mercoledì 4 novembre 2026

LA CONFRATERNITA E L’ORATORIO DI MARIA SS. ANNUNZIATA IN OPPIDO MAMERTINA ( di Rocco Liberti )

     Pubblico volentieri questo interessante articolo che il prof. Rocco Liberti ama riproporre in preparazione della festa annuale della Madonna dei Campi e della presentazione di un libro sulla chiesa “dell’Oratorio” in Oppido Mamertina nonchè sulle figure che nel tempo si distinsero nell’animazione del culto che in essa si svolgeva. È, in sostanza, un ricco studio apparso ben dieci anni fa (febbraio 2016) sulle colonne di una rivista locale, “L’alba della Piana”, nel quale l’Autore con la consueta accuratezza ci accompagna in un viaggio lungo oltre quattro secoli, restituendoci una pagina significativa della memoria religiosa e civile oppidese. Il suo non è soltanto il racconto della nascita e delle trasformazioni di una confraternita e del luogo di culto che ne ha accompagnato la storia. Attraverso la consultazione di antichi registri, deliberazioni e documenti d'archivio Liberti ricompone un autentico affresco di vita comunitaria, facendo riemergere nomi, famiglie, sacerdoti, benefattori e cittadini che, in epoche diverse, contribuirono a mantenere viva questa istituzione. 
     Particolarmente suggestive sono le pagine dedicate alla ricostruzione dell'Oratorio dopo il terremoto del 1908 e alla sua inaugurazione nel dicembre del 1916. Un momento che assume un significato ancora più intenso se si considera che l'Europa era allora sconvolta dalla Grande Guerra. Preziosi inoltre i numerosi particolari che l'autore recupera dalla documentazione attentamente consultata: gli statuti, l'organizzazione interna della confraternita, le iniziative per sostenere le celebrazioni, le consuetudini e le tradizioni legate alla festa dell'Annunziata. Dettagli che, lungi dall'essere semplici curiosità, ci restituiscono uno spaccato autentico della società oppidese di altri tempi. 
     Non mancano, infine, una nota di amarezza per il progressivo declino della confraternita e per le discutibili trasformazioni architettoniche che hanno impoverito l'antico edificio e il richiamo all'attenzione sulla necessità di custodire con maggiore consapevolezza il patrimonio storico e artistico ereditato dal passato. (Bruno Demasi) 

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      Numerose risultano le confraternite in onore della Madonna Annunziata in Calabria. Ne abbiamo contate almeno 54, con la prima segnalata in Bisignano già dal XIV secolo. Tre soltanto si rivelano quelle istituite in seno alla diocesi di Oppido-Palmi e si trovano tutte nella ristretta cerchia della prima strutturazione diocesana. Il motivo è ovvio. Era Oppido che si distingueva e si distingue ancora per il devoto culto all’Annunziata e non Mileto, anche se nei paesi inseriti nella nuova giurisdizione non sono assenti le cappelle similmente vocate. Naturalmente, tali associazioni hanno avuto l’avvio dopo che il cardinale Torquemada ne ha fondata una nel 1460 a Roma nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.

     Nella vecchia Oppido una congrega di Maria SS. Annunziata si è originata ben 4 secoli fa. Conosciamo, infatti, che l’1 agosto del 1606 il papa concedeva ai suoi aderenti indulgenze da usufruirsi in occasione delle feste dell’Annunciazione, Purificazione, Natività e Assunzione di Maria SS. Il sinodo del vescovo Perrimezzi, del 1726, poi, tramanda che al tempo agiva nella chiesa di S. Caterina una confraternita detta della Santissima Vergine salutata dall’Angelo e che la divisa dei confratelli consisteva in vesti di lino bianche e in una mozzetta color azzurro pallido fin dal cappuccio, nella quale era impressa l’immagine stessa dell’Annunziata.

     È evidente che in conseguenza del terremoto del 1783 si sia resa necessaria una nuova fondazione, per cui l’apposito regio assenso si è avuto soltanto nella data del 31 agosto 1816. Collocata in un primo tempo nella cattedrale e poi in un proprio oratorio, la congrega è stata guidata all’inizio per mezzo di uno statuto espresso in quel medesimo anno e in ultimo con altro del 1956 elaborato in conformità di una nuova legge. Nel 1859 si segnalava la presenza di 33 iscritti, nel 1932 di 64 e negli anni ’60-70 del secolo scorso di una decina appena. Nel 1816 la quota sociale prevedeva il versamento di 6 carlini e 1 candela per il confratello, 3 carlini e 1 candela invece per la consorella. Tra gli ufficiali minori figurava anche un paciere.

   Tra i guasti del terremoto del 1908 in Oppido è incappata anche la chiesetta cosiddetta dell’Oratorio, che è occorso giocoforza riedificare dalle fondamenta e in altro sito più consono. Difatti, dall’angusta posizione sulla via Tuba, è stata trasferita in zona più arretrata e con affaccio su un discreto spiazzo, quello che oggi è la piazza Giovanni Conia. Al suo rifacimento hanno concorso allora attivamente il vescovo mons. Domenico Scopelliti, il padre spirituale canonico d. Giuseppe Mangione (che ha introdotto il culto della Madonna dei Campi) e il priore della confraternita Marcello Grillo.

     La ricostruzione del manufatto, la cui prima pietra era stata benedetta dal presule il 27 ottobre del 1912, nel 1916, anno in cui ricorreva il centenario della fondazione, era ancora incompleta per mancanza di fondi, per cui una mano si è premurato di darla in quel mese di marzo il nobiluomo Domenico Grillo fu Salvatore, che ha offerto in proposito alla confraternita lire duemila, una somma abbastanza cospicua per i tempi. In cambio ha preteso appena la celebrazione da parte del padre spirituale di una messa bassa o letta in suffragio dell’anima di Domenico Santagati e della di lui moglie d. Titania Grillo Zerbi. All’epoca funzionavano da segretario Pasquale Lentini, procuratore Alfonso Devuono e I° assistente Salvatore Stillitano.

     Sicuramente, l’apporto pecuniario del Grillo è riuscito abbastanza soddisfacente se nella mattinata del 10 dicembre dello stesso anno, «presente il Clero, Seminario, Confraternita e popolo, si è benedetto, inaugurato e aperto al culto il nuovo Oratorio dell’antica e nobile Confraternita di Maria S.ma Annunziata». Non ha potuto essere della partita il vescovo, in quanto impegnato a Roma per via dell’obbligante visita ad Limina e al suo posto ha officiato il Mangione. Il discorso è stato naturalmente di circostanza e si è accompagnato alla celebrazione di una messa cantata e di un solenne e immancabile Te Deum con benedizione. Dato il tempo in cui ciò è avvenuto non si è potuto fare a meno di rivolgere un pensiero al triste frangente che per allora si viveva. A tal proposito ecco le parole dell’oratore: «In questo periodo di tempo calamitoso, in cui da due anni e mezzo continua a turbinare e incrudelire fieramente la guerra tra le nazioni di questa vecchia Europa, possa l’apertura del modesto Oratorio segnare come un’apertura e un principio a trattati di pace». Per l’evento ha dettato un’epigrafe in lingua latina lo stesso Mangione, operazione di cui oggi non resta alcun manufatto marmoreo.

     Questa l’epigrafe come conservataci negli atti della confraternita:

Ad futuram Memoriam
Novum hoc templum heic erectum
In loco a Decurionibus Auctoritate assignato
Haud longe ab illo veteri
Post terraemotum deiecto
Et Beatae Mariae Semper Virgini
A Gabrielis Ore Ave Suscipienti
Ut prius dicatum
Sodales Fraternitatis
Vulgo ab Oratorio Nuncupatae
Collecta Undique Stipe
A fundamentis excitandum Curavere
Adjuvante Ill.mo ac R.mo Domino
D. Dominico Scopelliti Episcopo Dioecesis
Accedente Liberalitate
Prioris inter Sodales
D. Dominici Grillo quondam Salvatoris
Reliquum Opus sibi perficiendum Sumpsit
Benedictum Et Initiatum
A Rmo Rec. Can. Iosepho Mangione
Sacris IV Idus Dec. MCMXVI
Terraemotus Calabro-Siculo An. VIII
Abhinc Saeculum ab instituta Sodalitate
Per totam fere Europam
Et propriores Asiae fines
Aere, Terra, Marique Omnia Subvertendi
Convenientibus undique Gentium bellatoribus
Qui vel vulneratis, vel interfecti
Ad Millia Millia in dies acciderunt
Regina Pacis Virgo Deipara luctatoribus
Graviter periclitantibus benigne subveni
Italam serva Gentem cunctis redde Pacem.


     Dal Libro delle sessioni dei confratelli, che ha inizio dal 1859 apprendiamo che all’epoca le riunioni si svolgevano nella sacrestia della chiesetta e che a reggere il sodalizio erano in buona parte elementi facenti parte della nobiltà. In quell’anno, infatti, il priore era d. Giuseppe Zerbi, segretario d. Benedetto Grillo, procuratore d. Domenico Malarbì, 1° assistente d. Saverio Grillo e l’unico a riuscire di estrazione popolare si qualificava il 2° assistente, mastro Saverio Lentini. La congrega risultava composta da 33 confratelli, fra i quali si distinguevano Rocco Zerbi, Antonio M. Albano, Salvatore Albano, persone alquanto note soprattutto per la loro attività artistico-letteraria, ma anche da consorelle.

      Com’è noto, per la solennizzazione della festività dell’Annunziata, che si è costumato dal 1743 attivare nel mese di settembre per via del voto fatto dalla cittadinanza a motivo di essere stata salvata per intervento miracoloso dal flagello della peste quand’era nel vecchio sito, se ne occupava prima l’Università, quindi il Comune. Molto probabilmente, però, per qualche tempo ha dovuto interessarsene la stessa confraternita se il 27 settembre 1863 il priore Zerbi si è detto dell’avviso «che la festività dell’Annunciata si facesse celebrare e sollennizare a spese del municipio inviandosi copia di siffatta deliberazione all’onorevole Sig.r Sindaco di questa città il quale certamente curerà celebrarsi sollennemente la prima festività di questa città, e nel tempo istesso nominare una deputazione che sotto la direzione della deputazione municipale potesse incaricarsi ove il Sig.r Sindaco, e Corpo municipale volesse, dell’esecuzione della festività». Nello stesso anno figurerà priore Rocco Migliorini, anche lui di nobile famiglia, ma in prosieguo lo seguirà ancora Zerbi, che risulta tale nel 1867.

     In una riunione tenuta in quest’ultima annata si è venuto a far presente che «il tetto del coretto del nostro antico e caro Oratorio minaccia rovina», per cui occorreva darsi da fare al fine di trovare le somme necessarie. Al proposito si è escogitato di dare in appalto per quattro anni a due persone, Antonio Albano e Saverio Pezzimenti, la fiera dell’Annunziata, che si svolgeva a marzo, in ragione di un contributo di 34 ducati. Quindi, nel 1868 il cittadino Nicola Caia detto Marrano (sinonimo di ebreo o di altro?) devolveva a sua volta la somma di 50 ducati. Altro appalto, cui poteva far ricorso la confraternita, riguardava l’illuminazione della festa. Nel suddetto anno, essendo priore d. Domenico Guida, si è indetta apposita gara su base di non più di 30 ducati. All’appaltatore toccava predisporre 1200 «panerini di carta di vari colori, e garbatamente costruiti» e variamente distribuiti tra il mercato, cioè la piazza principale e altra strada, il tutto secondo l’indicazione del procuratore, l’illuminazione della chiesa, «l’orchestra in chiesa per la musica e sistemare il legname necessario per gli spari d’artifizio di fuoco». La congrega doveva contribuire con olio e cera. Come si vede, nonostante si cercasse di lasciare al Comune l’onere della celebrazione di festa e fiera, tutto era rimasto inalterato.

   Negli anni successivi la congrega appare sempre in deficit, tanto che nel 1874 il procuratore Antonio Musicò risultava creditore della stessa in ragione di lire 58. In una riunione appunto si dice che si sarebbe provveduto a «rimborsarlo non appena possibile». L’anno dopo, con priore Filomeno Malarbì, non si è potuto fare a meno di tornare alla carica onde affidare al Comune l’impegno, cui la confraternita francamente non poteva più far fronte. Infatti, il 2 novembre del 1875 i 43 confratelli presenti all’unanimità deliberavano «che venisse data partecipazione all’Onorevole Sindaco di questa città, che per diverse circostanze la congrega non può più occuparsi per la procura della festa del nome SS.mo di Maria». Intanto, sono entrati a far parte del sodalizio due illustri personalità, Candido Zerbi nel 1873 e Achille Longo nel 1877. Quest’ultimo era il direttore della banda cittadina, i cui componenti, invece di pagare quanto si richiedeva, si sono impegnati a suonare il 25 marzo, la notte di Natale e a Pasqua. Si sono alternati quali padri spirituali i sacerdoti Frascà, Ionadi e Garigliano.

     Nell’inverno del 1878 un fulmine, che ha colpito la parte dove stava eretta la croce, ha recato parecchi danni alla chiesetta. L’organo è andato addirittura distrutto, tanto che l’artefice Giuseppe Picardi si è offerto di costruirne altro per la somma di £. 425. Intanto, il 29 giugno del 1879 essendo stato varato il cimitero comunale, la congrega si è affrettata a deliberare l’erezione di apposito sepolcro con cappella per i confratelli su un’area concessa dal Comune. L’anno dopo a reggere il sodalizio in qualità di priore è stato chiamato Domenico Grillo, mentre padre spirituale risultava p. Muscato. Nel 1884 padre spirituale si qualificava invece Domenico Virdia, un sacerdote della vicina Varapodio. Nel 1903 il priore era Fedele Grillo.

     Dal 1917 al 1919, restando sempre priore Domenico Grillo, si sono avvicendati alla guida del sodalizio vari cittadini, che, escluso il priore, appartenevano ormai al ceto borghese e a quello artigiano in particolare. Hanno fatto da primo assistente Luigi Colella, Vincenzo Simone e ancora Colella, che nel 1919 è venuto a rifiutare, per cui è seguito Salvatore Stillitano. A II° assistente si sono scambiati il ruolo Devuono predetto, Sebastiano Manfredi e Angelo Cutrì. Fungevano da segretari di volta in volta Lentini e Tramontana. Vari altri cittadini copriranno i restanti incarichi.

      Ecco ora gli ultimi avvenimenti di rilievo che hanno interessato la congrega e la chiesetta dell’Annunziata fin quasi ai nostri giorni. Nel 1922 il sacrestano, che aveva incendiato il vecchio quadro dell’Annunziata e danneggiato la lanterna e lo stipo, è stato condannato ad effettuare le riparazioni che si richiedevano, mentre un nuovo quadro è stato offerto dai coniugi Vincenzo Leonardis e Giovanna De Gerardis. Nel 1929 reggeva la congrega come priore sempre un Grillo, Antonio, figlio di Fedele predetto, mentre quale segretario veniva incaricato Saverio Lentini. Nel 1948 l’oratorio che si trovava in condizioni «miserevoli da circa un ventennio» è stato riaperto al culto e l’anno dopo la congrega è venuta a rimettersi in sesto con priore Vincenzo Simone. Due anni dopo, mercé l’interessamento dell’on. Galati, il Governo ha stanziato 6 milioni di lire quale riparazione «per i danni di guerra apportati alla chiesa dai soldati che ivi tanto tempo» si erano acquartierati. Nel 1954 era ancora priore il Simone, ma da tale tempo in poi la congrega, come tante altre similari, è andata sempre più degradando fino a scomparire del tutto. Rimane tuttavia in attività la chiesetta, che purtroppo ha subito una discutibile riattazione, che ha ridotto un manufatto artistico e di una certa imponenza in un edificio meschino e senza alcuna espressione di gusto.

Rocco Liberti


(*) Quanto esposto in questo articolo si è ricavato dal registro delle deliberazioni della confraternita, custodito, assieme ad altri documenti, presso l’archivio della chiesa dell’Oratorio. Dello stesso argomento ci siamo già occupati nell’articolo La chiesa dell’Oratorio in Oppido Mamertina (“Storicità”, XIV-2005, n. 134, pp. 58-59).