Dalla Theotókos all’Assunta
Per comprendere la presenza dell’Assunta nella dedicazione delle cattedrali calabresi occorre partire da una parola greca: Theotókos, “colei che genera Dio”, cioè la Madre di Dio. Il termine, definito dal concilio di Efeso del 431, non indica soltanto una devozione mariana, ma custodisce il cuore della fede cristologica: colui che nasce da Maria è veramente Dio fatto uomo. Nella Calabria bizantina, la Theotókos occupava un posto centrale nella liturgia, nell’arte e nella struttura stessa della vita ecclesiale. La regione fu per secoli una delle aree più esposte all’influenza di Costantinopoli; monasteri, diocesi, santuari rupestri e comunità monastiche contribuirono a formare un paesaggio religioso nel quale Maria era venerata soprattutto come Madre di Dio, interceditrice e figura della Chiesa (2).
La festa del 15 agosto appartiene precisamente a questa dimensione. In Oriente essa è chiamata Dormizione della Madre di Dio (Koímēsis tês Theotókou): Maria, terminato il corso della vita terrena, si addormenta e viene accolta nella gloria divina. La tradizione latina, invece, ha sviluppato e consolidato il termine Assunzione, sottolineando l’ingresso di Maria nella gloria celeste in anima e corpo.
La festa era già conosciuta in Oriente nel VI secolo e fu estesa all’intero impero bizantino dall’imperatore Maurizio intorno al 600; a Roma si affermò nella metà del VII secolo (3). Il dogma sarebbe stato definito soltanto nel 1950 da Pio XII, ma la definizione pontificia non inaugurava il culto: ne ratificava una convinzione liturgica e popolare antichissima (4). Il passaggio dalla Theotókos all’Assunta, dunque, non fu necessariamente una sostituzione improvvisa. In molte chiese calabresi il titolo latino si sovrappose a una devozione mariana già fondata sulla celebrazione orientale della Dormizione. La parola cambiò, o si affiancò ad altre parole; il nucleo spirituale rimase sostanzialmente continuo.
La Calabria tra Oriente e Occidente
La particolare diffusione del titolo dell’Assunta in Calabria è inseparabile dalla posizione storica della regione. La Calabria medievale non fu una periferia uniforme, ma un territorio di frontiera e di passaggio, nel quale si incontrarono, spesso in modo conflittuale, il mondo bizantino, la Chiesa latina, il monachesimo greco, la dominazione normanna e le successive strutture politiche dell’Italia meridionale. Fra l’VIII e l’XI secolo numerose diocesi calabresi furono sottoposte al patriarcato di Costantinopoli e praticarono il rito greco. La conquista normanna determinò una graduale riorganizzazione ecclesiastica, con l’inserimento delle diocesi nelle strutture della Chiesa latina. Tuttavia, la latinizzazione non cancellò dall’oggi al domani la cultura religiosa precedente. Liturgie, titoli, immagini, formule onomastiche e forme di culto continuarono a conservarne la memoria (5).
Le cattedrali dedicate a Santa Maria Assunta possono essere lette, in questa prospettiva, come luoghi di continuità e di trasformazione. Esse testimoniano il consolidamento della Chiesa latina, ma spesso sorgono in territori nei quali la devozione mariana era stata plasmata dall’esperienza bizantina. Il titolo dell’Assunta diventò così una formula capace di parlare contemporaneamente a due tradizioni: alla sensibilità latina, che insisteva sulla glorificazione celeste di Maria, e alla memoria greca della Dormizione della Madre di Dio. Non è casuale, del resto, che proprio le antiche sedi episcopali calabresi abbiano spesso assunto questo titolo. La cattedrale non è una chiesa come le altre: è la chiesa del vescovo, il centro liturgico della diocesi, il luogo nel quale la comunità locale manifesta la propria appartenenza ecclesiale. Dedicare la cattedrale all’Assunta significava porre l’intera Chiesa diocesana sotto il segno della Madre glorificata, immagine della destinazione ultima del popolo cristiano.
Oppido: una cattedrale di origine greca
Il caso di Oppido è particolarmente significativo perché la documentazione consente di riconoscere con chiarezza l’antichità della diocesi e il suo originario carattere greco. Per lungo tempo la diocesi oppidese fu erroneamente considerata una fondazione normanna tarda. La pubblicazione, nel 1972, delle pergamene greche studiate da André Guillou modificò profondamente il quadro. Tali pergamene attestano una struttura episcopale già pienamente operante nella metà dell’XI secolo (quindi verosimilmente fondata già da tempo) e mostrano che Oppido, o Hagia Agathé, era divenuta un centro ecclesiastico di rilievo alla fine della dominazione bizantina (6). Le donazioni comprese fra il 1050 e il 1065 documentano il patrimonio del vescovato e la presenza di un’organizzazione ecclesiastica articolata. Il vescovo Nicola è attestato intorno al 1053; compaiono inoltre figure ecclesiastiche con funzioni precise, quali il chartophylax, archivista e bibliotecario, il cimeliarca, custode delle suppellettili sacre, e il kanstrisios, responsabile delle celebrazioni liturgiche (7).
È soprattutto il titolo della cattedrale a rivelare il retroterra religioso di Oppido: essa era consacrata alla Theotókos, la Gran Madre di Dio. La stessa documentazione diocesana ricorda che nel 1051 è attestata una cattedrale intitolata alla Theotókos, confermando il carattere mariano e bizantino della sede. Dunque la dedica all’Assunta non nasce, a Oppido, come un’invenzione devozionale moderna, né come una scelta puramente architettonica legata alla ricostruzione novecentesca nella nuova città edificata dopo il terremoto del 1783, che distrusse completamente la vecchia Oppido. Essa va compresa come l’evoluzione latina di una più antica consacrazione alla Madre di Dio. L’Assunta è, per così dire, la forma storicamente acquisita in Occidente da una centralità mariana che a Oppido era già documentata nel secolo XI sotto il nome greco di Theotókos.
La cattedrale attuale di Oppido, terzo edificio sorto nella città rifondata, fu progettata nel 1926 dall’architetto Ettore Baldanzi e consacrata il 24 marzo 1935 dal vescovo Nicola Colangelo. La ricostruzione moderna non rappresentò dunque una nuova fondazione, ma l’ultima fase di una storia ecclesiale millenaria, segnata da terremoti, trasferimenti urbani e rifacimenti. Il rito greco fu soppresso a Oppido nel 1482, quando la diocesi fu unita a quella di Gerace sotto il vescovo Atanasio Calceopulo (8). La latinizzazione modificò il quadro liturgico e istituzionale, ma non cancellò la profondità del culto mariano.
Assunta e Annunziata
La storia religiosa di Oppido mostra bene come i titoli mariani possano convivere senza coincidere. L’Assunta rappresenta il titolo della cattedrale, cioè della chiesa episcopale e della memoria istituzionale della diocesi. L’Annunziata, invece, è divenuta la patrona principale della città e della diocesi, concentrando intorno alla propria immagine una particolare intensità affettiva e rituale. La tradizione locale attribuisce al periodo bizantino l’origine del culto dell’Annunziata. Secondo il canonico Pignataro, nella diocesi sarebbe stata venerata un’antica icona bizantina dell’Annunciazione, attribuita a un pittore costantinopolitano di nome Luca e datata al XII secolo; l’immagine sarebbe poi andata perduta (9). La differenza fra i due titoli è comunque importante. Il titolo cattedrale può conservare una memoria antica, mentre una festa patronale (assurta da secoli a festa dell’intera diocesi) può assumere, nel corso dei secoli, un ruolo più immediatamente comunitario. L’Annunciazione, con il suo annuncio dell’Incarnazione, si presta in modo particolare a diventare festa identitaria: è il momento nel quale la storia della salvezza entra nella storia umana. L’Assunzione, invece, guarda al compimento, alla vittoria sulla morte e alla glorificazione finale.
Le due feste definiscono così una sorta di arco teologico: il 25 marzo l’inizio, il 15 agosto il compimento. A Oppido, la tradizione ecclesiale ha conservato entrambe le dimensioni, anche se la sensibilità popolare ha privilegiato l’Annunziata come patrona. Il 15 agosto 2013 la cattedrale fu arricchita del titolo di Santuario diocesano di Maria Santissima Annunziata; il 5 novembre dello stesso anno fu gemellata con la Basilica dell’Annunciazione di Nazareth. Tale riconoscimento non abolisce l’antico titolo della sede più che millenaria della cattedra vescovile, né interrompe il filo che lega la chiesa oppidese alla Theotókos medievale.
Il senso teologico dell’Assunzione Perché l’Assunta è un titolo particolarmente adatto a una cattedrale? La risposta non è soltanto storica. L’Assunzione contiene un significato ecclesiologico preciso: Maria è considerata come la prima creatura nella quale si manifesta pienamente il destino promesso alla Chiesa. La sua glorificazione anticipa quella della comunità dei credenti. La cattedrale, sede della Chiesa locale, viene dunque posta sotto il segno di una donna che non è soltanto oggetto di venerazione, ma immagine dell’umanità redenta.
La costituzione apostolica Munificentissimus Deus, con la quale Pio XII definì il dogma nel 1950, afferma che l’Immacolata Madre di Dio, “terminato il corso della vita terrena”, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo (10). Il linguaggio dogmatico giunge dopo una storia liturgica millenaria, ma illumina retrospettivamente il senso di tante dediche cattedrali: Maria rappresenta la creazione già trasfigurata, la Chiesa già giunta alla sua meta, il corpo umano non destinato alla dissoluzione definitiva. In una regione segnata da terremoti, migrazioni, epidemie, povertà e ricostruzioni, il culto dell’Assunta ha potuto assumere anche una forte dimensione esistenziale. La Vergine glorificata non è una figura distante dalla sofferenza degli uomini; è, al contrario, colei nella quale la comunità riconosce la promessa che la morte e la distruzione non possiedono l’ultima parola.
Questa dimensione è particolarmente evidente nella storia materiale delle cattedrali calabresi. Molti edifici furono distrutti o danneggiati dai terremoti del 1783, del 1894 e del 1908. Ogni ricostruzione non fu soltanto un fatto edilizio: significò rifondare il centro simbolico della comunità. Ricostruire la cattedrale dell’Assunta equivaleva a riaffermare la continuità della città e della diocesi dopo la frattura del disastro.
La festa: dalla liturgia alla piazza
Il culto dell’Assunta vive su due piani inseparabili: quello liturgico e quello popolare. Nella diocesi di Oppido-Palmi, senza alcuna soluzione di continuità con il passato bizantino, la vitalità delle feste mariane mostra quanto questa tradizione sia ancora capace di assumere forme differenti. A Seminara, la devozione alla Madonna dei Poveri è documentata almeno dal 1325 e la festa patronale fu fissata il 14 agosto 1768; a Oppido, la festa dell’Annunziata conserva il carattere di principale ricorrenza patronale, mentre il titolo dell’Assunta continua a definire la cattedrale. Questa pluralità non è un segno di disordine. È il modo concreto con cui la religiosità calabrese ha custodito una memoria complessa: la Madre di Dio bizantina, l’Assunta latina, l’Annunziata patronale, la Madonna protettrice nei terremoti e nelle calamità, la Vergine verso la quale si torna quando si torna al paese..
2.Sulla centralità della Theotókos nella Calabria bizantina, cfr. André Guillou, La Théotokos de Hagia-Agathé (Oppido) (Città del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana, 1972), pp. 15-32.
3.Per una sintesi sull’origine orientale della festa e sulla sua diffusione nel VI-VII secolo, cfr. Gabriele Roschini, La Madonna secondo la fede e la teologia, 4 voll. (Roma: Studium Mariæ, 1954-1958), vol. II, pp. 112-130.
4.Pio XII, Costituzione apostolica Munificentissimus Deus, 1 novembre 1950, in Acta Apostolicae Sedis 42 (1950): 753-773 (in particolare pp. 769-770).
5. Francesco Russo, Storia della Chiesa in Calabria dalle origini al Concilio di Trento, vol. I, cit., pp. 210-235.
6. André Guillou, La Théotokos de Hagia-Agathé (Oppido), cit., pp. 45-60. Cfr. inoltre Rocco Liberti, “La diocesi dell’antica Oppido,” L’Alba della Piana, anno XIII, n. 1 (settembre 2022): 2-4 (in particolare p. 2).
7. Rocco Liberti, “La diocesi dell’antica Oppido,” cit., pp. 2-3.
8. Francesco Russo, Storia della Chiesa in Calabria dalle origini al Concilio di Trento,cit., vol. II, pp. 88-95. Cfr. anche Rocco Liberti, “La diocesi dell’antica Oppido,” cit., p. 3.
9. Canonico Giuseppe Pignataro, Il culto di Maria SS. Annunziata in Oppido di Calabria (Oppido Mamertina, 1951), pp. 12-25.


