La stella alpina è un racconto che procede con passo lieve, che non ostenta nulla e tuttavia lascia emergere, quasi per trasparenza, l’arte narrativa maturata in anni di vaste letture, di insegnamento appassionato, di dialogo quotidiano con la parola scritta e con gli alunni. La misura della frase e la naturalezza del ricordo rivelano una lunga consuetudine con la buona letteratura. La cura formale è evidente nella tessitura delle frasi, nella scelta delle immagini, nella capacità di far convivere memoria e riflessione senza mai scivolare nel sentimentalismo. Basterebbe l’incipit, con quella confessione trattenuta - «Non ci sono più tornata» - per cogliere la precisione con cui l’autrice sa modulare voce e ritmo, non per cercare l’effetto, ma la verità di un’esperienza. E la trova nella semplicità apparente di un gesto , una stella alpina ritrovata tra le pagine di un libro, che diventa chiave di accesso a un passato vivo, nitido, ancora capace di illuminare il presente. È la semplicità dei narratori che hanno letto molto, insegnato molto, e che sanno che la letteratura non è mai un artificio, ma un modo di custodire ciò che davvero conta.(Bruno Demasi)
_______
Che cosa me l'ha richiamata? Vedi questa stella alpina? L'ho ritrovato casualmente aprendo un libro, non uno dei tanti, !Il diario di Raissa Maritain", che mi è stato regalato dalla Direttrice del Vittoria Colonna, il collegio di Milano dove abitavo negli anni dell'Università perché non avevo trovato posto al Marianum. Mi innamorai subito, leggendo, anzi divorando le pagine del Diario, di quella donna straordinaria che aveva al suo fianco un marito filosofo, altrettanto straordinario, il cui "Umanesimo Integrale" mi affascinava.
“La custodia di tutto è affidata all'amore”, scriveva Raissa. “Non si possiede veramente se non quello che si ama”.
Avevo venti anni, ho ricopiato tante volte questa frase, soprattutto l'ho messa all'inizio di quel diario che ho tenuto molti anni dopo, nel periodo del fidanzamento, col segreto proposito di continuarlo, che invece poi ho interrotto perché la vita non mi ha più lasciato il tempo non di appuntare le mie riflessioni, lo faccio sempre, ma di essere ordinata. Penso dunque scrivo, è il mio motto, lo faccio dovunque, per un bisogno di chiarezza, sui bordi di un libro come su un quaderno, su fogli che poi lascio in cucina, nella borsa, nei cassetti, e che ritrovo spesso molto tempo dopo.
Scusa, hai ragione, divago sempre e tu vuoi sapere che cosa questa stella alpina mi ha ricordato. Ecco.
Frequentavo il terzo anno della facoltà di lettere all'Università Cattolica, a Milano, ed avevo terminato in anticipo la sessione di esami. La Direttrice del Colonna, Adele Soresina, mi propose di andare in montagna con lei e con un gruppo del movimento Laureati cattolici, un mese intero a Solda, accettai con gioia. In agosto mi trovai catapultata in un ambiente che non conoscevo, tutto da scoprire, coccolata da persone più grandi di me. Un giorno Adele, mi propose una gita sul Coston, una delle tre vette, che con la Paier e il Gran Zebrù, si vedevano innalzarsi verso il cielo.
Partimmo al mattino presto lungo un sentiero che ci avrebbe portato ad un rifugio ad oltre 2000 metri. Verde, marrone, azzurro spruzzato di macchie bianche che si muovevano veloci, qualche uccello che volava rasente per innalzarsi nuovamente verso il cielo, e qua e là chiazze di fiori dai colori accesi, rossi, azzurri, bianchi, gialli, ero ammutolita di fronte a tanta bellezza o meglio non sentivo la necessità di dire niente, tutto era già detto intorno a noi. Poi il sentiero cominciò a salire e a restringersi a mano a mano, tra la montagna che restava alla mia sinistra, un crepaccio che si intravedeva appena sulla destra tra gli arbusti, e l'azzurro del cielo, così tenero, non so trovare un altro aggettivo per indicare quell'azzurro che dilagava in alto e intorno.
Ecco, non essere impaziente, il fatto viene proprio ora: ti ho detto che il sentiero si restringeva e ad un certo punto divenne proprio una striscia che costeggiava la montagna. Ero fiduciosa, seguivo Adele che canticchiava avanzando davanti a me, ma davo anche occhiate furtive al burrone che spalancava la sua bocca sulla destra sempre più nitidamente per il diradarsi della vegetazione e il prevalere della montagna nuda.
Ad un certo punto Adele scomparve davanti a me, non mi ero accorta prima che il sentiero faceva una curva a gomito, ed io mi trovai sola: la montagna a sinistra, sicura, il cielo in alto, a destra e davanti a me il vuoto. Evidentemente dovevo semplicemente andare avanti, a sinistra, dove il sentiero continuava anche se non lo vedevo più, invece mi bloccai: una stretta allo stomaco, sudore freddo, l'incapacità di muovere i piedi.
-Adele-, chiamai, -Adele, non ce la faccio-.
Avrei voluto urlare, ma era come se avessi perso la voce, ero irrigidita contro la parete rocciosa.
Adele non sentì un mio richiamo, tornò perché non mi vide dietro di lei, riapparve dalla roccia dove poco prima era sparita, si avvicinò camminando disinvolta, mi guardò e mi disse:
-Titona, guardi me, mi dava del lei nonostante il grande affetto che aveva per me e la differenza di età, guardi me e continui a camminare, non guardi in basso. Deve continuare. Ora sarebbe ugualmente difficile per lei tornare indietro. Coraggio, mi dia la mano, guardi me e riprenda a camminare-.
Hai proprio ragione, la mia capacità di affidarmi è notevole e lei aveva un forte ascendente su di me, le volevo bene come la mamma che non avevo vicina o una sorella maggiore che mi è sempre mancata. Afferrai la sua mano, respirai profondamente, mossi prima qualche passo incerto, poi sempre più spedita la seguii, stringendo forte la sua mano. Pochi minuti dopo ridendo tuffavamo le mani nell'acqua gelata di un ruscello che scendeva dal ghiacciaio e riscaldate dal sole, addentavamo le mele che Adele aveva portato.
Teresa prende dalle mani di Tita la stella alpina di un delicato colore grigio chiaro, tendente appena al celeste, ricoperta da una lieve peluria e adorna sul gambo di due foglie lunghe, sottili.
-Si conserva perfettamente-, dice, -e che bel ricordo custodisce per te-.
Tita Ferro