venerdì 25 settembre 2026

Quando uno scrittore traforma un paese in un universo narrativo: DOMENICO DARA E GIRIFALCO (di Bruno Demasi)


    Domenico Dara appartiene alla razza degli autori che non si limitano a descrivere un paese, ma lo trasfigurano in un universo narrativo autonomo, riconoscibile, pulsante. Girifalco, il suo mondo - paese, non è un semplice sfondo narrativo: è un organismo vivente, un teatro morale, un cosmo regolato da leggi invisibili che solo la letteratura può rivelare.

     Nato a Catanzaro nel 1971, Dara ha portato nella narrativa italiana una Calabria che non è mai folklore, mai sociologia, mai cronaca: è mito, linguaggio. La sua scrittura non cerca di “spiegare” il Sud: lo reinventa. E nel farlo restituisce alla letteratura italiana qualcosa che sembrava perduto: la capacità di creare.

    Il cuore della sua opera è una convinzione antica e modernissima: che il mondo sia retto da una logica segreta, una trama di segni che si manifesta nelle coincidenze, nelle ripetizioni, nelle orbite delle vite umane. In Breve trattato sulle coincidenze, il postino di Girifalco afferma che «ogni cosa accade per una ragione, anche quando la ragione non la vediamo»¹. È una frase semplice, ma contiene l’intera poetica di Dara: il mondo parla, e la letteratura è il luogo in cui quel linguaggio si lascia decifrare.

 Dara non è un fatalista. È, piuttosto, un razionalista magico: uno scrittore che cerca nelle pieghe del quotidiano la matematica segreta dell’esistenza. Le sue storie non sono mai casuali, la sua prosa è un laboratorio di alchimia verbale. La frase si distende, respira, si avvolge su se stessa come un nastro luminoso. Il lessico è colto e popolare insieme; il dialetto non è mai decorazione, ma funzione poetica; le immagini sembrano scolpite nella luce.

     In Appunti di meccanica celeste, le vite degli abitanti «si attirano e si respingono come pianeti»². È una metafora che non serve a colorare la narrazione: è la struttura stessa del romanzo. La comunità diventa un sistema planetario e Girifalco un cosmo regolato da forze invisibili.
 
   Il ciclo narrativo di Dara è composto da quattro romanzi, diversi per tono e struttura, ma uniti da una medesima architettura morale:Breve trattato sulle coincidenze (2014) è il romanzo dell’origine: il destino come codice, il mondo come rete di segni. Appunti di meccanica celeste (2016) amplia la prospettiva: la comunità diventa un sistema planetario, le vite umane orbitano come corpi celesti. Malinverno (2020) è il romanzo della maturità: un bibliotecario che vive tra i vivi e i morti, tra libri e fantasmi, in un paese dove «i morti non se ne vanno davvero: restano dove li abbiamo amati»³. Il Vangelo di Malavita (2024) è il romanzo del coraggio: una parabola sul male, non sociologica ma morale, in cui la malavita non è un fenomeno, ma una tentazione.Ogni libro è un tassello di un’unica costruzione: la nascita di un mondo narrativo che non assomiglia a nessun altro nella letteratura italiana contemporanea.

     La Calabria di Dara non è quella dei reportage, né quella dei cliché antropologici. È una Calabria archetipica, sospesa, universale. Girifalco non è un luogo geografico: è un luogo mentale, un teatro di destini, un archivio di memorie, una parabola morale.In questo senso, Dara è uno dei pochissimi autori contemporanei capaci di dare al Sud una forma mitica, non folklorica. La sua Calabria non è mai vittima né stereotipo: è un laboratorio narrativo, un luogo dove l’umano si rivela nella sua gravità e nella sua grazia.

     La sua opera, già oggi, ha la coerenza di un ciclo narrativo compiuto. E Malinverno, in particolare, è uno dei romanzi più luminosi della narrativa italiana degli ultimi anni: un libro che parla della memoria come resurrezione, della letteratura come forma di sopravvivenza e come organismo vivente.

Bruno Demasi  
1.D. Dara, Breve trattato sulle coincidenze, Einaudi, 2014, p. 7.
2.D. Dara, Appunti di meccanica celeste, Feltrinelli, 2016, p. 23.
3.D. Dara, Malinverno, Feltrinelli, 2020, p. 41.