La scena è quasi sempre la stessa: un uomo alto, asciutto, con la voce calma di chi ha attraversato molte stagioni, parla davanti a un piccolo pubblico raccolto in una sala civica di provincia. Non c’è enfasi, non c’è retorica. Eppure, mentre Salvatore Mongiardo espone la sua visione del mondo, si avverte la sensazione di trovarsi davanti a un pensatore che ha scelto deliberatamente di collocarsi fuori dal tempo, o forse contro il tempo. È come se la sua parola provenisse da un luogo remoto, un punto della costa ionica dove la storia non è mai del tutto passata, ma continua a vibrare sotto forma di memoria.
Nato nel 1941 a Sant’Andrea Jonio, Mongiardo ha conosciuto la Calabria contadina del dopoguerra, le prime migrazioni interne, la lunga stagione del lavoro nel Nord industriale. Per trent’anni ha vissuto tra Milano e l’Europa, in ruoli manageriali che sembravano allontanarlo dalla sua terra. E invece quel distacco è diventato, col tempo, una forma di preparazione. Quando nel 2013 pensa di tornare definitivamente in Calabria, la sua decisione assume un valore quasi rituale: non è un rientro biografico, ma un ritorno alle origini del pensiero. In Ritorno in Calabria scrive: «La Calabria è la mia patria spirituale, il luogo dove la storia dell’uomo ha conosciuto la sua prima pace»¹. La frase, collocata nel capitolo centrale del libro, è la chiave di lettura dell’intera sua opera.
Il nucleo della sua riflessione è la civiltà sissiziale, un’idea che Mongiardo presenta come la vera eredità dell’Antica Europa mediterranea: una società senza armi, senza uccisione, fondata sulla convivenza dei viventi - uomini e animali - nella stessa casa comune. Non si tratta, nelle sue parole, di un’utopia, ma di un ritorno a una memoria sepolta. Nel Pentalogo di Pitagora afferma: «La Terra è la casa di tutti, e nessuno ha il diritto di uccidere chi la abita»². La frase, collocata nel primo dei cinque principi, è la formulazione più netta della sua etica della non‑violenza.
La sua visione richiama gli studi di Marija Gimbutas sulla civiltà pre‑indoeuropea, ma li innesta nella storia calabrese, interpretata come luogo di continuità culturale e non come periferia della grecità. La Calabria, nella sua lettura, non è un territorio marginale, ma un laboratorio di civiltà. In una conferenza del 2020, Mongiardo ha dichiarato: «La Calabria non è nata con i Greci: i Greci hanno trovato una civiltà già formata»³. È una tesi che si colloca fuori dal mainstream storiografico, ma che egli sostiene con coerenza, intrecciando archeologia, antropologia e filosofia morale.
Pitagora, nella lettura di Mongiardo, non è solo il matematico che la tradizione scolastica ha consegnato ai manuali, ma il fondatore di un’etica universale. La Nuova Scuola Pitagorica - istituita da Mongiardo dopo il suo ritorno in Calabria - nasce dalla convinzione che Pitagora abbia scoperto una legge morale naturale, una sorta di geometria della felicità. Nel Pentalogo, Mongiardo sintetizza questa etica in cinque principi, ma ciò che colpisce non è la struttura, bensì il tono. Egli parla come se quell’etica fosse ancora viva, come se attendesse solo di essere riconosciuta. «Pitagora non ha fondato una scuola», afferma, «ha fondato un modo di vivere»⁴.
La sua visione richiama gli studi di Marija Gimbutas sulla civiltà pre‑indoeuropea, ma li innesta nella storia calabrese, interpretata come luogo di continuità culturale e non come periferia della grecità. La Calabria, nella sua lettura, non è un territorio marginale, ma un laboratorio di civiltà. In una conferenza del 2020, Mongiardo ha dichiarato: «La Calabria non è nata con i Greci: i Greci hanno trovato una civiltà già formata»³. È una tesi che si colloca fuori dal mainstream storiografico, ma che egli sostiene con coerenza, intrecciando archeologia, antropologia e filosofia morale.
Pitagora, nella lettura di Mongiardo, non è solo il matematico che la tradizione scolastica ha consegnato ai manuali, ma il fondatore di un’etica universale. La Nuova Scuola Pitagorica - istituita da Mongiardo dopo il suo ritorno in Calabria - nasce dalla convinzione che Pitagora abbia scoperto una legge morale naturale, una sorta di geometria della felicità. Nel Pentalogo, Mongiardo sintetizza questa etica in cinque principi, ma ciò che colpisce non è la struttura, bensì il tono. Egli parla come se quell’etica fosse ancora viva, come se attendesse solo di essere riconosciuta. «Pitagora non ha fondato una scuola», afferma, «ha fondato un modo di vivere»⁴.
La sua produzione letteraria è varia, ma attraversata da un filo unico: la ricerca di un’origine. Ritorno in Calabria (1994) è un romanzo autobiografico che si legge come un manifesto identitario. Antonio Piromalli, nella sua nota critica a questo lavoro, ha colto la dimensione utopica del testo: la Calabria come luogo di rigenerazione morale, come spazio dove l’uomo può ritrovare la propria misura. In Cristo ritorna da Crotone, Mongiardo intreccia cristianesimo e pitagorismo, interpretando Cristo come erede dell’etica pitagorica. «Cristo non ha abolito Pitagora», scrive, «lo ha portato a compimento»⁵. La frase, collocata nel capitolo dedicato al rapporto tra Vangelo e filosofia antica, è una delle più discusse della sua opera.
Il punto più audace della sua produzione è forse Il Terzo Profeta (2023), trilogia filosofica in cui Mongiardo si definisce «terzo profeta dell’Occidente» dopo Pitagora e Cristo. La tesi è ardita, ma non arrogante: egli non si propone come fondatore di una religione, bensì come continuatore di un’etica. «Non sono un profeta religioso», precisa, «ma un profeta civile»⁶: una profezia della pace, una chiamata alla non‑violenza che si radica nella storia e nella geografia della Calabria.
La scena pubblica di Mongiardo è fatta di incontri, conferenze, teatri, biblioteche civiche. Non appartiene ai circuiti accademici, non cerca riconoscimenti istituzionali. La sua forza è la continuità: da anni porta avanti un discorso non solo sulla pace, ma anche sulla dignità della Calabria oltre che sulla necessità di una nuova etica universale. La “ Nuova Scuola Pitagorica” e l’”Accademia Mondiale Antiviolenza” sono i due poli della sua attività: non istituzioni, ma comunità di studio e di pratica.
Ciò che colpisce è la sua posizione umile rispetto alla cultura italiana contemporanea. Mongiardo è un pensatore che ha scelto di parlare da un luogo periferico per proporre una visione universale. La Calabria, nella sua opera, non è sfondo ma protagonista. E' la terra che custodisce un’antica promessa di pace. In un tempo dominato dalla velocità e dalla frammentazione la sua voce appare come un richiamo alla profondità e alla memoria di una nobiltà etica perduta.
Il punto più audace della sua produzione è forse Il Terzo Profeta (2023), trilogia filosofica in cui Mongiardo si definisce «terzo profeta dell’Occidente» dopo Pitagora e Cristo. La tesi è ardita, ma non arrogante: egli non si propone come fondatore di una religione, bensì come continuatore di un’etica. «Non sono un profeta religioso», precisa, «ma un profeta civile»⁶: una profezia della pace, una chiamata alla non‑violenza che si radica nella storia e nella geografia della Calabria.
La scena pubblica di Mongiardo è fatta di incontri, conferenze, teatri, biblioteche civiche. Non appartiene ai circuiti accademici, non cerca riconoscimenti istituzionali. La sua forza è la continuità: da anni porta avanti un discorso non solo sulla pace, ma anche sulla dignità della Calabria oltre che sulla necessità di una nuova etica universale. La “ Nuova Scuola Pitagorica” e l’”Accademia Mondiale Antiviolenza” sono i due poli della sua attività: non istituzioni, ma comunità di studio e di pratica.
Ciò che colpisce è la sua posizione umile rispetto alla cultura italiana contemporanea. Mongiardo è un pensatore che ha scelto di parlare da un luogo periferico per proporre una visione universale. La Calabria, nella sua opera, non è sfondo ma protagonista. E' la terra che custodisce un’antica promessa di pace. In un tempo dominato dalla velocità e dalla frammentazione la sua voce appare come un richiamo alla profondità e alla memoria di una nobiltà etica perduta.
Bruno Demasi
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1. Salvatore Mongiardo, Ritorno in Calabria, Nuova Scuola Pitagorica, Soverato, 1994, p. 87.
2.Salvatore Mongiardo, Il Pentalogo di Pitagora, Nuova Scuola Pitagorica, Soverato, 2019, p. 14.
3.Intervento alla Delegazione del Parlamento Europeo – UNIPAX, Roma, 2020, registrazione archivio NSP.2.Salvatore Mongiardo, Il Pentalogo di Pitagora, Nuova Scuola Pitagorica, Soverato, 2019, p. 14.
4.Salvatore Mongiardo, Il Pentalogo di Pitagora, cit., p. 22.
5.Salvatore Mongiardo, Cristo ritorna da Crotone, Nuova Scuola Pitagorica, Soverato, 2017, p. 41.
6.Salvatore Mongiardo, Il Terzo Profeta, Nuova Scuola Pitagorica, Soverato, 2023, p. 9.