sorretto soltanto da fonti di scarso credito o da opere inficiate da tutta una serie di plagi e nelle quali gli autori avevano fatto a gara a copiarsi l’un l’altro.

     Per i meriti acquisiti sul campo fu nominato Ispettore Onorario alle Antichità e Belle Arti e Deputato di Storia Patria per la Calabria. Negli anni ‘50, in seguito all'istituzione in Palmi di un Museo del Folklore, cui consegnò alcuni pezzi di un certo valore, costituì a Oppido l'Associazione Amici del Folklore, che indisse una riuscita serie di applaudite conferenze su temi di carattere etnografico tenute da giovani universitari che oggi sono tutti stimati professionisti.

     Il canonico Pignataro s‘interessò variamente di poesia, folkore e storia calabrese in generale con serietà d'intenti, ma gli argomenti preferiti furono le vicende riguardanti Oppido, Gerace e Polsi, luoghi altamente significanti nella cultura religiosa della provincia reggina, ai quali consacrò trattazioni di particolare rilievo, che furono ospitate in gran parte da Historica, la rivista dell'amico e conterraneo Prof. De Giorgio, cui diceva sempre di voler riservare i lavori ritenuti più interessanti e da Brutium. Ma, pur avendo prodotto tanta messe, egli non riuscì o non volle portare a termine un’opera organica che si occupasse per intero della storia di Oppido vecchia e nuova per come ci si attendeva e per come gli annunci frequenti di un’imminenteedizione di essa facevano presagire. Ora purtroppo, avvenuto l'inevitabile, non resta che confidare negli eredi e far voti che quanto non è stato possibile materializzare nel corso di una lunga esistenza, venga finalmente offerto all'attenzione di cittadini e studiosi almeno come opera postuma, al fine di dare un più giusto merito a chi dedicò tutta la vita allo studio.

     Questo il testo di un manifesto con cui l’Amministrazione Comunale oppidese volle commemorare la figura di mons. Pignataro:

Dell'Illustre Estinto ricorda dolente alla Cittadinanza che fu letterato dalla fervida mente e dalla vasta cultura. Appassionato cultore di storia patria fu studioso attento e felice scrittore. Amò la sua terra. Diede lustro alla sua gente e profuse sapere a generazioni di giovani che restano perennemente riconoscenti alla sua opera educatrice. Con diligenti ricerche e scritti originali validamente contribuì a dare testimonianza  ai fasti della sua Città e alle sue remotissime origini.

Bibliografia completa

La lauda dell'olivo, poesia in “Albòri” a. 1926, nn.15-16;
Di alcuni laterizi rinvenuti nel contado di Oppido Mamertina, ivi, nn.17-18;
Francesco d’ Assisi e l ‘amore delle sue creature, ivi, nn. 22-23;
Frate Francesco, ivi n. 39, p. 3;
Edicola, poesia in “Fede ne Civiltà”, a. I-1926 (3a s.), n. 40, p. 3;
Mistici calabresi, “Albòri”, a. 1927, n. 7;
Refugium peccatorum ora pro nobis! poesia, ivi, n. 10; poesia, ivi, nn. 14-15;
Aurora, poesia, ivi, n. 16;
Raccoglimento, poesia, ivi, nn.18-19; 
Ninna nanna, poesia,ivi, nn.22-23;
Paesaggi della Piana, poesia, “La coltura regionale”, a. 1928, n.9;
Villa Abbandonata, poesia, a. 1930, nn. 2-3; 
Meditazione, ivi, n.4; 
Appunti di storia calabrese (Un documento del 1188-L’origine della sede vescovile- Uno sguardo alla cronotassi dei vescovi), Terranova S. M. 1933, Tip. SS. Crocifisso,pp. 14+note; 
Appunti di storia calabrese - II (La cronotassi dei vescovi – Il rito greco – La congrega del SS -Le relationes del Perrimezzi -I diaconi selvatici -Il monastero della Purificazione - Il palazzo vescovile-Il seminario diocesano-La cattedrale-Il banco del maestrato-La chiesa di Bagnara), Terranova S. M. 1936, pp. 25+note; 
Divinazione idrica in Calabria,” Folklore della Calabria”, a. 1956, nn. 2-3; 
Culto e storia di S. Fantino Confessore Patrono di Lubrichi, Reggio Cal. 1958, Tip. Leo, pp-32; 
Iscrizione ebraica di Oppido Mamertina, “Historica”, a. 1959, n. 6; 
Un Vescovo di Calabria nel secolo XV-Athanasio Chalkèopoulos, “L'Avvenire di Calabria”, a. 1959, nn. 29-30; 
Il “Liber Visitationis” di Athanasio Chalkèopoulos, ivi, n. 31 (i due articoli sul Calceopilo hanno visto la luce anche su “Parole di vita”, a. 1959, nn. 25-26-27); 
Il monastero di San Bartolomeo di Trigona, a. 1959 c.;
Carte vecchie e tempi nuovi in Oppido Mamertina (con pseudonimo Francesco S. DeMaistre), “La Voce della Piana”, a. 1960, n. 5; 
Nuove luci storiche su la Calabria e sul santuario di Polsi, “Brutium”, a. 1960, n. 5; 
Pietra e legno nei riti di Polsi, ivi, n. 6; 
Pietra e legno elementi della liturgìa che regola il primo pellegrinaggio a Polsi, “Il Giornale d'Italia”, 2-9-1960; . 
La Chiesa di S. Maria di Loreto in Filogaso e una bolla del 1523, “Historica”, a. 1961, nn.5-6; 
Il cardinale Bessarione Amministratore della Diocesi di Gerace, “La Voce di Calabria”, a.1963, n. 49 e in estratto presso Tip. Diaco, Oppido Mam.; 
Due lettere di Costantino Lascaris documenti per la storia culturale di Gerace, “Historica”, a. 1963, n.3; 
Bessarione e il monachesimo greco,( non si hanno notizie bibliografiche); 
Un vescovo di Gerace alla Corte di Cipro (1467-68) e un matrimonio mancato, “Historica”,a. 1964, n.1; 
Noterelle carbonare, ivi, a. 1965, nn. 2-3; 
Il dottor fisico Domenico Campanella di Stignano, “Brutium”, a. 1967, n. 3; 
Ex-voto di santuari di Calabria, “Historica”, a. 1967, nn. 4-5 ; 
Per una storia dell'Episcopato di Mons. Giuseppe Maria Perrimezzi in Oppido di Calabria (1714-1734), ivi, aa. 1968-69, nn. 4-1; 
Polsi verso la fine del secolo XVII, “Brutium”, a. 1970, nn. 1-3; “Historica”, a. 1971, n. 1; 
Monumenti bizantini-Lettera al prof. Domenico Minuto, “Brutium”, a. 1971, n. 2; 
I Greci di Papanicefore, “La Voce di Calabria”, a?, n.? ; 
Il Typicon di Bova, “La Voce di Calabria”, a.?, n.?; 
Per l'identificazione dei Santi Fantino…, “La Voce di Calabria”, a.?, n.?; 
Sant'Agata ovvero Oppido, “La Voce di Calabria”, a. 1972 e in estratto presso Tip. Diaco; 
Medma un'antica città greca dell'Italia Meridionale, “Brutium”, a. 1972, n. 2; 
Polsi resta ancora un mistero di combinazioni e d'interessi-altri documenti scoperti, ivi, a.1972, n.4; 
Il duca di Caivano, il vescovo di Oppido in Calabria e l'abolizione della Cassa Sacra,“Historica, a. 1973, n. 2; 
La vera storia del Santuario di Polsi,”Comunità”, a. 1974,n.2; 
Il cantiere di mons. Coppola, “Brutium”, a. 1974,n.4; 
Candido Zerbi e la “Cronistoria” di Oppido, “Mamertinon”, a. 1974, n. li i 
Settecento religioso in Calabria-Luci ed ombre-La pretesa autobiografia di P. Antonio dal’ Olivadi (1653-1720), “Historica”, a? 1974, nn. 1-2; 
La Certosa di Serra S. Bruno negli scritti di L. Palustre, “Calabria Turismo”, a. 1974, nn.19-20; 
Le campane di Radicena, “Comunità”, a. 1974, n. 15; 
La vecchiona, ivi, n. 17; 
L'occupazione militare francese, “Historica”, a. 1975, n.1; 
Per la croce di Polsi (in polemica con G. Gnolfo), “Brutium", a. 1975, nn. 2-3; 
Le campane e la fiera del 25 marzo, festa dell’Annunciazione a Oppido di Calabria,“Mamertinon”, a. 1975, n. 1; 
Il culto di Maria SS. Annunziata in Oppido di Calabria, Tip. Formica, Taurianova 1975,p. 60);
Giovanni Conia a Oppido di Calabria, “Historica”, a. 1975, n. 3;
Il barone Raffaele Lombardi Satriani, ivi, a. 1976, n. 1; 
Un popolano liberale, ivi, a. 1977,n. 2;
D. Candido Carbone di Pedavoli, a. 1977, n.3;
Un vecchio giornale calabrese, ivi,a. 1978, n.3;
Il museo del Folklore in Palmi, ivi, a.1978 , n.4; 
Il musicista Giuseppe Nunziato Muratori, i suoi parolieri e Giovanni Conia, ivi, a. 1979, n.3; 
Poesie calabre del canonico Conia, Tip. Marafioti, Polistena 1980, ed. reprint, con aggiunta dell'articolo apparso in “Historica” dell ‘anno 1975; 
Il culto delle Madonne nere e la Vergine nera di Semiinara, “Historica”, a. 1980, n. 1 e in ed. reprint, presso Tip. Diaco con pref. del vescovo Benigno L. Papa, a. 1986; 
Il monastero delle clarisse in Oppido,Tip. Villivà, Oppido M. 1981; pubblicato dalla Pro-Loco in occasione della manifestazione “Alla riscoperta di Oppido Vecchio” del 19 agosto 1981; 
1883: la crisi agraria, “Historica”, a. 1981,n.4; 
La chiesa di S.Maria di Popsis, “Brutium”, a.1981, n. 3; 
Per una storia del Santuario di Polsi-Lettera indirizzata al Re Ferdinando IV il 1° Aprile 1802 da mons. Vincenzo Barisani Vescovo di Gerace (1797-1806), ivi, n. 4; 
L'exequatur a Mons. Curcio, “Historica”, a. 1982, n. 4; 
Censure sopra il libro di Padre Mostro-inedito di Tommaso Campanella, ivi, a. 1983, n2; 
La chiesa della Madonna del Buon Consiglio e la Confraternita di S. Giuseppe in Oppido,Tip. Marafioti, Polistena 1985, pp. 23; 
La Divina Pastorella (precisazione) “Brutium”, a. 1985, n. 3; 
I Gesuiti a Oppido, “Historica” 1986, n. 1; 
Mons. Alessandro Tommasini, ivi, a. 1986, n. 2.
Rocco Liberti

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* Pubblicato in “Historica”, a. XL-1987, n. 4, pp.161-167 e in “Quaderni Mamertini” Momenti e figure della vecchia e della nuova Oppido,VI, n.45, novembre 2003, pp.35-39.
(1) Archivio Scuole Elementari Oppido Mamertina. 
(2) A.V.O. 
(3)”Albori”,a II – 1926, nn.17-18.