“È l’ora dell’amore. Vita di San Massimiliano Maria Kolbe” è una biografia intensa e raffinatamente costruita, che porta la firma a due voci di sorella Francesca Schiavone e padre Pasquale Triulcio, appartenenti alla comunità dei Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle dell’Immacolata della Cittadella di Bagnara Calabra. Con questo volume la Calabria consegna alla riflessione ecclesiale e culturale un nuovo ritratto del martire di Auschwitz, confermando la propria vocazione a farsi eco e cassa di risonanza di grandi figure della santità del Novecento.
Il saggio, edito da Città del Sole e articolato in 168 pagine, si presenta come una biografia organica che intreccia rigore storico e sensibilità spirituale. L’originalità dell’opera risiede anche nella firma congiunta di “un Fratello e una Sorella” della stessa comunità religiosa bagnarese, esperienza dichiaratamente unica nel panorama – ormai vasto – della bibliografia kolbiana.La comunità dei Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle dell’Immacolata, fondata nel 2000 da padre Santo Donato e riconosciuta come istituto di diritto diocesano nel 2016, ha nella “Cittadella dell’Immacolata” di Ceramida di Bagnara il cuore del proprio carisma, modellato sulle cittadelle mariane volute da Kolbe. È da questo crocevia calabrese, affacciato sullo Stretto ma idealmente proteso verso la Polonia e il mondo, che nasce il progetto di una biografia che è insieme omaggio, meditazione e proposta pastorale.
Il saggio, edito da Città del Sole e articolato in 168 pagine, si presenta come una biografia organica che intreccia rigore storico e sensibilità spirituale. L’originalità dell’opera risiede anche nella firma congiunta di “un Fratello e una Sorella” della stessa comunità religiosa bagnarese, esperienza dichiaratamente unica nel panorama – ormai vasto – della bibliografia kolbiana.La comunità dei Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle dell’Immacolata, fondata nel 2000 da padre Santo Donato e riconosciuta come istituto di diritto diocesano nel 2016, ha nella “Cittadella dell’Immacolata” di Ceramida di Bagnara il cuore del proprio carisma, modellato sulle cittadelle mariane volute da Kolbe. È da questo crocevia calabrese, affacciato sullo Stretto ma idealmente proteso verso la Polonia e il mondo, che nasce il progetto di una biografia che è insieme omaggio, meditazione e proposta pastorale.
Gli autori dichiarano fin dalle prime pagine la scelta di un doppio fuoco narrativo: la vita di Kolbe viene dapprima letta nella prospettiva del “dono di sé”, quindi condotta, quasi per necessità interna, al culmine drammatico del martirio nel bunker della fame di Auschwitz. La prima parte del volume si sofferma sul cammino vocazionale, sull’apostolato missionario tra Europa e Asia, sul lavoro editoriale e mariano del frate polacco, restituendone la figura di “figlio di Francesco” interamente consegnato all’Immacolata. Nella seconda sezione, l’attenzione si concentra sul 1941 e sulla decisione di offrire la propria vita al posto di un padre di famiglia, gesto che valse a Kolbe la definizione di “martire dell’amore” e “patrono del nostro difficile secolo”. La narrazione del martirio non indulge al patetico, ma si attesta su un registro sobrio, quasi cronachistico, che lascia emergere da sé la forza teologica e umana di quell’ultimo “Ave Maria” pronunciato nel campo di sterminio.
Uno dei meriti più interessanti del volume è la scelta di assumere l’“accoglienza” come categoria guida per interpretare la parabola esistenziale di Kolbe. Gli autori notano, con acume, come nei più diffusi dizionari di spiritualità e teologia manchi una definizione robusta di questo termine, e proprio da questa lacuna costruiscono una riflessione che intreccia biografia e proposta dottrinale.Kolbe è così delineato come “uomo dell’accoglienza”: accoglienza dell’Altro attraverso la devozione all’Immacolata, accoglienza del fratello nella concretezza dell’apostolato, fino all’estrema accoglienza della croce dell’altro prigioniero, di cui assume volontariamente il destino di morte. In questo senso il libro si colloca all’interno dell’“agone teologico” contemporaneo non come mera agiografia, ma come tassello che arricchisce gli studi sulla spiritualità del martirio e della carità.
Una scrittura a due voci
Un ulteriore elemento di fascino è la struttura “a due voci” che attraversa il testo, dove sorella Francesca Schiavone e padre Pasquale Triulcio, pur mantenendo un impianto unitario, restituiscono sfumature differenti nella lettura della stessa figura. L’alternanza degli sguardi - femminile e maschile, contemplativo e pastorale - non è espediente stilistico, ma concreta testimonianza di una vita comunitaria che da anni si nutre della lezione kolbiana.Ne deriva una biografia corale, che si sottrae tanto alla freddezza del repertorio cronologico quanto alla tentazione di un racconto esclusivamente devozionale. La pagina mantiene sempre una dimensione narrativa accessibile, pur sostenuta da una trama di riferimenti storici e spirituali che la rendono fruibile anche al lettore più esigente.
“È l’ora dell’amore” è arricchito da tavole grafiche firmate dall’illustratrice Simona Stillitano, che accompagnano il percorso del lettore come vere e proprie “icone” della vicenda kolbiana. L’apparato documentario in appendice conferisce spessore ulteriore all’opera, consentendo di situare eventi e luoghi della vita del santo in un contesto storico verificabile. La lingua è limpida, sorretta da una prosa che cerca un punto d’equilibrio tra la sobrietà del resoconto e accenti di autentica meditazione, soprattutto laddove gli autori sostano sulle grandi “soglie” dell’esistenza di Kolbe: la fondazione della Milizia dell’Immacolata, la stagione missionaria in Giappone, il ritorno in Polonia fino all’arresto e alla morte. In questo stile a tratti quasi editoriale, ma mai enfatico, si avverte la volontà di parlare tanto al lettore credente quanto al lettore semplicemente interessato alla storia del XX secolo.
Kolbe, ponte tra Polonia e Calabria
Non è un dettaglio secondario che un grande protagonista della Chiesa polacca, nato a Zduńska Wola nel 1894 e ucciso ad Auschwitz nel 1941, trovi una delle sue più recenti e originali riletture proprio sulle rive tirreniche della Calabria. La Cittadella dell’Immacolata di Bagnara Calabra, modellata sulle cittadelle fondate da Kolbe, diventa così una sorta di “Auschwitz rovesciata”, luogo in cui il ricordo del martirio si trasforma in laboratorio di fraternità e accoglienza quotidiana. In questo senso il volume rappresenta anche un tassello significativo della produzione editoriale calabrese a tema religioso, che conferma la capacità della regione di accogliere e rilanciare figure e percorsi spirituali nati altrove ma in profonda sintonia con la propria storia di sofferenza e rinascita. La biografia di un frate polacco diventa così anche un capitolo colto e intensamente partecipato della narrazione culturale di una Calabria che si scopre ancora una volta terra di memoria e di profezia.
“È l’ora dell’amore” arriva in un tempo attraversato da conflitti, migrazioni, paure identitarie: la scelta di tornare su Kolbe, martire che ha fatto dell’offerta di sé la cifra ultima della propria esistenza, appare quanto mai attuale. Il libro invita il lettore a misurarsi con una domanda radicale: quale spazio trova oggi, nelle nostre comunità e nella nostrra regione, quella “accoglienza” che gli autori indicano come filo rosso della vita del santo?
In questo interrogativo sta forse il cuore più autentico dell’opera: non semplice ricostruzione biografica, ma provocazione mite e insistente a lasciarsi inquietare da un Vangelo vissuto fino in fondo. Che a lanciarla siano una suora e un frate di una piccola comunità calabrese, raccolti attorno a una cittadella dell’Immacolata affacciata sul Mediterraneo, è l’ulteriore, eloquente segno di quanto la storia di Massimiliano Maria Kolbe continui a parlare, e a generare pensiero e amore, ben oltre i confini della sua Polonia.
Uno dei meriti più interessanti del volume è la scelta di assumere l’“accoglienza” come categoria guida per interpretare la parabola esistenziale di Kolbe. Gli autori notano, con acume, come nei più diffusi dizionari di spiritualità e teologia manchi una definizione robusta di questo termine, e proprio da questa lacuna costruiscono una riflessione che intreccia biografia e proposta dottrinale.Kolbe è così delineato come “uomo dell’accoglienza”: accoglienza dell’Altro attraverso la devozione all’Immacolata, accoglienza del fratello nella concretezza dell’apostolato, fino all’estrema accoglienza della croce dell’altro prigioniero, di cui assume volontariamente il destino di morte. In questo senso il libro si colloca all’interno dell’“agone teologico” contemporaneo non come mera agiografia, ma come tassello che arricchisce gli studi sulla spiritualità del martirio e della carità.
Una scrittura a due voci
Un ulteriore elemento di fascino è la struttura “a due voci” che attraversa il testo, dove sorella Francesca Schiavone e padre Pasquale Triulcio, pur mantenendo un impianto unitario, restituiscono sfumature differenti nella lettura della stessa figura. L’alternanza degli sguardi - femminile e maschile, contemplativo e pastorale - non è espediente stilistico, ma concreta testimonianza di una vita comunitaria che da anni si nutre della lezione kolbiana.Ne deriva una biografia corale, che si sottrae tanto alla freddezza del repertorio cronologico quanto alla tentazione di un racconto esclusivamente devozionale. La pagina mantiene sempre una dimensione narrativa accessibile, pur sostenuta da una trama di riferimenti storici e spirituali che la rendono fruibile anche al lettore più esigente.
“È l’ora dell’amore” è arricchito da tavole grafiche firmate dall’illustratrice Simona Stillitano, che accompagnano il percorso del lettore come vere e proprie “icone” della vicenda kolbiana. L’apparato documentario in appendice conferisce spessore ulteriore all’opera, consentendo di situare eventi e luoghi della vita del santo in un contesto storico verificabile. La lingua è limpida, sorretta da una prosa che cerca un punto d’equilibrio tra la sobrietà del resoconto e accenti di autentica meditazione, soprattutto laddove gli autori sostano sulle grandi “soglie” dell’esistenza di Kolbe: la fondazione della Milizia dell’Immacolata, la stagione missionaria in Giappone, il ritorno in Polonia fino all’arresto e alla morte. In questo stile a tratti quasi editoriale, ma mai enfatico, si avverte la volontà di parlare tanto al lettore credente quanto al lettore semplicemente interessato alla storia del XX secolo.
Kolbe, ponte tra Polonia e Calabria
Non è un dettaglio secondario che un grande protagonista della Chiesa polacca, nato a Zduńska Wola nel 1894 e ucciso ad Auschwitz nel 1941, trovi una delle sue più recenti e originali riletture proprio sulle rive tirreniche della Calabria. La Cittadella dell’Immacolata di Bagnara Calabra, modellata sulle cittadelle fondate da Kolbe, diventa così una sorta di “Auschwitz rovesciata”, luogo in cui il ricordo del martirio si trasforma in laboratorio di fraternità e accoglienza quotidiana. In questo senso il volume rappresenta anche un tassello significativo della produzione editoriale calabrese a tema religioso, che conferma la capacità della regione di accogliere e rilanciare figure e percorsi spirituali nati altrove ma in profonda sintonia con la propria storia di sofferenza e rinascita. La biografia di un frate polacco diventa così anche un capitolo colto e intensamente partecipato della narrazione culturale di una Calabria che si scopre ancora una volta terra di memoria e di profezia.
“È l’ora dell’amore” arriva in un tempo attraversato da conflitti, migrazioni, paure identitarie: la scelta di tornare su Kolbe, martire che ha fatto dell’offerta di sé la cifra ultima della propria esistenza, appare quanto mai attuale. Il libro invita il lettore a misurarsi con una domanda radicale: quale spazio trova oggi, nelle nostre comunità e nella nostrra regione, quella “accoglienza” che gli autori indicano come filo rosso della vita del santo?
In questo interrogativo sta forse il cuore più autentico dell’opera: non semplice ricostruzione biografica, ma provocazione mite e insistente a lasciarsi inquietare da un Vangelo vissuto fino in fondo. Che a lanciarla siano una suora e un frate di una piccola comunità calabrese, raccolti attorno a una cittadella dell’Immacolata affacciata sul Mediterraneo, è l’ulteriore, eloquente segno di quanto la storia di Massimiliano Maria Kolbe continui a parlare, e a generare pensiero e amore, ben oltre i confini della sua Polonia.
Bruno Demasi
