sabato 31 gennaio 2026

RITA PISANO: “La jeune fille de Calabre" ,"Sindaca del Popolo" (di Bruno Demasi )

31 Gennaio 2026 – Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa della grande attivista calabrese. Tra il ricordo del ritratto di Picasso e la forza dei suoi discorsi, la Calabria si prepara al centenario della nascita del prossimo agosto.

 
    Il 31 gennaio 1984, proprio nel giorno in cui la comunità si apprestava a festeggiare il suo cinquantottesimo compleanno, Rita Pisano si spegneva prematuramente. Oggi, a quarantadue anni da quel giorno, la sua figura appare più viva che mai: non solo come icona estetica, ma come bussola morale per una regione che, almeno in parte, cerca ancora il suo riscatto.

   Il legame tra Rita e Pablo Picasso è uno dei capitoli più affascinanti della storia dell'arte del Novecento. Nel 1948, durante il Congresso Mondiale della Pace a Breslavia, Picasso fu tanto  attratto dalla fiera bellezza della giovane delegata calabrese, che decise sui due piedi di stilare un ritratto a quella che definì "la jeune fille de Calabre" realizzandolo a matita e carboncino. E’ un capolavoro di essenzialità: poche linee che catturano lo sguardo profondo e la fierezza di una donna del Sud. Picasso ne fece un simbolo universale, ma Rita mantenne sempre un distacco umile verso quell'opera. Spiegava spesso: “Quel disegno non appartiene a me, appartiene a tutte le ragazze che sognavano la pace e un futuro senza fame. La vera bellezza è la giustizia sociale.”

   Rita Pisano non fu solo una musa, ma una "pasionaria" della concretezza. Il suo impegno civile si espresse nelle lotte per la terra e, successivamente, in un'attività amministrativa illuminata a Casole Bruzio.Nelle piazze calabresi, la sua voce risuonava potente. Durante le occupazioni delle terre, si rivolgeva così alle sue compagne: “Non siamo qui solo per chiedere un pezzo di terra. Siamo qui perché le nostre mani, che sanno seminare e crescere figli, hanno il diritto di stringere il destino della nostra regione. La donna calabrese non è più l'ombra dell'uomo, ma la luce di una nuova società.” (1)

   Eletta sindaca nel 1966, Rita fu un modello di "buon governo". Quando nel 1975 entrò in rotta di collisione con il PCI, che decise di non ricandidarla, diede prova di una libertà intellettuale rarissima:“La politica non si fa nelle stanze chiuse di Cosenza o di Roma. Si fa ascoltando il silenzio di chi non ha voce. Mi hanno tolto una tessera, ma non potranno mai togliermi l'amore dei miei concittadini.” (2)Venne rieletta con una lista civica, dimostrando che la coerenza vale più delle sigle di partito. Si batté per asili nido, scuole e cultura, convinta che "un popolo colto è un popolo difficile da schiavizzare".

    L'impegno politico di Rita Pisano è costellato di episodi che ne rivelano il carattere indomito, quasi "epico" per l'epoca. Oltre alle grandi battaglie sindacali, ci sono aneddoti più intimi e territoriali che spiegano perché la gente di Casole Bruzio la amasse così visceralmente. Nonostante fosse una figura di rilievo nazionale, Rita Pisano non volle mai auto blu o privilegi. Si racconta che spesso si spostasse da Casole a Cosenza o Catanzaro utilizzando i mezzi pubblici, viaggiando insieme ai lavoratori e agli studenti. Questo non era solo un modo per risparmiare fondi pubblici, ma una scelta politica precisa: voleva sentire "il polso" della gente comune, ascoltare i loro problemi quotidiani durante il tragitto. Era la politica che scendeva dal piedistallo per sedersi sui sedili di un pullman di linea.

    Rita credeva fermamente che il decoro urbano fosse una forma di dignità. Si dice che, durante il suo mandato, girasse personalmente per i cantieri e per le strade del borgo, controllando che i lavori fossero fatti a regola d'arte. Un aneddoto locale narra che una volta fece rifare un intero tratto di pavimentazione perché non era "all'altezza della bellezza che il suo popolo meritava". Non era pignoleria, era la convinzione che vivere nel bello aiutasse le persone a sentirsi cittadini migliori e non sudditi di un borgo abbandonato.

   L'aneddoto più potente riguarda la notte del 1975, dopo la rottura con il PCI. Le segreterie di partito pensavano che, senza il simbolo della falce e martello, Rita sarebbe scomparsa. Lei si presentò con il simbolo della Torre (la Torre civica). La sera dei risultati, mentre i big della politica calabrese aspettavano il suo crollo, le piazze si riempirono di contadini e donne che gridavano il suo nome. Quando fu chiaro che aveva stravinto, si affacciò al balcone e, con estrema calma, disse: "Non hanno capito che il mio partito siete voi". Fu la dimostrazione che il consenso costruito sul campo è più forte di qualsiasi apparato.

   Mentre oggi ne commemoriamo la scomparsa, la Calabria guarda già al 15 agosto 2026, data del centenario della sua nascita. Sarà l'occasione per celebrare definitivamente la donna che incantò il mondo con uno sguardo e che insegnò ai calabresi a camminare a testa alta.

Bruno Demasi

______________
 (1) Estratto dai discorsi pubblici raccolti in:  Rita Pisano, Il volto della Calabria libera, saggi celebrativi del Comune di Casali del Manco.
(2) Dichiarazione rilasciata alla stampa locale nel 1975, conservata negli archivi storici della Fondazione Rita Pisano.
Documentazione iconografica: Archivio Picasso e Raccolta Storica del Congresso Mondiale della Pace (1948).