Pubblico volentieri questo interessante articolo che il prof. Rocco Liberti ama riproporre in preparazione della festa annuale della Madonna dei Campi e della presentazione di un libro sulla chiesa “dell’Oratorio” in Oppido Mamertina nonchè sulle figure che nel tempo si distinsero nell’animazione del culto che in essa si svolgeva. È, in sostanza, un ricco studio apparso ben dieci anni fa (febbraio 2016) sulle colonne di una rivista locale, “L’alba della Piana”, nel quale l’Autore con la consueta accuratezza ci accompagna in un viaggio lungo oltre quattro secoli, restituendoci una pagina significativa della memoria religiosa e civile oppidese. Il suo non è soltanto il racconto della nascita e delle trasformazioni di una confraternita e del luogo di culto che ne ha accompagnato la storia. Attraverso la consultazione di antichi registri, deliberazioni e documenti d'archivio Liberti ricompone un autentico affresco di vita comunitaria, facendo riemergere nomi, famiglie, sacerdoti, benefattori e cittadini che, in epoche diverse, contribuirono a mantenere viva questa istituzione.
Particolarmente suggestive sono le pagine dedicate alla ricostruzione dell'Oratorio dopo il terremoto del 1908 e alla sua inaugurazione nel dicembre del 1916. Un momento che assume un significato ancora più intenso se si considera che l'Europa era allora sconvolta dalla Grande Guerra. Preziosi inoltre i numerosi particolari che l'autore recupera dalla documentazione attentamente consultata: gli statuti, l'organizzazione interna della confraternita, le iniziative per sostenere le celebrazioni, le consuetudini e le tradizioni legate alla festa dell'Annunziata. Dettagli che, lungi dall'essere semplici curiosità, ci restituiscono uno spaccato autentico della società oppidese di altri tempi.
Non mancano, infine, una nota di amarezza per il progressivo declino della confraternita e per le discutibili trasformazioni architettoniche che hanno impoverito l'antico edificio e il richiamo all'attenzione sulla necessità di custodire con maggiore consapevolezza il patrimonio storico e artistico ereditato dal passato. (Bruno Demasi)
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Numerose risultano le confraternite in onore della Madonna Annunziata in Calabria. Ne abbiamo contate almeno 54, con la prima segnalata in Bisignano già dal XIV secolo. Tre soltanto si rivelano quelle istituite in seno alla diocesi di Oppido-Palmi e si trovano tutte nella ristretta cerchia della prima strutturazione diocesana. Il motivo è ovvio. Era Oppido che si distingueva e si distingue ancora per il devoto culto all’Annunziata e non Mileto, anche se nei paesi inseriti nella nuova giurisdizione non sono assenti le cappelle similmente vocate. Naturalmente, tali associazioni hanno avuto l’avvio dopo che il cardinale Torquemada ne ha fondata una nel 1460 a Roma nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.
È evidente che in conseguenza del terremoto del 1783 si sia resa necessaria una nuova fondazione, per cui l’apposito regio assenso si è avuto soltanto nella data del 31 agosto 1816. Collocata in un primo tempo nella cattedrale e poi in un proprio oratorio, la congrega è stata guidata all’inizio per mezzo di uno statuto espresso in quel medesimo anno e in ultimo con altro del 1956 elaborato in conformità di una nuova legge. Nel 1859 si segnalava la presenza di 33 iscritti, nel 1932 di 64 e negli anni ’60-70 del secolo scorso di una decina appena. Nel 1816 la quota sociale prevedeva il versamento di 6 carlini e 1 candela per il confratello, 3 carlini e 1 candela invece per la consorella. Tra gli ufficiali minori figurava anche un paciere.
Tra i guasti del terremoto del 1908 in Oppido è incappata anche la chiesetta cosiddetta dell’Oratorio, che è occorso giocoforza riedificare dalle fondamenta e in altro sito più consono. Difatti, dall’angusta posizione sulla via Tuba, è stata trasferita in zona più arretrata e con affaccio su un discreto spiazzo, quello che oggi è la piazza Giovanni Conia. Al suo rifacimento hanno concorso allora attivamente il vescovo mons. Domenico Scopelliti, il padre spirituale canonico d. Giuseppe Mangione (che ha introdotto il culto della Madonna dei Campi) e il priore della confraternita Marcello Grillo.
La ricostruzione del manufatto, la cui prima pietra era stata benedetta dal presule il 27 ottobre del 1912, nel 1916, anno in cui ricorreva il centenario della fondazione, era ancora incompleta per mancanza di fondi, per cui una mano si è premurato di darla in quel mese di marzo il nobiluomo Domenico Grillo fu Salvatore, che ha offerto in proposito alla confraternita lire duemila, una somma abbastanza cospicua per i tempi. In cambio ha preteso appena la celebrazione da parte del padre spirituale di una messa bassa o letta in suffragio dell’anima di Domenico Santagati e della di lui moglie d. Titania Grillo Zerbi. All’epoca funzionavano da segretario Pasquale Lentini, procuratore Alfonso Devuono e I° assistente Salvatore Stillitano.
Questa l’epigrafe come conservataci negli atti della confraternita:
Ad futuram Memoriam
Novum hoc templum heic erectum
In loco a Decurionibus Auctoritate assignato
Haud longe ab illo veteri
Post terraemotum deiecto
Et Beatae Mariae Semper Virgini
A Gabrielis Ore Ave Suscipienti
Ut prius dicatum
Sodales Fraternitatis
Vulgo ab Oratorio Nuncupatae
Collecta Undique Stipe
A fundamentis excitandum Curavere
Adjuvante Ill.mo ac R.mo Domino
D. Dominico Scopelliti Episcopo Dioecesis
Accedente Liberalitate
Prioris inter Sodales
D. Dominici Grillo quondam Salvatoris
Reliquum Opus sibi perficiendum Sumpsit
Benedictum Et Initiatum
A Rmo Rec. Can. Iosepho Mangione
Sacris IV Idus Dec. MCMXVI
Terraemotus Calabro-Siculo An. VIII
Abhinc Saeculum ab instituta Sodalitate
Per totam fere Europam
Et propriores Asiae fines
Aere, Terra, Marique Omnia Subvertendi
Convenientibus undique Gentium bellatoribus
Qui vel vulneratis, vel interfecti
Ad Millia Millia in dies acciderunt
Regina Pacis Virgo Deipara luctatoribus
Graviter periclitantibus benigne subveni
Italam serva Gentem cunctis redde Pacem.
Dal Libro delle sessioni dei confratelli, che ha inizio dal 1859 apprendiamo che all’epoca le riunioni si svolgevano nella sacrestia della chiesetta e che a reggere il sodalizio erano in buona parte elementi facenti parte della nobiltà. In quell’anno, infatti, il priore era d. Giuseppe Zerbi, segretario d. Benedetto Grillo, procuratore d. Domenico Malarbì, 1° assistente d. Saverio Grillo e l’unico a riuscire di estrazione popolare si qualificava il 2° assistente, mastro Saverio Lentini. La congrega risultava composta da 33 confratelli, fra i quali si distinguevano Rocco Zerbi, Antonio M. Albano, Salvatore Albano, persone alquanto note soprattutto per la loro attività artistico-letteraria, ma anche da consorelle.
Dal 1917 al 1919, restando sempre priore Domenico Grillo, si sono avvicendati alla guida del sodalizio vari cittadini, che, escluso il priore, appartenevano ormai al ceto borghese e a quello artigiano in particolare. Hanno fatto da primo assistente Luigi Colella, Vincenzo Simone e ancora Colella, che nel 1919 è venuto a rifiutare, per cui è seguito Salvatore Stillitano. A II° assistente si sono scambiati il ruolo Devuono predetto, Sebastiano Manfredi e Angelo Cutrì. Fungevano da segretari di volta in volta Lentini e Tramontana. Vari altri cittadini copriranno i restanti incarichi.
Rocco Liberti
(*) Quanto esposto in questo articolo si è ricavato dal registro delle deliberazioni della confraternita, custodito, assieme ad altri documenti, presso l’archivio della chiesa dell’Oratorio. Dello stesso argomento ci siamo già occupati nell’articolo La chiesa dell’Oratorio in Oppido Mamertina (“Storicità”, XIV-2005, n. 134, pp. 58-59).



