Quando la stampa , i social, la politica e gli storici settentrionali, costantemente accampati negli studi televisivi, vogliono dare lezioni di Calabria ai Calabresi, si rischia di cadere in stereotipi contrastanti: da un lato la nostalgia identitaria, dall’altro l’immagine di una terra permanentemente in ritardo. Rileggere allora i testi di Benedetto Croce e di Antonio Gramsci diventa necessario per tentare di sottrarre la nostra terra — e più in generale il Mezzogiorno — a certe banalizzazioni e restituirla alla complessità della storia e della contemporaneità.
Nella sua Storia del Regno di Napoli, Croce evita spiegazioni deterministiche sull’arretratezza meridionale e sostiene che i problemi della regione non nascono da una “inferiorità naturale”, ma da condizioni storico-istituzionali poco favorevoli. Per Croce: «La storia è sempre storia contemporanea»¹ E questa affermazione non è una massima astratta, ma un invito a leggere il passato con domanda rivolta al presente: come le scelte politiche, le istituzioni, le strutture sociali hanno modellato la realtà calabrese.In particolare, Croce osserva: «Il Regno di Napoli fu Stato senza vera vita politica interna»² Con ciò rimanda all’idea che nella Calabria non si sia consolidata quella cultura civica e istituzionale necessaria per lo sviluppo autonomo, ma si sia spesso assistito a dominazioni esterne, fragilità amministrative e ristrette élites intellettuali incapaci di trasformarsi in classe dirigente più ampia. Rifiutando teorie razziali o deterministiche, Croce afferma: «Ogni storia è storia della libert໳ E cioè: anche nelle situazioni di crisi o difficoltà, la responsabilità e la possibilità di cambiamento sono sempre aperte alle azioni umane.
Se Croce individua il nodo nella politica e nella cultura, Gramsci si accosta alla questione meridionale dal punto di vista strutturale e socio-economico. Nei Quaderni del carcere Gramsci elabora una lettura critica del processo unitario italiano, sottolineando che l’unificazione avvenne in condizioni di profonda disuguaglianza. Per Gramsci c’è la sicurezza che lo sviluppo del capitalismo in Italia «non sia avvenuto da un punto di vista nazionale, ma da angusti punti di vista regionali… determinando un’emigrazione morbosa… e rovinando economicamente intere regioni»⁴ In altri termini, la disparità tra Nord e Calabria non è un effetto accidentale: deriva da come si sono sviluppati economia e istituzioni dopo l’Unità d’Italia. Il Mezzogiorno è diventato una sorta di periferia economica e sociale, con una classe dirigente debole e incapace di costruire egemonia culturale e sociale (cioè consenso e visione collettiva). Questo significa che la Calabria nel contesto generale del Sud ha subito una particolare compressione dei processi di modernizzazione, con scarse opportunità di creare economie competitive e dinamiche autonome.Una testimonianza indiretta di questa valutazione si trova anche nelle parole in cui Gramsci valorizza figure come Croce e Giustino Fortunato come chiavi di volta della riflessione sul Mezzogiorno ( «Giustino Fortunato e Benedetto Croce rappresentano […] le chiavi di volta del sistema meridionale»⁵ ) non come risposte definitive, ma come punti di partenza per comprendere il nodo storico-politico.
La riflessione crociana e gramsciana non sono astrazioni: trovano una sorprendente risonanza nella Calabria contemporanea, dove persistono sfide economiche e sociali che sembrano prolungare nel presente alcune delle difficoltà storiche analizzate dai due pensatori. Secondo i dati più recenti, la Calabria registra tassi di occupazione molto bassi — inferiori al 50 % per la popolazione in età lavorativa — e una disoccupazione superiore alla media nazionale⁶. Il reddito pro capite della regione resta significativamente sotto la media europea⁶, mentre l’esodo di giovani laureati verso il Centro-Nord continua a rappresentare un grave problema per il capitale umano del territorio⁷.
Il fenomeno della fuga dei giovani qualificati — stimato in centinaia di migliaia nei decenni recenti — ha un costo economico stimato in miliardi all’anno, oltre a impoverire il tessuto sociale locale⁸. Questo esodo, insieme alla denatalità, accentua lo spopolamento delle aree interne e montane, rendendo sempre più fragile la presenza demografica e culturale in molti borghi calabresi⁹. Gli indici di rischio di povertà sono tra i più elevati in Italia e nell’Unione europea per famiglie e individui residenti in Calabria¹⁰, con un tasso che si mantiene altissimo. Questi dati non sono soltanto numeri: denunciano disuguaglianze strutturali che richiamano, con sorprendente attualità, le questioni sollevate dai grandi interpreti del Nord-Sud.
Rileggere Croce e Gramsci oggi ci invita a non concepire la Calabria come “problema” immutabile, ma come fare sociale e culturale dove passato e presente si intrecciano. Croce ci ricorda che la storia non è fatalità, ma storia della libertà — cioè di scelte e di responsabilità. Gramsci ci spinge a considerare le dinamiche economiche e sociali nella loro concretezza, riconoscendo le strutture di potere e disuguaglianza che oggi più che mai ci soffocano. Alla luce dei dati attuali, la Calabria appare come una regione in bilico con gravi fratture socio-economiche, con una capitale umano che si disperde, con un tessuto istituzionale fortemente sfibrato da situazioni di illegalità diffusa e che ancora fatica moltissimo a decollare.E tuttavia, segnali di crescita e progetti di sviluppo offrono uno spazio di speranza se letti non come semplici comparazioni statistiche, ma come espressione di un cambiamento possibile.
Perché, in ultima analisi, la Calabria — come tutte le storie che contano — è storia della libertà di un popolo, non immagine immutabile di immobilità.
Bruno Demasi
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1. B. Croce, Teoria e storia della storiografia, Bari, Laterza, 1917, p. 5.
2. B. Croce, Storia del Regno di Napoli, Bari, Laterza, 1925, p. 23.
3. B. Croce, La storia come pensiero e come azione, Bari, Laterza, 1938, p. 12.
4. (sintesi dell’interpretazione gramsciana della Questione Meridionale nei Quaderni del carcere).
5. A. Gramsci su Fortunato e Croce, La questione meridionale , passim.
6. Dati occupazione e mercato del lavoro in Calabria (Eurostat 2024).
7. Rapporto SVIMEZ sulla fuga dei laureati del Mezzogiorno (2025-26).
8. Stima economica della perdita del capitale umano.
9. Trend demografico e spopolamento nelle aree interne.
10. Calabria tra regioni UE con maggiore rischio di povertà.