Cè un posto che non fa rumore, dove le parole sono sommesse, quasi un contraltare ai roboanti e inutili sproloqui che echeggiano nelle piazze e rimbalzano sui media. Un posto che non compare nei social e nelle cronache, che non chiede riconoscimenti e non rivendica meriti. E’ il luogo dove la povertà non è un concetto sociologico, ma un volto, una porta che si apre; dove la dignità non è un diritto astratto, ma un bicchiere d’acqua, un vestito pulito, un letto preparato con cura.
Il piccolo convento delle suore di Madre Teresa, nel Rione Modena di Reggio Calabria ha questa prerogativa silenziosa. Da decenni, senza proclami, accoglie gli ultimi: persone che hanno smarrito tutto, perfino il proprio nome; vite che la città non vede più, o che preferisce non vedere. Le suore li ricevono come si riceve un ospite atteso: li lavano, li vestono, li nutrono, li accompagnano quando la strada finisce. Non chiedono chi siano, da dove vengano, quale storia li abbia condotti fin lì. Per loro, ogni persona è semplicemente una creatura da salvare.
La poesia di Demetrio Costantino, uno dei più tenaci e generosi volontari , insieme alla moglie, di questo posto, nasce da questo silenzio operoso. È un testo naif, diretto, privo di pretese: proprio per questo autentico. Riproduce la voce di chi entra stanco e trova una sedia, un piatto, un sorriso. È la lingua dell’Aspromonte, delle case povere e delle cucine affollate, che qui diventa lingua dell’accoglienza universale.
In questi versi non c’è retorica: c’è gratitudine per un gesto che non chiede nulla in cambio, per una carità che non si annuncia, per una fraternità che non fa distinzione tra “jancu o niru, cristianu oppuru turcu”. È la poesia di chi ha visto la dignità rinascere nelle mani di chi non possiede nulla, se non il proprio servizio.
E forse è proprio questo il miracolo più grande: che in un angolo poverissimo di Reggio Calabria, nel cuore di un quartiere dimenticato, continui a esistere un luogo dove l’umanità non è un ideale, ma una pratica quotidiana. Un luogo dove si può davvero dire: trasi, assettati, mangia cu’ nui!(Bruno Demasi)
Il piccolo convento delle suore di Madre Teresa, nel Rione Modena di Reggio Calabria ha questa prerogativa silenziosa. Da decenni, senza proclami, accoglie gli ultimi: persone che hanno smarrito tutto, perfino il proprio nome; vite che la città non vede più, o che preferisce non vedere. Le suore li ricevono come si riceve un ospite atteso: li lavano, li vestono, li nutrono, li accompagnano quando la strada finisce. Non chiedono chi siano, da dove vengano, quale storia li abbia condotti fin lì. Per loro, ogni persona è semplicemente una creatura da salvare.
La poesia di Demetrio Costantino, uno dei più tenaci e generosi volontari , insieme alla moglie, di questo posto, nasce da questo silenzio operoso. È un testo naif, diretto, privo di pretese: proprio per questo autentico. Riproduce la voce di chi entra stanco e trova una sedia, un piatto, un sorriso. È la lingua dell’Aspromonte, delle case povere e delle cucine affollate, che qui diventa lingua dell’accoglienza universale.
In questi versi non c’è retorica: c’è gratitudine per un gesto che non chiede nulla in cambio, per una carità che non si annuncia, per una fraternità che non fa distinzione tra “jancu o niru, cristianu oppuru turcu”. È la poesia di chi ha visto la dignità rinascere nelle mani di chi non possiede nulla, se non il proprio servizio.
E forse è proprio questo il miracolo più grande: che in un angolo poverissimo di Reggio Calabria, nel cuore di un quartiere dimenticato, continui a esistere un luogo dove l’umanità non è un ideale, ma una pratica quotidiana. Un luogo dove si può davvero dire: trasi, assettati, mangia cu’ nui!(Bruno Demasi)
Trasi, assettati,mangia cu’ nui!
Si ssi ccà bisognu, certu, hai.
No’ ‘mporta cu si, si veni o vai,
si ssi jancu o niru, cristianu
oppuru turcu oppuru musurmanu,
si nd’hai sordi oppuru si no’ nd’hai.
Statti ccà, assettati cu nui...
Ripositi ‘nu pocu prima ‘u vai.
Poi, quandu torni a lu paisi toi,
nci po’ sempi riri “ Trovai
i suori ‘i Matri Teresa
e senza palori eu arrestai!” ...
"Eppi bisognu e aiutu eu truvai:
mi accogliru, mi lavaro, mi vestiru,
mi rezzaru di mbiviri e di mangiari
ed eui non eppi a nudu a ringraziari,
quandu a la casa potti tornari".
Demetrio Costantino