In questo suo nuovo contributo dedicato a Girolamo Orti Manara, uno dei più curiosi e irregolari viaggiatori dell’Ottocento, Rocco Liberti riesce a condensare in uno spazio breve un’intera serie di temi: la cultura antiquaria del tempo, la percezione del Sud da parte dei letterati del Nord, la fortuna editoriale di un autore spesso confuso con il figlio. Il pregio dell’articolo sta ancora una volta nella sua precisione. Liberti non si limita a riassumere il Viaggio alle Due Sicilie del 1825, ne ricostruisce la genesi editoriale e ne chiarisce le ambiguità biografiche, mettendo in rilievo i passi più vivi, quelli in cui Orti Manara, pur dichiarando scarso interesse per la Calabria, finisce per lasciarci osservazioni preziose sul paesaggio, sui miti dello Stretto, sulle antiche città brutie. Bastano poche righe, scelte con cura, per restituire l’immaginario di un’epoca e la voce di un viaggiatore che oscillava tra erudizione, pregiudizio e inatteso stupore. La sintesi è esemplare: asciutta e densa in un racconto che scorre con naturalezza. Un tassello ulteriore nel lavoro di rivisitazione dei viaggiatori dell’Ottocento, come sempre, rigoroso e capace di far parlare le fonti senza forzature.(Bruno Demasi)
Il nobile Girolamo Orti Manara ha compiuto anche lui un giro in Sicilia nel primo Ottocento. Nonostante si sia occupato quasi per intero relativamente ai giorni trascorsi nell’isola, non ha tuttavia mancato di lasciarci anche se brevemente le sue osservazioni su alcune realtà calabresi. Naturalmente, restava sempre in auge il riferimento ai mitici ricordi che si affacciavano alla mente di chi si avventurava nelle terre del sud. Figlio di un conte e di una marchesa, è nato a Verona nel 1769 e ha studiato nel collegio S. Carlo di Modena. Amico dei Pindemonte e di altri letterati, si è dato anche lui alla poesia sfornando numerose composizioni, che ha alternato a traduzioni di classici latini o di lavori in lingua inglese e francese. È stato attento all’elaborazione di tragedie, ma il suo impegno maggiore e di qualche interesse riguarda soprattutto le relazioni di viaggi per l’Europa, che sono stati compresi in due tomi distinti in “Itinerario scientifico di varie parti d’Europa” e “Itinerario d’Italia” editi a Pietroburgo tra 1806 e 1807 [1]. È stato pubblicato nel 1825 il libro sull’escursione nel reame delle Due Sicilie (Viaggio alle Due Sicilie ovvero il giovane antiquario, Verona Dalla Tipografia Tommasi Editrice), una spedizione alla quale ha associato il figlio Giovanni Girolamo avuto nel 1803, ch’è stato uno studioso di antiquaria ed è morto nel 1858. Girolamo, deceduto nel 1845 nella stessa Verona, è stato spesso confuso col figlio[2].
Il nobile scrittore è partito per l’esplorazione nelle terre del sud dalla sua Verona e prima tappa, da quanto si rileva, è stata Roma con i suoi vetusti monumenti, la sua storia e le sue peculiarità, che ha fatto conoscere al figlio guidandolo amorevolmente. In successione è passato a Napoli e alla Campania e per il momento tutto è culminato con l’arrivo a Pesto (Paestum) e la visita a quanto era già emerso. Da Paestum, via Salerno, ha fatto rientro a Napoli. La Calabria restava fuori dai suoi interessi in quanto di scarsa attrattiva. Così infatti ha scritto a proposito: «Non ci curammo di oltrepassare questa città (il riferimento è a Paestum). Tutta la Calabria fino a Reggio, lungo il mare Tirreno ed il Jonio, benché già posseduta dai Greci, e dai Romani, ora non offre, a comune assenso, che qualche lapida, od iscrizione».
La partenza per Messina è avvenuta al porto di Napoli su un brigantino e in attinenza al viaggio non è assente nel resoconto un iniziale accenno alle «calabresi montagne, e notabilmente di Policastro, Cosenza e Pizzo o antica Nepezia» che «sollevano un poco il cruccio e l’indisposizione della mente». Per Nepezia così preciserà poi nelle note: «Nepitia, o Nepizia era una città de’ servili Brutiani, Spartani di origine, e così detti perché stupidi a guisa di bruti, non che vili e disprezzati quai traditori dei Romani».
Erano trascorse ben tre notti, ma le condizioni del mare non permettevano un rapido arrivo sulla costa sicula, per cui al viaggiatore veronese non rimaneva che fantasticare di poter avvertire da lontano il latrare dei due terribili cani Scilla e Cariddi prodotti dalla fantasia dei poeti, ma quel suono proprio non si faceva sentire. Al mattino, d’improvviso, essendo soffiato un dolce venticello, si sono offerte alfine le invocate coste. Ecco il passaggio dello Stretto nell’ispirata descrizione fattane: «Passammo senza periglio que’ due formidabili gorghi, pure in quella notte tranquilli. Giace Cariddi dalla parte dell’ameno Peloro, già dalle Sirene abitato: Scilla dalla parte d’Italia, ed è così chiamato da un vago borgo de’ Calabri Butieni, che sporge sul mare: ambi s’increspano appena in tempo di calma, ma in burrasca rumorosissimi e furiosi ingojano ogni nave, massimo se le due opposte maree gli attraversino. Trasportano essi ne’ loro abissi gli antiquarj a visitare le rupi, che univano, a quanto dicesi, la Sicilia all’Italia, e ad esaminare gli antichissimi ruderi de’ sovrapposti edificj, che tremuoti, e inondazioni impetuose in un con quelle affondarono».
Sempre alle note l’Orti Manara ha infine affidato alcuni particolari circa l’attraversamento dello Stretto, la probabile posizione di Cariddi e la distanza tra le due rive, tutte conoscenze che sicuramente avrà mutuato da precedenti viaggiatori che ne hanno reiteratamente detto nelle loro opere: «Pure il vortice d’acqua, detto il Galofaro di Messina, e che vuolsi da alcuni la vera antica Cariddi, è forse nelle sei ore di marea più pericoloso con miglior sollecitudine da piloti evitato nel passare da Messina a Reggio, traghettandovi perciò di solito diagonalmente con circa 12 miglia di viaggio. - I Messinesi, quando il mare è basso, assicurano di vedervi tali rovine. … Queste due piaggie nel principio delle strette distanze una dall’altra circa due, e tre miglia»[3].
Sul Galofaro e su tantissimi altri particolari storico-geografici si ritrovano nell’opera compilata nel 1841 dal bibliofilo Marco Malagoli Vecchi sulle tracce di C. Pellè. Di seguito alcuni tratti: Il Galofaro occupa una estensione di circa cento piedi di diametro; è situato presso la piccola rada di Calo faro, all’est del faro. È profondo novanta braccia. L’acqua che si avvolge alla superficie è formata dallo infrangersi delle correnti laterali colla corrente principale che riceve la sua direzione dalla opposta punta di Pizzo...etc,Il classico scoglio di Scilla è direttamente opposto al Galofaro. È situato sulla costa di Calabria, distante circa 6,500 metri dalla torre di Faro[4].
Da Messina ha avuto inizio per il nostro viaggiatore il giro per la Sicilia. Al termine il natante ha riportato a Napoli i due veronesi, i quali, dopo alcuni giorni di riposo si sono avviati verso Roma, dove hanno colto il destro per interessarsi a ulteriori antichità e a fare qualche gitarella, come a Tivoli. Alla fine, le nuove méte sono state Siena e Firenze con le loro bellezze architettoniche e artistiche.
Del lavoro sulla Sicilia si è interessata subito la “Biblioteca Italiana”, Questo periodico in una pedissequa recensione di ben 22 pagine ripete in ampie linee quanto scritto. Non solo, ma si è data a criticare aspramente in larga misura il fatto che l’autore abbia indotto il figlio a studi vani che servivano ben poco all’epoca, quando si rendeva oltremodo più necessario volgersi a promuovere l’industria e le arti. Questa una delle frasi più significative: «Noi ne siamo mortificati perché pensiamo che migliori studj convengano ai giovani a cui natura abbia recato buon intelletto»[5].
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[1] In qualche notazione i due volumi risultano entrambi pubblicati nel 1806 a Verona da Giuliari. È sicuramente della stessa pubblicazione in due tomi ristampata a Verona dalla Tipografia De-Giorgi nel 1834 con titolo “Raccolta accresciuta di viaggi scritti da Girolamo Orti” e che verte in particolar modo sulla flora dei territori visitati. Il primo volume comprende le escursioni in Francia, Inghilterra, Scozia, Olanda e parte della Germania, mentre il secondo si occupa ancora di Germania, Elvezia e Italia.
[2] Valerio Camarotto, Orti Manara Girolamo, Dizionario Biografico degli Italiani Treccani.
[3] Orti Manara, Viaggio alle Due Sicilie …, passim.
[4] Il Mediterraneo illustrato le sue isole e le sue spiagge etc., volume unico, Firenze, presso Spirito Batelli Editore, 1841, p.12.
[5] Biblioteca Italiana o sia Giornale di Letteratura, Scienze ed Arti compilato da varj letterati, Tomo XLIII, Anno ventesimoterzo, luglio, agosto e settembre 1826, Milano, presso la Direzione del Giornale, pp. 3-24.