Geppo Tedeschi occupa un posto singolare nella storia letteraria calabrese del Novecento. Nato a Tresilico l’11 agosto 1907 e morto a Roma l'11 marzo 1993, fu poeta, animatore culturale e interprete appartato, ma non marginale, del futurismo italiano. La sua figura interessa oggi non solo per la qualità della scrittura, ma anche per il modo in cui essa incrocia alcuni nodi decisivi della cultura del secolo scorso: la diffusione meridionale delle avanguardie, il rapporto fra letteratura e istituzioni del regime, la persistenza di un immaginario territoriale fortemente radicato nella Calabria¹.
Tedeschi va collocato nel contesto della seconda stagione futurista, quando il movimento marinettiano, pur avendo già esaurito la spinta iconoclasta degli esordi, continuava stancamente a produrre libri, manifesti e prove poetiche in cui l’innovazione tecnica si intrecciava con una più stabile costruzione di linguaggio². In questo quadro, la sua voce appare meno tumultuosa di quella dei fondatori e più ordinata, una modernità filtrata da una sensibilità mediterranea, attenta alla luce, al volo, al mare, al nesso fra paesaggio e progresso.
Una delle caratteristiche più riconoscibili della sua scrittura è proprio la trasformazione del lessico futurista in chiave meridionale. In Tedeschi la modernità non coincide con la fabbrica e la macchina, il suo futurismo ad ogni costo è comunque meno industriale e più luminoso. Questa scelta non va letta come semplice variante locale, ma come adattamento coerente di una poetica nata altrove e riusata per interpretare un paesaggio diverso. In questo senso Tedeschi testimonia la capacità del futurismo di attecchire anche in aree periferiche, assumendo forme nuove senza perdere del tutto il proprio nucleo originario.
Non meno importante è il profilo biografico-politico. Tedeschi fu infatti coinvolto nelle strutture pubbliche dell’epoca fascista e ricoprì la carica di podestà di Oppido Mamertina negli anni conclusivi del regime, incarico che durò però pochi mesi. Si tratta di un elemento che non può essere trattato come un semplice dettaglio biografico, perché incide sulla sua ricezione successiva e sul giudizio critico che gli è stato riservato nel secondo dopoguerra e che sostanzialmente contribuì a relegarlo in una zona d’ombra: tutt’oggi è presente negli studi specialistici, ma assente dalle grandi sintesi della storia letteraria nazionale.
Da questo punto di vista, la sua parabola è esemplare. Tedeschi non è un grande innovatore sul piano formale, né un protagonista centrale della storia del futurismo, ma un autore che sa dare continuità a una stagione già matura, traducendola in un contesto locale e in una sensibilità personale ben riconoscibile³. È proprio questa posizione intermedia a renderlo interessante: non un semplice epigono, ma nemmeno un inventore di nuovi paradigmi. La sua poesia mostra una certa sicurezza tecnica, una buona padronanza delle invenzioni e dei procedimenti lessico-linguistici e un gusto per la sintesi immaginativa. Nello stesso tempo, rivela anche limiti evidenti, come la ripetizione di soluzioni già sperimentate, una limitata profondità psicologica e una dipendenza da modelli precedenti.
La critica ha colto bene questa ambivalenza. Rocco Liberti ha insistito a ragione sulla collocazione di Tedeschi dentro la storia letteraria calabrese, leggendo la sua figura come quella di un autore dotato di una sua sostanziale originalità pur all’interno del circuito futurista⁴. Il titolo stesso di uno dei suoi contributi più noti, che definisce Tedeschi “l’ultimo futurista calabrese”, è indicativo di un modo di considerarlo come conclusione significativa di una traiettoria regionale⁵. In questa prospettiva, la rilevanza di Tedeschi non è solo estetica: è storica e culturale, perché consente di osservare come il futurismo abbia assunto in Calabria forme meno rumorose ma non meno importanti che altrove⁶.
In ogni caso la storiografia generale, pur con maggiore distanza, ha contribuito a ridefinire la sua figura. Gli studi sul futurismo hanno infatti mostrato come il movimento non sia stato esclusivamente un fatto milanese o romano, ma un fenomeno diffuso, capace di articolarsi in molte periferie italiane. Tedeschi, da questo punto di vista, rappresenta una modalità di ricezione originale dell’avanguardia: non il centro della rivoluzione estetica, ma uno dei luoghi in cui essa si è trasformata, adattata e conservata.
Un altro aspetto interessante è il rapporto fra poesia e pubblica reputazione. Tedeschi ricevette riconoscimenti e attenzioni in un arco di tempo che copre il periodo fascista e il dopoguerra, segno che la sua opera non fu del tutto invisibile. Tuttavia, la sua fortuna critica è rimasta discontinua e, in linea generale, lo ha posto ingiustamente ai margini del dibattito letterario nazionale, anche perché la sua scrittura non offriva un profilo facile da canonizzare. Il risultato è una memoria culturale intermittente, affidata più alle iniziative locali e agli studi specialistici che a una vera tradizione critica consolidata. Forse è quello che egli avrebbe voluto, ma probabilmente meno di quanto avrebbe meritato se il suo sguardo poetico, lasciando le traiettorie rumorose dell’artificio futurista, si fosse rivolto maggiormente alla miseria e alla nobiltà della sua terra. Peccato!
In ogni caso la storiografia generale, pur con maggiore distanza, ha contribuito a ridefinire la sua figura. Gli studi sul futurismo hanno infatti mostrato come il movimento non sia stato esclusivamente un fatto milanese o romano, ma un fenomeno diffuso, capace di articolarsi in molte periferie italiane. Tedeschi, da questo punto di vista, rappresenta una modalità di ricezione originale dell’avanguardia: non il centro della rivoluzione estetica, ma uno dei luoghi in cui essa si è trasformata, adattata e conservata.
Un altro aspetto interessante è il rapporto fra poesia e pubblica reputazione. Tedeschi ricevette riconoscimenti e attenzioni in un arco di tempo che copre il periodo fascista e il dopoguerra, segno che la sua opera non fu del tutto invisibile. Tuttavia, la sua fortuna critica è rimasta discontinua e, in linea generale, lo ha posto ingiustamente ai margini del dibattito letterario nazionale, anche perché la sua scrittura non offriva un profilo facile da canonizzare. Il risultato è una memoria culturale intermittente, affidata più alle iniziative locali e agli studi specialistici che a una vera tradizione critica consolidata. Forse è quello che egli avrebbe voluto, ma probabilmente meno di quanto avrebbe meritato se il suo sguardo poetico, lasciando le traiettorie rumorose dell’artificio futurista, si fosse rivolto maggiormente alla miseria e alla nobiltà della sua terra. Peccato!
Bruno Demasi
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¹ Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (ICSAIC), Tedeschi, Geppo, voce del Dizionario biografico della Calabria contemporanea. Vittorio Cappelli, Calabria futurista (1909-1943), Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009, pp. 43, 45-46, 119-120, 125-126, 128, 137-138, 153-154.
³ Giambattista Lazzaro, Geppo Tedeschi, in Ezio Godoli (a cura di), Dizionario del Futurismo, vol. II, Firenze, Vallecchi, 2001, p. 1162.
⁴ Rocco Liberti, L’ultimo futurista calabrese: Geppo Tedeschi l’usignolo d’Aspromonte, in «Calabria Sconosciuta», XVII, 1994, b. 61, pp. 31-36.
⁵ Rocco Liberti, L’ultimo futurista calabrese: Geppo Tedeschi l’usignolo d’Aspromonte, in Quaderni Mamertini, n. 35, Bovalino, Diaco, 2003.
⁶ Carlo Bezini, Un premio a Geppo Tedeschi, in «La Coltura Regionale», IX, 1933, nn. 4-5, p. 16.