Luna perduta (SettePonti editore) di Giusy Frisina si apre con un senso di mancanza che colpisce sin dal titolo. Ma non si tratta di una perdita dolorosa o fine a se stessa; è piuttosto una spinta a mettersi in cammino. «Ieri notte ho perso la luna»: l’inizio del libro ha la forza e la semplicità di una confessione sussurrata alla fine della giornata. Ciò che è stato smarrito non è un oggetto da ritrovare, ma un punto di riferimento che di colpo viene meno. Eppure l’Autrice sceglie di non rincorrere ciò che ha perduto: accetta lo smarrimento come l'unico modo possibile per iniziare a cercare davvero. È un atteggiamento profondo, che ricorda i grandi maestri della letteratura, come Rilke, capaci di trasformare l'assenza in un invito a guardare il mondo con occhi nuovi.
La scrittura di Frisina nasce proprio da qui: da una crepa che si apre nella realtà e che ci costringe a fermarci e a riflettere. Nella poesia intitolata Ricerca, l’immagine di un angelo che cade nel mare senza che nessuno ci faccia caso — «Un angelo è caduto in mare / e nessuno se n’è accorto» — non è un semplice gioco di parole. È un forte richiamo all'attenzione: il compito della poesia diventa quello di dare un nome alle cose invisibili, di salvare dall'indifferenza ciò che rischia di scomparire in silenzio. L’Autrice si inserisce così in quella tradizione di poeti-testimoni del nostro tempo, come Celan o Zanzotto, ma lo fa con una voce calma e misurata, che preferisce la chiarezza di una luce sommessa all'oscurità dei versi troppo complessi.
Questa sensibilità verso il presente emerge con forza in A cento secondi dalla mezzanotte, dove la calma apparente di un tramonto — «Tutto tranquillo, stranamente eterno» — convive con la sottile percezione di un pericolo imminente, di un mondo fragile sull'orlo del collasso. La poetessa non alza la voce, non lancia accuse o slogan politici: si limita a osservare e a registrare ciò che accade. In questo modo, il suo sguardo diventa una forma di resistenza silenziosa. La poesia non sceglie di fuggire dalla realtà per rifugiarsi in un mondo di fantasia, ma resta ancorata al presente, accettandone tutte le ferite.
Accanto all'impegno civile, nel libro si respira una spiritualità laica e aperta, fatta di attesa, di ascolto e di stupore davanti alle piccole cose di ogni giorno. Frisina non vuole regalare certezze assolute o risposte preconfezionate: preferisce accettare il mistero senza la pretesa di spiegarlo a tutti i costi. C'è in queste pagine una profonda sintonia con il pensiero di Simone Weil: l'idea che il segreto della vita non sia un ostacolo da superare, ma una verità da accogliere con pazienza, attenzione e rispetto.
Il grande palcoscenico in cui si svolge questa ricerca è il Mediterraneo. Non una semplice cartolina turistica o uno sfondo decorativo, ma un mare carico di storia, di miti e di memorie personali. Frisina si ricollega idealmente a quella schiera di grandi autori — da Kavafis a Quasimodo a Maria Zambrano — che nel mare hanno trovato le proprie radici. Il Mediterraneo di queste poesie è un organismo vivo, uno specchio azzurro che da un lato registra le sofferenze e le ferite del nostro pianeta, e dall'altro continua a custodire una promessa di speranza e di rinascita.
Accanto all'impegno civile, nel libro si respira una spiritualità laica e aperta, fatta di attesa, di ascolto e di stupore davanti alle piccole cose di ogni giorno. Frisina non vuole regalare certezze assolute o risposte preconfezionate: preferisce accettare il mistero senza la pretesa di spiegarlo a tutti i costi. C'è in queste pagine una profonda sintonia con il pensiero di Simone Weil: l'idea che il segreto della vita non sia un ostacolo da superare, ma una verità da accogliere con pazienza, attenzione e rispetto.
Il grande palcoscenico in cui si svolge questa ricerca è il Mediterraneo. Non una semplice cartolina turistica o uno sfondo decorativo, ma un mare carico di storia, di miti e di memorie personali. Frisina si ricollega idealmente a quella schiera di grandi autori — da Kavafis a Quasimodo a Maria Zambrano — che nel mare hanno trovato le proprie radici. Il Mediterraneo di queste poesie è un organismo vivo, uno specchio azzurro che da un lato registra le sofferenze e le ferite del nostro pianeta, e dall'altro continua a custodire una promessa di speranza e di rinascita.
Anche i momenti più intimi della raccolta, come le poesie dedicate al ricordo del padre, riescono a toccare corde universali senza mai cadere nel sentimentalismo. Nel componimento L’ultimo tramonto, la figura paterna è ritratta di spalle, «a scrutare l’Eterno»: un’immagine di grande pudore e dignità, in cui il dolore del distacco trova un riscatto luminoso nella speranza della «resurrezione». I ricordi non diventano un rifugio nostalgico in cui nascondersi, ma un ponte per continuare a dialogare con chi non c'è più. Allo stesso modo, quando la raccolta si apre alla gioia per la nascita di un nipotino, definito un «piccolo angelo caduto / in questo rovo di uccelli», l'accenno alla speranza e l'idea che «forse la vita è bella» non cedono mai all'ottimismo ingenuo. È invece un miracolo quotidiano, un modo per affermare che la vita, nonostante tutto il dolore, non smette mai di generare luce.
Luna perduta si rivela come un cammino aperto. La luna smarrita, il tramonto irripetibile e il mare immenso non sono simboli di tristezza, ma tappe di un viaggio che non trova mai il momento conclusivo. Ci ricordano che la vera meta non è qualcosa da raggiungere fuori di noi, ma si trova nel viaggio stesso. La forza della poesia di Giusy Frisina sta tutta in questa saggia discrezione: nel mostrarci che le domande più importanti della vita non sono un muro contro cui sbattere, ma la via d'accesso per comprendere la bellezza della nostra realtà così com'è
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Luna perduta si rivela come un cammino aperto. La luna smarrita, il tramonto irripetibile e il mare immenso non sono simboli di tristezza, ma tappe di un viaggio che non trova mai il momento conclusivo. Ci ricordano che la vera meta non è qualcosa da raggiungere fuori di noi, ma si trova nel viaggio stesso. La forza della poesia di Giusy Frisina sta tutta in questa saggia discrezione: nel mostrarci che le domande più importanti della vita non sono un muro contro cui sbattere, ma la via d'accesso per comprendere la bellezza della nostra realtà così com'è
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Bruno Demasi