giovedì 8 gennaio 2026

Viaggiatori (o pseudo-tali ) in Calabria nel XIX secolo: Mr. O. (Oudet ? ) (1816) (di Rocco Liberti)

    In questo interessantissimo contributo Rocco Liberti indaga la controversa figura di un misterioso viaggiatore francese, identificato semplicemente come "Mr. O.", il cui resoconto di viaggio in Italia apparve nel 1822 nel diario  di un'escursione che l'autore dichiara di aver compiuto nel 1816, toccando tappe fondamentali come Firenze, Roma, Napoli e, infine, la Calabria e la Puglia. Attraverso un'analisi critica delle fonti e dei contenuti Liberti, con smaliziata e consumata abilità di indagine storica, mette in discussione l'autenticità dell'esperienza diretta di questo "Mr. O.", la cui identità oscilla tra l'ipotesi di un letterato di nome Jules Oudet e il richiamo romanzato alla figura del colonnello napoleonico Jacques Baptiste Oudet. Il sospetto, suffragato dalla superficialità delle descrizioni e dall'uso di stereotipi d'epoca, è che si tratti di un lavoro "eseguito a tavolino", una pratica editoriale diffusa nel XIX secolo per soddisfare la curiosità del pubblico francese verso il Sud Italia, territorio allora fortemente influenzato dall'epopea napoleonica. Lo studio che segue analizza in particolare le sezioni dedicate alla Calabria, offrendo comunque uno spaccato che mescola cronaca storica — come la narrazione della fucilazione di Joachim Murat — a descrizioni geografiche, produttive (dalla manna alla seta) e antropologiche, spesso segnate dai pregiudizi del tempo sulla natura "selvaggia" dei calabresi. Ne emerge un documento prezioso non tanto per l'accuratezza del viaggio in sé, quanto per comprendere come la Calabria venisse percepita e "costruita" dall'editoria francese della Restaurazione.( Bruno Demasi)

    Nel “Journal des voyages, decouvertes et navigations modernes etc.” a cura di J. Vernier dell’anno 1822, il sesto, sono stati pubblicati dei frammenti piuttosto ampi in merito a un viaggio in Italia compiuto da un non meglio conosciuto “Mr. O.” nel 1816. Da qualche informazione parrebbe trattarsi di Jules Oudet, letterato e viaggiatore francese vissuto tra 1795 e 1840. Ma per il periodo si conosce altro Oudet, Jacques Baptiste, un colonnello napoleonico (1772-1809). Molto probabilmente il tutto si configura un lavoro eseguito a tavolino, come all’epoca si usava, alla Stendhal per intenderci. Fiorivano diversi “Journals” e ogni editore ne commissionava in vario modo. Il sud Italia, per via del fenomeno napoleonico peraltro all’epoca era alquanto di moda e rendeva utile informarne le popolazioni. Nel caso, forse si sarà voluto far riferimento a un personaggio reale che ha vissuto in pieno l’epoca napoleonica. S’ipotizza anche infatti che il tutto possa essere dovuto allo scrittore Charles Nodier (1780-1844), che nel suo lavoro “Histoire des Société sécretes de l’armèe” ha romanzato la figura dell’ufficiale francese. 

    Nel lavoro in questione in una prima occasione compare quanto scritto sull’escursione che ha interessato Firenze, Roma e Napoli, alla seconda sono riservate la Calabria e la Puglia[1]. Nel caso stimiamo utile riportare per intero le parti che interessano la prima regione:

 «Trovandomi a Napoli nel 1816 ho avuto desiderio di visitare la Calabria e sono partito con un ufficiale superiore che andava in giro in quel paese. 
   La costa dopo Salerno fino a Monteleone, è piena di piccoli villaggi i cui abitanti sono quasi tutti pescatori. Si raccoglie grano, vino, olio, manna; vi sono foreste di castagni che si sfruttano per fare doghe di botti. 
   Monteleone è una piccola città assai male situata, non lontana dal Pizzo, villaggio con un piccolo porto, celebre per lo sbarco che Murat vi ha tentato il 6 ottobre 1815, per operare una rivoluzione nel paese e cercare di riconquistare la sua corona; ma vittima di un tradimento ben ordito, fu fatto prigioniero e condotto a Monteleone; dove si trovava il generale Nunziante, comandante della Calabria. Murat fu rinchiuso nella cittadella. Il 13 al mattino comparve davanti a un consiglio di guerra che lo ha condannato a morte, e poche ore dopo fu fucilato nei fossati della cittadella[2]. […] 
   Reggio è un’antica città, sita sulla punta più stretta dello stretto di Messina ch’è distante da 4 a 5 miglia. Il colpo d’occhio è magnifico: si scopre quest’ultima, città già così bella e fiorente, che non lascia vedere attualmente che immense rovine, causate dal famoso terremoto del 1782 (sic! 1783), e da cui non si risolleverà probabilmente mai. 
   È a Reggio che si fabbricano calze, guanti e panciotti, con la seta che si tira dalla coda di un mollusco chiamato pinna marina[3]. Questa seta d’un colore bruno dorato, non può tingersi in un altro colore; ma sorpassa in finezza la stessa lana delle capre del Tibet. Se ne fa pure una specie di panno per abito, sia caldo che leggero, che si vende 40 e anche 50 piastre l’uno. 
   La Calabria interna è coperta di montagne e di foreste; si allevano capre e maiali. Gli abitanti sono selvaggi e non escono mai senza essere armati. Si raccoglie pure molta seta»[4]


   Non mancano gli stereotipi di sempre, come i briganti e la tarantella, anche se il tutto è riferito in particolare alla Puglia, territorio sul quale Oudet si dilunga maggiormente. A proposito di detto ballo riporta un brano musicale. Non si discosta dai consueti apprezzamenti anche per quanto riguarda la donna: 
   «In generale le donne calabresi non sono belle; la loro pelle è di colore giallo abbronzato, hanno i capelli nerissimi; gli occhi in generale sono vividi e brillanti, le mani e i piedi piccoli e la vita armoniosa»[5].

     In verità, le scarse notizie sul territorio e in merito alla gente che vi abitava, prive di riferimenti diretti danno un’idea chiara che il fantomatico Mr. O. non ha mai fatto il viaggetto che propone.

    Se non conosciamo nulla di questo Mr. O., probabile Oudet, sappiamo qualcosa in più dell’editore del Journal. J. T. Verneur era, come avvertito in copertina, Capo Ufficio presso la Prefettura della Senna, uno dei redattori del Moniteur, membro della Commissione Centrale della Società Geografica, della Reale Società Accademica delle Scienze di Parigi, di quella d’Emulazione dell’Alto Reno ecc. In qualche opera con le stesse generalità viene indicato al tempo un antiquario svizzero di Porrentruy, la stessa patria dello storico Pierre Mathieu. Se si tratta della stessa persona, che non abbia in qualche modo avuto a che fare anche quest'ultimo con l’opera in questione?[6]

Rocco Liberti
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[1] Fragmens d’un voyage inedìt en Italie, in « Journal des voyageurs, découvertes et navigations modernes, ou Archives Géographiques du XIXe siècle etc., para J. T. Verneur, Paris 1822, tome sixième, 48 Cahier, Avril. 
[2] La notizia è errata perché è stato il Nunziante a recarsi a Pizzo appena a conoscenza della cattura di Murat e questi è stato fucilato a Pizzo e non a Monteleone, come sembra di leggere. 
[3] È la pinna nobilis o pinna rudis, una conchiglia bivalve. La stessa, come anche il tessuto che se ne ricava, è conosciuta soprattutto come bisso
[4] Fragmens…, pp. 184-187-, trad. dal francese. 
[5] Fragmens…, p. 189, trad. dal francese. 
[6] Dictionnaire Géographique universel, etc., tome huitieme, A Paris, chez les Editeurs A. J. Milian et Piquet, 1831, pp. 217-218.

venerdì 2 gennaio 2026

Un instancabile promotore del disarmo: IL PALMESE DOMENICO ANTONIO CARDONE (di Bruno Demasi)

           Nel 124° anniversario della nascita: il filosofo, il pacifista, l'umanista calabrese  

   In un’epoca segnata ignobilmente  da conflitti e frammentazioni di ogni genere, la figura di Domenico Antonio Cardone (Palmi, 1902-1986) riemerge non solo come memoria storica, ma come necessità etica pressante e viva. Intellettuale poliedrico e visionario, ha saputo guardare oltre l’orizzonte del suo tempo, partendo dalle radici profonde della Calabria per parlare al mondo intero. Non fu accademico isolato, ma pensatore militante. Il suo sistema filosofico, spesso definito "Idealismo Cosmico" o "Umanesimo Integrale" ( che lo accosta non incidentalmente al grande pensatore cattolico Jacques Maritain), poneva al centro l'idea che l'essere umano non sia un'entità isolata, ma parte di un tutto armonico.

     Ricordarlo oggi, in questo freddo e (colpevolmente) anonimo anniversario della sua nascita, significa anzitutto essere coscienti che egli andò oltre il particolarismo sostenendo che la filosofia deve servire a superare gli egoismi individuali e nazionali e seppe intrecciare un dialogo fecondo con i grandi: dalla sua scrivania di Palmi, corrispondeva con i massimi esponenti della cultura europea, dimostrando che la periferia geografica può diventare centro del pensiero universale. 

   Il tratto distintivo di Cardone è il suo impegno radicale per la pace. Fu tra i primi in Italia a teorizzare un pacifismo che non fosse semplice assenza di guerra, ma costruzione attiva di giustizia e si distinse per il suo impegno civile: fondò movimenti e partecipò attivamente a congressi internazionali per la pace, promuovendo l'idea di un ordinamento giuridico capace di rendere la guerra un "crimine fuori legge". La sua riflessione sul disarmo atomico e sulla fratellanza tra i popoli risuona oggi con una forza profetica, ricordandoci che la pace è un processo culturale prima che politico.

    Il fulcro del suo pensiero è l'Umanesimo Sociale. Per Cardone, l'uomo non è un'entità isolata, ma si realizza pienamente solo nel rapporto con l'altro. La sua visione cerca di superare gli egoismi individuali e nazionali per approdare a una solidarietà che abbracci l'intera umanità: uno dei più chiari precursori del mondialismo in Italia. Sosteneva con incredibile modernità la necessità di superare il concetto di sovranità assoluta degli Stati e di creare un ordine giuridico e morale mondiale per prevenire i conflitti, promuovere la pace come "condizione attiva" di giustizia e collaborazione tra i popoli.
 
    In un'epoca segnata dalle crisi delle grandi ideologie, Cardone si oppose, e si oppone ancora oggi fermamente con i suoi studi, al nichilismo e al materialismo estremo che sembra contagiare persino le più alte sfere di governo dei popoli. Egli crede nel recupero dei valori spirituali e morali e vede nella cultura e nella filosofia gli strumenti per elevare lo spirito umano sopra la pura sopravvivenza biologica o economica.

    Fondando la rivista Rassegna di Filosofia, Cardone intende creare un ponte tra le diverse correnti di pensiero. Il suo approccio è sinottico, cerca di guardare alla realtà nella sua interezza, integrando arte, religione, scienza e filosofia per offrire una guida coerente all'agire umano. Un concetto chiave della sua speculazione raffinatissima e potente è quello della "Fratellanza Cosmica". Un filosofo di primissimo piano che sa estendere il dovere morale oltre i confini della propria nazione o religione, parlando di un legame ontologico che unisce ogni essere vivente. Ciò lo portò a collaborare con grandi pensatori internazionali, tra cui figure del calibro di Albert Schweitzer.

    Cardone non espresse il suo pensiero solo attraverso saggi filosofici, ma anche attraverso una raffinata produzione letteraria e poetica. Fondò una delle riviste più prestigiose del settore, la “Rassegn a di Filosofia”, rendendo la Calabria un punto di riferimento per il dibattito filosofico internazionale. Fu poeta di grande spessore lirico: nei suoi versi il paesaggio calabrese — con i suoi strapiombi sul viola del mare e la forza dell'Aspromonte — diventa metafora dell'anima umana in cerca di infinito.Fu anche critico , analizzando con acume le opere dei suoi contemporanei e cercando sempre il legame tra estetica ed etica: 

"L'uomo è tale in quanto è capace di sentire in sé l'umanità intera."  

    Direi ben a ragione che fu un autore prolifico. Le sue opere originali hanno spesso copertine eleganti, tipiche dell'editoria filosofica di metà Novecento. Tra le più significative:

"Il Divenire e l'Uomo": la sua opera monumentale in tre volumi (1940-1946);
"La filosofia di Gesù" (1948): Un testo che analizza la figura di Cristo sotto una lente puramente filosofica e universale;
"L'uomo nel cosmo" (1957), in cui espone la sua visione del rapporto tra individuo e universo;
"Ricerche Filosofiche", la prestigiosa rivista da lui fondata e diretta, il cui frontespizio recava orgogliosamente la dicitura "Palmi (Calabria)".


   Celebrare questo gigante di vita e di pensiero, tanto illustre quanto poco ricordato, a 124 anni dalla nascita significa onorare una Calabria che non si piange addosso, ma che progetta consapevolmente  il futuro. Il suo insegnamento ci invita a essere "cittadini del mondo" senza dimenticare il valore del luogo in cui siamo nati. La sua instancabile promozione del disarmo e della solidarietà  sociale e civile rimane un monito per le nostre classi dirigenti , anche locali, e un'ispirazione per le nuove generazioni.

Bruno Demasi